Umberto Calcagno, presidente dellâAssocalciatori, parla alla Gazzetta dello Sport.
Si dice che manchino i maestri. Che gli allenatori puntino più alla propria carriera che a insegnare la tecnica ai giovani.
«à uno dei percorsi culturali che stiamo affrontando. Prepariamoci però perché ci vuole tempo. Bisogna addestrare i ragazzi non solo a stoppare il pallone, perché il calcio progredisce. Quello che spesso manca ai nostri, rispetto ad altre scuole, è la capacità di fare la scelta giusta con velocità di pensiero. Ma la Federazione non si occupa di rifinire il talento».
In che senso?
«Sinner non diventa Sinner perché è stato allevato da Piatti. Diventa Sinner perché migliora con i coach che lo seguono giorno per giorno. Nel calcio tocca ai club trovare uno sbocco per i giovani più bravi. I nostri ragazzi arrivano a 19 anni per poi non accedere alle prime squadre».
Sono nate le seconde squadre per questo.
«Iniziativa apprezzabile. Ma non è risolutiva, perché il minutaggio degli Under 21 è aumentato ma per il 70% con calciatori stranieri. E comunque non piacciono alla Serie B, che teme di perdere i prestiti dalle grandi squadre».
Câè chi propone la riduzione della Serie A a 18 squadre.
«In Spagna e in Inghilterra, dove giocano i club migliori del mondo, il format è ancora a 20 squadre. E poi bisogna stare attenti a ridurre il numero di partite. Rischiamo che lâUefa e la Fifa sfruttino le finestre vuote per mangiarsi qualche data in più, penalizzando ulteriormente i campionati».
