Ultime news Napoli - Una vita da vice e poi il salto, Vincenzo Cangelosi a 60 anni e da allenatore in seconda di Zdenek Zeman per trent'anni, è ora sulla panchina della Casertana. Ecco alcuni estratti dall'intervista a Il Mattino di Napoli:
"Ho smesso a 24 anni di giocare, volevo allenare. Ho giocato anche in B. Ma il desiderio era d'allenare, e Zeman me l'ha fatto fare. Mi ha fatto attraversare tante situazioni. Poi come lui avevo praticato e amato anche altri sport: pallavolo, pallamano, tennis. Avevamo tanto in comune. Poi a un certo punto gli ho anche mischiato la passione per il golf".
Quando a 11 anni a Palermo conosce Zeman è già un fan del portiere dell'Olanda del 1974 e poi anche 1978, Jan Jongbloed, e come lui giocava con i propri difensori, partecipando alle azioni:
"Oggi sembra normale, ma allora non lo era: usare i piedi, uscire dall'area, fare da appoggio. La maggior parte delle squadre muore a centrocampo. Difficile non è fare la giocata dal basso, ma quella dal centrocampo in poi. La fase più difficile è quella, alla ricerca dell'essenza che è il gol, che poi nasce perlopiù da un errore, da una mancanza o distrazione dell'avversario".
Cangelosi stacca il calcio della tivù da quello della serie C, dove c'è anche la noia e il cattivo gioco. In C non è applicabile tutto quello che si vede in tivù:
"Io non gioco uguale a Zeman, ne applico i principi, con innesti miei. Quello che vediamo in Premier League non è esportabile o se lo è non può essere replicato alla perfezione. Faccio sempre l'esempio dell'orologio smontato. Pep Guardiola e il suo calcio sono quello montato, ma noi abbiamo l'orologio in pezzi e rimontandolo difficilmente sarà come quello di Guardiola o Zeman, che ritengo tra i grandi del calcio mondiale".
Altri allenatori oltre Zeman?
"Pep Guardiola, Mikel Arteta, Roberto De Zerbi".
La piazza migliore?
"A Napoli, è stata l'esperienza più bella con Zeman, anche se in un momento sbagliato".
