Su Canale21 il classico editoriale post-partita di Umberto Chiariello:
"È una di quelle serate in cui è inutile provare a fare analisi. In certi casi bisogna essere più realisti del re.
Il Napoli è sceso in campo sapendo che davanti a sé si era aperta una voragine. L’Inter, a Udine, a differenza del Napoli, ha vinto – e lo ha fatto anche in maniera piuttosto agevole – con il solito Lautaro Martínez, scavando un solco di ben nove punti già alla seconda giornata del girone di ritorno.
Alle spalle incombono Juventus e Roma, distanti appena un punto. Il Napoli, invece, nelle ultime due partite casalinghe ha pareggiato contro l’ultima in classifica, il Verona, che aveva perso tutte le gare prima e dopo, e contro un Parma imbottito di riserve, sceso in campo senza i suoi migliori giocatori. Pensate un po’.
È chiaro quindi che la testa fosse pesantissima. Non solo per la mini-crisi interna – che più che una mini-crisi è una vera e propria crisi, soprattutto di gioco oltre che di risultati – ma per l’incapacità di attaccare difese schierate, peraltro non irreprensibili come quelle di Verona e Parma. A tutto questo si aggiunge il pensiero fisso a Copenaghen, perché quella è la partita che può indirizzare l’intera stagione.
Lì non c’è via di ritorno: in campionato puoi sempre tentare una rimonta, una striscia positiva, un recupero. In Champions no. Tertium non datur. Se perdi a Copenaghen sei fuori. Martedì è uno spareggio.
Con una testa così pesante, lo sono state anche le gambe. E non è bastato sbloccare il risultato al 7’, con un gol inedito, quasi una chicca: Lobotka dalla distanza. Un evento raro, perché questo straordinario calciatore – tra i più forti in circolazione – non ha nel tiro e nel lancio lungo le sue caratteristiche principali, ed è forse questo che gli impedisce di essere un top player di statura internazionale. Stavolta, però, il gol lo ha trovato.
Il Napoli non ha saputo approfittarne. Anzi, poco dopo, su una smanacciata non irreprensibile di Milinkovi?-Savi?, Juan Jesus ha compiuto un miracolo evitando il pareggio immediato. Sarebbe stata un’altra partita, ancora più sofferta. E invece è stata comunque soffertissima.
Il Napoli, di fatto, non ha mai tirato in porta, se non una volta nel secondo tempo con McTominay, che ha sfiorato il palo. L’unico guizzo di uno Scott McTominay visibilmente stanchissimo.
La vittoria è arrivata con le unghie e con i denti. Ed è inutile essere impietosi stasera: il gioco e la qualità passano in secondo piano, contava solo portare a casa i tre punti. Ma le vittorie di Pirro di questo Napoli continuano a susseguirsi.
Abbiamo battuto l’Inter, ma ne siamo usciti con l’amaro in bocca per l’infortunio di De Bruyne. Siamo usciti dall’Olimpico dopo la vittoria sulla Lazio con il magone per l’infortunio di Neres. Stasera si fa male il perno della difesa: Rrahmani.
Se l’anno scorso la “moda” erano i polpacci – in particolare il soleo – quest’anno sembra toccare al bicipite femorale. Il copione è sempre lo stesso: tiro, mano dietro la coscia, dolore, zoppia ed esce dal campo. Rrahmani aveva già saltato dieci partite a inizio stagione e viene meno nel momento più delicato.
Neres non era nemmeno in panchina per precauzione. È stato lanciato il giovane Vergara, che ha disputato una buona gara: niente di eccezionale, ma positiva. Resta il fatto che il Napoli non è solo in emergenza: è a pezzi. Perde pezzi ed è a pezzi.
A Copenaghen bisogna sperare che il Napoli scenda in campo con la stessa mentalità vista a San Siro contro l’Inter, da grande squadra. Conte tornerà in panchina e la sua presenza pesa: nei momenti decisivi ha già dimostrato di saper tirare fuori il meglio dal gruppo. Per tre volte in stagione sembrava tutto finito, e per tre volte la squadra è risorta.
Tenere dietro Juve e Roma non è facile. Domani ci saranno Cagliari-Juve e Torino-Roma: trasferte non semplici, ma se dovessero vincere entrambe, dopo Copenaghen il Napoli andrà a Torino con Spalletti ad attenderlo per il possibile sorpasso bianconero.
È il momento topico della stagione, diciamolo chiaramente. Ci si arriva in condizioni fisiche e mentali complicatissime, con tante assenze. Si spera di recuperare Anguissa, uomo chiave, forse il più importante di tutti. Si spera che l’assenza di Neres non si prolunghi, perché è l’unico che dà fantasia e profondità a un attacco che vede Hojlund sempre più isolato.
I tre punti di stasera sono come un antibiotico: necessari, ma il malato resta tale"