A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio di Umberto Chiariello, è intervenuto Alessandro Barbano, condirettore Corriere dello Sport:
"Messi non è Maradona, però? È il più forte giocatore vivente, è ancora possibile in questa stagione mettere la tecnica avanti alla forza muscolare. Ieri, il giocatore migliore del Mondiale è stato dimostrato essere ancora Messi e non Mbappé. Il fuoriclasse dai calzoncini che coprono le gambe fino alle ginocchia è la prova di come anche un corpo che non rasenta la perfezione di salute e bellezza -così come la conosciamo- può guidare una squadra sul tetto del mondo. Questione tunica? A Messi non si può chiedere di essere un condottiero come Maradona, lui è un calciatore e fa la storia del calcio, non fa la storia in generale. C’è stata la partita, è tornato un uomo normale che accetta il compromesso di farsi mettere la tunica dall’Emiro. Forse Maradona l’avrebbe sdegnatamente rifiutata, ma da Messi non lo si può aspettare, l’Argentina di oggi non è neppure quella dell’86. Per me, non hanno vinto né l’Emiro né Infantino, ha vinto lo spettacolo, il calcio che è stato ancora una volta un grande grimaldello che ha scardinato il regime mettendo a nudo le furbizie, violenze. Lo sport e il calcio devono essere un cavallo di Troia, l’opinione pubblica adesso è ancora più consapevole grazie a questa kermesse. Professionisti del bene? L’inganno vuole spiegare che le democrazie sono diversi dai regimi, ma alcuni angoli gli somigliano e bisogna bonificarli per far emergere le contraddizioni. Finale? Una partita a due e si è visto. Tutti noi, io stesso, temo il pronostico che il calcio vada nella direzione di Mbappé. Haaland e Vlahovic , per non dire Osimhen, che fanno della strapotenza fisica il loro punto cardine. Messi prescinde dalle condizioni stesse, può camminare anche zoppo, la tecnica non gliela toglie nessuno. Mario Sconcerti? L’ho conosciuto nel 1987-88 quando sono andato a lavorare alla Gazzetta dello Sport, mi ricevette proprio lui che era il Vicedirettore. Ricordo che mi disse: ‘Mi raccomando, rompi i coglioni, poi ci pensiamo noi’. Voleva dirmi di non avere timore, di mettermi in gioco col mio ardore, la mia passione, la mia giovinezza".
