"La mazzata giudiziaria dopo la giornata celebrativa della maglia per il centenario del Napoli. Domanda a De Laurentiis: ma veramente ti è convenuto prendere il Bari? Se vuoi la mia, assolutamente no". Raffaele Auriemma commenta così la situazione di De Laurentiis.
C’è un nome ben preciso, stampato a caratteri cubitali sui faldoni della Procura, che rischia di trasformare il disastroso dissesto finanziario del Bari in un autentico terremoto giudiziario capace di far vacillare le fondamenta dell’impero De Laurentiis. È quello di Elia Caprile. L’inchiesta condotta dai magistrati del capoluogo pugliese, riportata dalla Gazzetta dello Sport, che ha portato alla formale iscrizione nel registro degli indagati di Aurelio e Luigi De Laurentiis con le pesantissime accuse di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta, ruota infatti in larga parte attorno alle opache manovre di mercato che hanno scandito il destino dell’estremo difensore, oggi in forza al Cagliari.
Bancarotta fraudolenta, trema la Filmauro: nel mirino la svendita di Caprile agli azzurri
Il meccanismo finito sotto la spietata lente d’ingrandimento degli inquirenti, e che ha innescato il blitz a tappeto della Guardia di Finanza nelle sedi operative di SSC Napoli, SSC Bari e Filmauro, descrive un travaso di risorse a dir poco sospetto tra le due sponde calcistiche della dinastia familiare. Il club biancorosso, dopo aver prelevato Caprile dagli inglesi del Leeds pattuendo specifici premi legati a un’eventuale futura rivendita, nel luglio del 2023 ha improvvisamente ceduto il giocatore alla “casa madre” partenopea per la cifra contenuta di 2,2 milioni di euro. L’anomalia che ha fatto scattare l’allarme investigativo risiede nelle pieghe del contratto: l’operazione, sottolineano le carte, è stata chiusa “in assenza di qualsivoglia clausola di partecipazione al futuro plusvalore” a garanzia della società cedente. Un tesoretto che, puntualmente, si è materializzato pochi mesi dopo a esclusivo vantaggio delle casse del Napoli, abile a spedire il portiere in Sardegna incassando circa 8 milioni di euro.
Questo chirurgico depauperamento tecnico e finanziario si incastra drammaticamente nel quadro clinico di un’azienda sportiva ormai al collasso, costretta ad alzare bandiera bianca con la richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale. Gli esami incrociati effettuati dalle Fiamme Gialle sui bilanci societari, con focus sull’esercizio 2024 e sulle note integrative, hanno scoperchiato una devastante emorragia contabile: una perdita di sistema calcolata in circa 30 milioni di euro, accumulata progressivamente tra il 2019 e il 2025. Per la Procura, i vertici aziendali avrebbero operato manipolando la realtà dei conti: nel bilancio del Bari sarebbero stati infatti “esposti fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero, ovvero omesse informazioni la cui esposizione era necessaria ai fini di una corretta valutazione della situazione economica”. La radiografia dei magistrati è spietata: il club barese “risulta gravata da rilevante deficit patrimoniale e da consistente esposizione debitoria, in assenza di un concreto piano di riequilibrio”.
L’onda d’urto del crac pugliese, tuttavia, non si è fermata alla presidenza, finendo per lambire anche i grandi architetti del calciomercato. Nel mirino delle perquisizioni odierne, pur non figurando assolutamente nell’elenco degli indagati, sono finiti i professionisti ritenuti attori o testimoni delle dinamiche contrattuali della trattativa Caprile. Sotto la lente della Finanza sono finiti l’ex ds barese Ciro Polito, gli ex direttori sportivi azzurri Cristiano Giuntoli (in sella a Napoli fino al giugno 2023 e attuale dirigente dell’Atalanta) e Mauro Meluso (operativo all’ombra del Vesuvio dal luglio 2023 al maggio 2024), oltre al procuratore dell’estremo difensore, Graziano Battistini.