Notizie Calcio Napoli - Dal quattro maggio scorso a Napoli si è passati dal “bacio di Carmando e Maradona” agli abbracci tra Osimhen e Kvaratskhelia, gli uomini copertina del terzo Scudetto partenopeo. Un trionfo dal sapore di impresa per i ragazzi dell’ex tecnico Luciano Spalletti, chiamati, tra pochi giorni, a difendere il tricolore cucito sulle maglie, come fu per Diego ed i suoi dopo il primo, storico, titolo conquistato nella stagione 1986/87. E chissà se sulla scelta del presidente De Laurentiis di accettare le dimissioni dell’allenatore di Certaldo, ci sia stato un pizzico di scaramanzia nel ripercorrere l’avvicendamento tra Ottavio Bianchi ed Alberto Bigon o la cessione illustre di Kim Min-jae, paragonabile, con le dovute proporzioni, all’addio al calcio di Beppe Bruscolotti, capitano e leader difensivo del primo trionfo in Serie A. Ciò che è certo è che l’imprenditore cinematografico si stia giocando la palma di presidente più vincente della storia del club proprio con l’ingegnere Corrado Ferlaino, colui che portò il Dio del calcio allo Stadio San Paolo.
Al sopracitato Salvatore Carmando - assente giustificato dai festeggiamenti per il terzo titolo a causa di gravi problemi di salute, oggi totalmente risolti, che gli sono costati anche qualche critica da parte di chi non conosceva i motivi della sua mancata partecipazione alle varie feste per lo Scudetto - abbiamo chiesto chi sia il miglior presidente della storia partenopea: “Quelle di Ferlaino e De Laurentiis sono due tipologie di calcio, due epoche completamente differenti. Ciò di cui sono convinto è che nel Napoli abbiamo avuto due grandi presidenti. Corrado ed Aurelio hanno saputo garantire, in modi diversi, il successo a questa piazza”.
Crede che il Napoli parta ancora come squadra favorita nella nuova stagione? “Il Napoli, in fin dei conti, è rimasto invariato. Non ha cambiato praticamente nulla, ed anzi credo si sia rinforzato. Non vedo altre squadre favorite rispetto agli azzurri. Dopo il successo dello scorso anno, difatti, i partenopei hanno fatto un notevole passo in avanti, e sono sicuro vi siano tutti i presupposti per potersi ripetere”.
Ai suoi tempi, forse, era più facile rinunciare ai soldi in nome dell’attaccamento alla maglia. Oggi, però, Zielinski ed Osimhen hanno preferito i colori del Napoli ai petroldollari arabi: che idea si è fatto a riguardo? “E’ una scelta che sono sicuro dia grande soddisfazione alla piazza napoletana. Non è facile, nel calcio di oggi, trovare uomini che possano impegnarsi in una scelta di cuore e di appartenenza. È l’attaccamento alla maglia che, soprattutto dopo il tricolore, può fare la differenza in questo Napoli. Inoltre, il calcio italiano vanta una competitività che non può essere replicabile altrove. Restare al Napoli, pertanto, ritengo sia la soluzione più giusta”.
Il calciomercato del Napoli vede, ad oggi, l’arrivo di due giovani calciatori come Cajuste e Natan. Il Napoli è sempre stato bravo nello scovare talenti sconosciuti ai più, crede sia il caso anche di questa finestra di mercato? “Se i dirigenti azzurri hanno scelto di attenzionare determinati profili è perché li ritengono adatti a quelle che sono le esigenze della squadra. Dopo la scorsa estate, d’altronde, non si può che garantire fiducia allo scouting azzurro. I colpi Kim e Kvaratskhelia avevano attirato le critiche di molti, eppure il campo ci ha raccontato quanto proprio loro fossero tra gli uomini migliori di Spalletti. Sono operazioni che, pertanto, condivido”.
Cosa pensa dei diversi infortuni che hanno coinvolto i calciatori azzurri in questi due ritiri precampionato? “Sono convinto che quanto accaduto in queste settimane sia del tutto normale. La stanchezza, i carichi di lavoro, sono fattori che contribuiscono a determinare una certa frequenza degli infortuni in questa fase della preparazione. Non c’è da preoccuparsi, dunque. D’altronde, la squadra può godere dell’affidabilità di un esperto come il dottor Canonico, con cui c’è da stare assolutamente tranquilli”.
De Laurentiis continua con la propria idea di calcio. Il successo dello scorso anno ha dato ragione al presidente, con un tricolore giunto pur attenzionando i bilanci. La recente vittoria, dunque, testimonia la lungimiranza di De Laurentiis sul calcio del futuro o può dirsi una casualità? “La casualità non esiste. Credo che molti meriti del recente successo, però, vadano riconosciuti a Spalletti. Il tecnico è stato molto intelligente. Ha capito l’importanza di una preparazione fisica che garantisse ai calciatori una prontezza particolare per la prima parte di stagione, ha lavorato per mettere fieno in cascina prima della sosta. Gli azzurri, infatti, sono partiti con brillantezza, e molti hanno potuto sfruttare la pausa per il Mondiale per recuperare energie. Luciano è un grande allenatore, ma anche un gran furbetto”.
Si parla tanto, in questi giorni, delle offerte folli che giungono proprio dall’Arabia Saudita. Pare, tuttavia, che vi siano ancora calciatori capaci di resistere ad offerte faraoniche, in nome del prestigio, della maglia e dei trofei... “Si dice che i soldi facciano venire la vista ai ciechi... Ciò che posso dire è che non sono scelte che condivido. Preferisco di gran lunga un calcio di tradizione come quello italiano, degli altri campionati non mi curo particolarmente. Ognuno, però, opta per ciò che ritiene meglio, ed ogni scelta va rispettata. La paura è che, a lungo andare, fra qualche anno saranno tanti i calciatori ad aver scelto la via del danaro a quella della competitività, facendo perdere appeal ai campionati europei”.