Di Canio: "Garcia allenatore troppo accomodante, sorride sempre. A Napoli funzionerà?"

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Di Canio: Garcia allenatore troppo accomodante, sorride sempre. A Napoli funzionerà?

Intervista all'ex attaccante Paolo Di Canio

L'ex attaccante Paolo Di Canio, oggi opinionista sportivo per Sky, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Il Mattino, per parlare del Napoli, del campionato che sta per ricominciare e non solo. Ecco un estratto dell'intervista su CalcioNapoli24.

Napoli favorito per lo scudetto? "Beh, visto quello che ha fatto è quasi un obbligo. Ma è anche un’occasione importante per Garcia. Ci sono i presupposti perché gli azzurri si possano ripetere e fare qualcosa che non è mai riuscita nella storia del Napoli: vincere due scudetti di fila. Anche perché ci sono poche contendenti ai nastri di partenza". Il bis? "Bissare a Napoli poi, con l’entusiasmo che è alle stelle e con una pressione impressionante, può essere ancora più complicato".

Su Rudi Garcia, è l’allenatore giusto? "Non lo so. Premetto che avrei nutrito dubbi su chiunque fosse arrivato. Dico che sono curioso di scoprirlo in corso d’opera. Perché arriva un allenatore che mi piace come approccio, però abbiamo avuto un tecnico come Spalletti che viveva in modo maniacale il Napoli: solo tuta, solo bici, sempre malinconico come un vulcano pronto ad eruttare: come il Vesuvio. Per carità, Garcia è un bravo tecnico ed anche a Roma non ha fatto male, ma forse la sua faccia lo inganna: è sempre sorridente e felice. In ogni caso durante la stagione pioveranno critiche per le scelte: ora sono curioso di vedere come sarà gestito tutto questo perché Garcia è un bravo allenatore però un po’ troppo “accomodante”. Funzionerà questo modo nuovo a Napoli?".

Sul calciomercato, con gli acquisti di Cajuste e Natan: "Sono scommesse. Sicuramente garantite, ma bisogna fidarsi alla cieca perché parliamo di elementi che non hanno fatto esperienze importanti. Non sappiamo se nel breve termine potrebbero essere già pronti".

Su Osimhen: "Osi è un colosso. Un “velociraptor”. Un faro emotivo come lo era Diego Costa all’Atletico Madrid. Scatta, sprinta, allunga, parte dà le botte, si toglie la maschera, corre e torna a centrocampo. Quelle corse gli servono per ricaricarsi".

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