Bella immagine, neanche distante dalla realtà se i due club si sono giocati solo venti giorni fa la Supercoppa. Evento che ha chiamato alla sfida le vincitrici di Coppa Italia e scudetto. Ma due motivi fanno da velo sullo spot. L’appuntamento di stasera esclude i tifosi juventini. Il timore di disordini, valutato secondo parametri e pregiudizi di un’autorità amministrativa, chiude le porte dello stadio alla logica, non solo a una parte degli sportivi. Per coerenza, ricambierà il torto nella gara di ritorno. Ne deriva uno spettacolo ferito. Sarà monocorde la reazione ai gol. Può esserci un derby d’Italia se nello stadio entra una sola tifoseria per volta? Il secondo elemento che mitiga la retorica dell’euforia è proprio il ricordo di Doha. Vero che il petrolio porti laggiù ondate di soldi inattesi al calcio. Ma è triste pensare che si vada in Qatar per assegnare la Supercoppa italiana, trasferita nel tempo da agosto a dicembre, solo perché Lega Calcio e club non siano riusciti a combinare una doppia sfida, andata e ritorno. Attribuire all’assenza di un dirigente del Napoli la conferma del divieto è finissima recita di ingenuità . Che cosa può cambiare un dirigente in una sede, quale il Viminale, responsabile senza contraddittorio dell’ordine pubblico? Più facile pensare che le società preferiscano obbedire, evitando di impegnarsi in crociate per lo spettacolo. Subiscono misure di prevenzione afflittive per i proprio tifosi. Sul filo di sospetti giustificati dall’esperienza, l’inerzia dei club italiani si spiega con l’opaca coscienza. Quanti hanno rescisso ogni legame con le tifoserie meglio organizzate e peggio gestite? Una storia italiana finisce per riflettersi anche sul derby d’Italia, oppresso da vincoli e parziali cautele che il calcio purtroppo subisce. Che le misure di prevenzione siano contestabili lo dimostra un rifiuti di biglietti che non può rimanere segreto. Un caso che nasconde altri cento, mille. Accade in questa settimana, ma chissà quante altre volte il diktat dell’Osservatorio ha prodotto. Come si fa a vietare la partita ai tifosi juventini? Secondo l’ordinanza ultima, escludendo spettatori residenti fuori della Campania. Si dà per certo quindi che tifa Napoli chi è campano, Juve chi vive nelle altre regioni. Come se non vi fossero colonie juventine nelle province di Napoli, Benevento, Avellino, Salerno e Caserta. Opinione altrettanto diffusa sui tifosi del Napoli: non ce n’è neanche uno in Piemonte, possibile? Seguendo questa logica, accade che un professionista nato in provincia di Avellino, tifoso del Napoli da sempre, prima medico a Sam Giovanni Rotondo in provincia di Foggia, oggi docente in Basilicata, prometta al figlio dodicenne di portarlo a Napoli, per tifare Napoli, nel giorno del derby d’Italia. Niente. Stop al botteghino: il padre, nato in provincia di Avellino, può entrare. Al figlio, nato e residente a San Giovanni Rotondo, sciarpa azzurra già fuori dal guardaroba, il biglietto è negato. Niente da fare. Per le norme italiane anti-violenza il dodicenne residente nella città santa di Padre Pio è un potenziale juventino. Un calcio con 1,6 miliardi di passivo, con società indebitate con le banche per oltre 800 milioni, con fatturati che traggono solo il 12 per cento al botteghino, può concedersi questi paradossi? Questo è il calcio che sogna uno sciame di allegre famiglie in cammino verso gli stadi aperti, sicuri, confortevoli? Già , lo stadio. Si legge che «de Magistris tende una mano al Napoli», con uno sconto sullo studio di fattibilità . Discutono del San Paolo da quasi tre anni, senza alcun risultato. In attesa di Napoli-Juve, avanzano due curiosi dubbi. Ma quali sono gli ambiti discrezionali che secondo legge consentono ad un sindaco di tendere o ritirare la mano a un privato in una pur divertente commediola napoletana? Secondo: uno stadio da 40mila posti costa oltre 150 milioni. A Torino è stato costruito. A Napoli esistono le condizioni imprenditoriali per finanziare l’opera senza intervento pubblico con investimento dei privati e relativi vantaggi? Aldilà dei bisticci tra sindaco e presidente, dei favori implorati o negati o promessi, il nodo è tutto qui. Ma comincia il derby d’Italia, è tardi, corriamo a Fuorigrotta.