Delio Rossi: "Onore e merito a Spalletti, a fine campionato si tireranno le somme"

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Le parole di Delio Rossi anche sul Napoli di Spalletti

Serie A - A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’ex allenatore di Atalanta, Lazio e Fiorentina, Delio Rossi. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Ti aspettavi questa remuntada incredibile per la salvezza?

“Me la auguravo, devo dire che viste le premesse stanno facendo qualcosa di incredibile. Sarebbe il più grande miracolo sportivo dell’anno se riuscissero a salvarsi. Il cambio della guida tecnica ha influito, ma soprattutto quello dei calciatori. Cambiare a metà campionato 10/11 giocatori e andare a prendere delle scommesse è comunque un rischio, quindi c’era un tempo di assestamento da rispettare”.

Il terzino Pasquale Mazzocchi si è rivelato un gran calciatore: ti piace questo ragazzo?

“Sì, ma nonostante sia d’accordo sul fatto che sia un prospetto interessante, valuto la squadra per le posizioni determinanti come il portiere, il difensore centrale, centrocampista centrale e centravanti. Chi si è messo più in luce è stato Ederson, un ottimo giocatore per la categoria”.

Davide Nicola era conosciuto per queste traversate per la salvezza: ha dato una grinta diversa?

“La grinta non basta, è stato il primo a credere nella salvezza e lo ha fatto anche nei momenti particolari, dove ci sono state delle sconfitte pesanti. Soprattutto è stato bravo nel dare gioco razionale in poco tempo”.

La Fiorentina di Italiano ha fatto bene durante la stagione: è pronto per il salto di qualità?

“Per valutare un allenatore vado a vedere come giocano le sue squadre. Soprattutto vado a vedere la sua storia, perché al di là di quello che pensa la gente la storia è messa su carta. È uno dei pochi giovani che ha fatto la trafila dalla C alla Serie A, quest’anno sta allenando la Fiorentina con profitto. Lavora già in una grande squadra, se poi è pronto per un ulteriore salto lo dirà il campo. Adesso magari ha perso un po’ perché con questo calcio dispendioso o hai giocatori importanti o fai fatica. Secondo me è il giovane più interessante del nostro campionato”.

Il Napoli ha raggiunto la Champions, ma c’è malumore in città per le ultime partite: è mancato qualcosa di importante negli ultimi tre mesi?

“Lo conosco bene Spalletti e conosco la sua storia, oltre alla piazza di Napoli. Secondo me il Napoli ha una rosa importante, già l’anno scorso poteva andare in Champions. Quest’anno era l’obiettivo principale e lo ha centrato, gli va dato onore e merito. In queste ultime partite ha mancato in qualcosa, ma sono mancati anche giocatori fondamentali soprattutto a metà campo. C’è rammarico e scoramento, ma per valutare l’esatto valore di un tecnico bisogna aspettare la fine del campionato e tirare una riga, vedendo se sono stati centrati gli obiettivi e se sono stati valorizzati i giocatori”.

Champions League, 10 gol in due partite: perché non ci riusciamo ad affrancarci in Italia dal difensivismo?

“Non credo sia un problema di allenatori o mentalità. Il Real Madrid è allenato da Ancelotti che è italiano quindi è un problema di qualità dei giocatori. Quando li avevamo vincevamo le Coppe, ora le vincono altri. Servono le qualità tecniche, non solo fisiche, la differenza la fanno i giocatori tecnici in velocità, perché ai nostri ritmi ce li abbiamo anche noi”.

Per tornare ad essere competitivi bisogna passare alle cordate con fondi illimitati?

“Lo sport ad alto livello, anche se perde il suo stile romantico dove anche l’ultimo può battere il primo, oggi è basato sullo strapotere economico. Il Leicester può vincere il campionato ogni 50 anni, ma contro Manchester, Liverpool, ecc. non può competere alla lunga. Il calcio è cambiato, abbiamo perso i Moratti, gli Zamparini, rimangono solo gli Agnelli ma dietro hanno una potenza come la FIAT, la Ferrari, il marchio italiano più conosciuto al mondo. Perderemmo però la nostra identità, perché più di 10 squadre di Serie A sono di proprietà straniere, la maggior parte americano e così saranno loro a dettare le regole. La forza del nostro calcio è stata anche la nostra tradizione, quindi perderemo anche questo e diventerà un calcio di algoritmi e non di intuizioni, capacità, raziocinio, ma soprattutto programmazione. Bisogna pensare a quando andrà male e quando andrà male bisognerà pensare a quando andrà bene. L’apice del nostro calcio è stato il 2006, ora sono le altre che dettano la qualità dei calciatori di livello, come il Portogallo ad esempio. Mancini sta facendo un lavoro ottimo, ma la qualità dei calciatori è quella”.

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