Belardi: "Ammutinamento? Tante situazioni hanno dato vita ad un momento particolare. Ancelotti un grande, ma è in difficoltà""

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Belardi: Ammutinamento? Tante situazioni hanno dato vita ad un momento particolare. Ancelotti un grande, ma è in difficoltà

Intervista a Belardi

Notizie Calcio Napoli - Emanuele Belardi, ex portiere che nel 2004 fece una scelta importante scendendo in Serie C sposando il nuovo progetto De Laurentiis a Napoli.

Momento no del Napoli. Come si esce da questa situazione? «Si sono innescati parecchi casi spinosi e quindi è un momento complicato, perché non è una questione di risultati ma un susseguirsi di episodi. Vedi i rinnovi dei contratti, il ritiro, e tante situazioni che sono più difficili dei risultati. Ci sono state tante situazioni che hanno dato vita ad un momento particolare. Ora la volontà di rialzarsi passa dalla volontà di tutti, a partire dalla società, passando per l’allenatore e i giocatori arrivando ai tifosi».

Ancelotti, dentro o fuori? Meglio continuare con lui o dare una scossa alla squadra? «Mister Ancelotti è una persona assolutamente rispettabile, un signore ed un grande allenatore. Però comunque sia è giusto che si assuma anche lui le responsabilità. Lo farà sicuramente perché è una persona leale. Però poi credo che le persone vadano giudicate per quanto si fa e non per il passato. Può essere brutto da dire, perché una persona come Ancelotti non si può che amare per quello che ha dato, ma d’altro canto c’è anche la realtà che dice che il Napoli è allenato da un grande tecnico però in grande difficoltà. Bisogna essere obiettivi».

Quanto è cambiato il Napoli dai suoi tempi ad oggi? «Quando arrivai a Napoli si vedeva che mi trovavo in una società acquistata da una proprietà forte che aveva ambizione e voleva tornare in qualche anno nella massima serie. Infatti io dopo aver vinto un campionato in Serie B e due salvezze conquistate in Serie A scelsi di andare in Serie C a Napoli. Era palese che c’era un progetto con dirigenti importanti e una presidenza con tanta voglia di fare».

Com’era il rapporto con De Laurentiis? «Il presidente non era sempre presente perché aveva un milione di cose da fare, ma c’era un rapporto di grande rispetto. Soprattutto da parte mia, perché capivo che stavano facendo investimenti per il bene del Napoli».

Ha un ricordo speciale in maglia azzurra? «Credo che il più importante è stato quello riguardo la scelta, ovvero da campano sono sceso in Serie C. Non ero convinto al 100% per la categoria. Infatti facevo fatica a rendere bene, soprattutto fuori casa, perché passare da San Siro a Teramo o Lanciano – con tutto il rispetto per le due società – non è facile. A livello psicologico fu difficile per me. Ma giocare al San Paolo è sempre una grande emozione, indimenticabile».

Crede che oggi il tifoso del Napoli pretenda troppo? «Il tifoso in generale è critico, soprattutto quello passionale come quello napoletano. Vede nel Napoli una sorta di rivalsa. C’è gente che non dorme per una sconfitta del Napoli. Però un po’ in generale i tifosi sono pretenziosi. Basti pensare alla Juve (che è una delle squadre più importanti d’Europa) se c’è un giocatore che sbaglia tre passaggi, il pubblico rumoreggia. Questo fa capire che il tifoso non è mai contento appieno e metterli d’accordo tutti è impossibile. Chiaramente il Napoli negli ultimi anni, dopo i tanti secondi posti, c’era la speranza di poter vincere. Invece si sta facendo un po’ di fatica in più».

Alex Meret. Il Napoli ha il futuro garantito tra i pali? «Quando io ero a Udine lui era un bambino che giocava nelle giovanili. C’erano lui ed altri due-tre ragazzi che erano validi e ben allenati. Credo che il Napoli abbia fatto benissimo a puntare su un giovane italiano, è un ragazzo di prospettiva e molto serio. Sono contento che il Napoli abbia un portiere forte e italiano tra i pali».

Che Napoli bisogna aspettarsi dal prossimo anno con la possibile fine di un lungo ciclo? «Se dovessero partire Mertens e Insigne non sarebbe semplice perché sono due giocatori veramente importanti. Adesso sta alla società e ai dirigenti individuare sostituti all’altezza che non facciano rimpiangere questi giocatori. La palla passa a loro e oggi come non mai devono dimostrare di avere le competenze tecniche per sostituire giocatori fondamentali. Sempre, però, se dovessero andar via».

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