Ultimissime Calcio Napoli - Ai microfoni di Napolità , si è concesso Eugenio Albarella, preparatore atletico ex Napoli e Juve ed attualmente alla corte di Fabio Cannavaro per i Mondiali con la Nazionale dellâUzbekistan.
à proprio dalla preparazione atletica e gli infortuni che hanno condannato la stagione dei partenopei che parla il professionista: âLa logica conseguenza dei calendari di oggi, di quelle che sono le intensità richieste di questo sport e la mancanza di recupero. Di conseguenza, oggi lâinfortunio, soprattutto nelle squadre di alta qualificazione, non è più un caso, ma diventa sistematicoâ.
Metodologie di allenamento inadeguate? âCi sono degli studi acclarati che ci dicono che, soprattutto negli ultimi 5 anni, le cinque leghe più importanti dâEuropa, hanno un incremento medio, ogni anno, del 20% sul numero degli infortunati. Sono circa 22.000 infortuni. Il problema non è casuale. Al di là di quelle che possono essere le strategie, bisogna avere la forza e la volontà di affrontare le esigenze del calcio moderno, il business e le esigenze metodologicheâ.
Di chi è la responsabilità ? ââTanti pochi fanno assaiâ, trovare un capo espiatorio non è una soluzione. Bisogna affrontare la realtà e cercare di perseguire nuove strade ottimizzando la gestione dellâatleta stessoâ.
Esistono delle soluzioni preventive per evitare questo susseguirsi di infortuni? Il turnover può esserlo? âEsistono delle strategie preventive nel momento in cui conosci lâindice di rischio dei singoli atleti. Il turn over è sicuramente una soluzione importanteâ.
Quanto incide la presenza di strutture inadeguate? âA mio modesto parere, sono fondamentali. Le società di alta qualificazione con competizioni ogni tre giorni, hanno lâobbligo di guardare nuove frontiere, fra queste quelle di investire su strutture e professionalità per ottimizzare i tempiâ.
Correlazione tra infortuni e gli allenamenti di Antonio Conte? âà difficile dare un giudizio non conoscendo i particolari. Sicuramente Antonio Conte è un allenatore esigente, ha il suo credo, le sue metodologie. Sta nei collaboratori assecondare e ammorbidire le strategie dellâallenatoreâ.
Ritiro estivo lungo può affaticare i giocatori nel tempo? âDobbiamo abbattere i luoghi comuni. Il Napoli è una delle poche società ad avere un format classico di un ritiro âlungoâ, non crea adattamenti come noi concepiamo di poter avere la possibilità di caricare il serbatoio e trovarsi la benzina 7-8 mesi successivi. Quel periodo è utilizzato perlopiù per dare educazione alla squadra a quelle che sono le filosofie dellâallenatoreâ.
Infortunio di De Bruyne, lo rivedremo? âNon ho avuto la fortuna di allenarlo, ma era sicuramente un giocatore a rischio, visti gli infortuni passati. Non so quale sarà il futuro, ma credo si stia cercando di recuperarlo soprattuto per il finale di stagione, ma ancor più per il Mondialeâ.
Infortunio di Rrahmani simile, câè qualcosa che non va nella preparazione? âCredo che Rrhamani rientra in quella tipologia di giocatori a rischio. Nel suo storico, ha già accumulato una serie di infortuni soprattutto sulla catena cinetica posteriore, poi câè il fato, câè stata la scelta di forzarlo a rientrare con una partita ogni tre giorniâ.
Quali sono i tempi di recupero? âMi soffermo alle diagnosi che vengono pubblicate. Si parla di una lesione di alto grado, quindi parliamo, in teoria, di 8-10 settimaneâ.
Infortunio di Lukaku senza intervento? âAborro la possibilità di dare giudizio in una situazione molto delicata e particolare come il suo infortunio, non conoscendo i particolari. Non dobbiamo cadere nellâerrore di pensare che quando viene considerato sanitariamente guarito, il giocatore può rientrare e performare secondo i suoi livelli. Necessita di un tempo per potersi ricondizionare e tornare ai suoi livelli in maniera gradualeâ.
Rivedremo Neres in campo? âIn teoria, abbiamo il tempo di potercelo godere negli ultimi mesiâ.
La scelta di Di Lorenzo di intervenire su un problema pregresso al piede? âVista la non operabilità dellâinfortunio, si è approfittato per poter intervenire su un problema che portava da tempo, ottimizzando questo periodo di fermo forzato, risolvendo più problemi. Lo rivedremo in campoâ.
à più difficile gestire una lombalgia invisibile o un infortunio muscolare visibile? âNon conosco il particolare, non lo so. Non penso ci sia qualcosa di invisibile, lo valuterà lo staff sanitario. Non so se lo rivedremo per fine stagione, dipende dai feedback quotidianiâ.
Cosâha rappresentato lavorare per il Napoli? âPer chi fa il mio mestiere â benché io sono arrivato in un momento particolare â avere la fortuna di lavorare per il club per cui tifi, è qualcosa di molto particolare. Câè rammarico di averlo vissuto nel momento storico più difficile, ma câè lâorgoglio di averlo fattoâ.
Il ricordo più bello da professionista? âAver fatto una stagione con grande difficoltà societaria, ma con una sintonia tra staff e squadra che ho riscontrato poche volte in altre realtà â.
Il ricordo più bello da tifoso? âIl giorno del primo scudettoâ.
Le sarebbe piaciuto preparare atleticamente Maradona? âA chi non sarebbe piaciuto avere la fortuna di allenare il calcio? Ho avuto la fortuna da studente di condividere la pista quando il Napoli si allenava al San Paolo e ho visto Maradona fare cose che ti lasciano davvero incantato nella sua capacità di rendere le cose facili. Un campione del suo livello soltanto poteva farlo con quella semplicità â.
Comâè cambiato il preparatore atletico negli anni? âChi fa il mio mestiere, come tutti i mestieri di ricerca, sa che è in continua evoluzione. Lâesperienza conta molto, le linee guida della fisiologica, biologia e metodologia in generale restano punti cardineâ.
Se oggi fosse nello staff del Napoli, da dove ripartirebbe? âNon lo sono e mi guardo bene dal dare dei consigliâ.
Quanto conta la fiducia tra preparatore atletico e allenatore? âDeterminante. Ho avuto la fortuna di collaborare per più di 25 anni con Alberto Zaccheroni. Al di là delle sue capacità riconosciute a livello internazionale, mi ha dato la possibilità di condividere quasi 30 anni con una persona per bene, con cui ho creato un rapporto oltre quello professionale. à stata lâarma vincente nel trasmettere sintonia con la squadra. Oggi ho la fortuna di collaborare con Fabio Cannavaro e i presupposti sono similiâ.
Come nasce il rapporto con Fabio Cannavaro? âFabio è stato un mio giocatore con la Juventus. Da lì, al di là della nostra estrazione cittadina, è nata una sintonia. Già da allora mi diceva: âUn giorno vorrei una tua collaborazioneâ. Poi ci siamo trovati a Udine e abbiamo deciso di cominciare questo binomioâ.
Fabio Cannavaro: meglio calciatore o allenatore? âDa calciatore è indiscutibile. Parliamo di un giocatore di altissimo livello. Sono convinto, non per partito preso, ma per oggettività , che possa diventare un allenatore importante perché rientra in quella schiera di allenatori di alto profilo, grazie alla sua esperienza, così come Zidane, Mancini, Ancelotti, che hanno leadership, personalità per poter affrontare e gestire spogliatoi di giocatori evolutiâ.
Uzbekistan ai Mondiali? âAbbiamo lâonore di accompagnare una Nazione per la prima volta in una competizione così importante come i Mondiali. I feedback quotidiani sono speciali. Câè la consapevolezza della difficoltà della prima volta. La mia esperienza e quella di Fabio servirà moltissimo a cercare di creare un binomio tra squadra e staff che possa meravigliare il mondoâ.
Come si prepara una squadra per il sogno Mondiale? âNon è facile perché devi trovare una sintesi, hai pochissimo tempo per creare adattamenti. Devi lavorare molto con gli altri staff di chi gestisce i potenziali calciatori di Nazionale e questo crea dei dati per poter ottimizzare il poco tempo a disposizioneâ.
Quanto sono importanti le nuove tecnologie anche legati allâIntelligenza Artificiale in questo mestiere? âLo sono sempre state. Oggi, con le nuove tecnologie, è un mondo che scopriamo quotidianamente che corre veloce come il calcio. Anche lì dovremo fare le nostre esperienze, prendere quello che riteniamo giusto prendere e non tutto per oro colato. La storia è importante: se la tecnologica aiuta, non può essere la soluzione finaleâ.
Qual è lâerrore più grande che si può fare quando si parla di infortuni in ambito calcistico? âQuello di dare tutto per scontato. Ci sono mille componenti che possono creare i presupposti per un infortunio. Bisogna non avere la presunzione di avere un rischio zero, ma lavorare per abbassare lâindice di rischioâ.
Qual è il consiglio per gli studenti? âParto sempre dalla mia esperienza personale. Chi mi invitò a fare questo tipo di percorso di studi era lâallenatore dei fratelli Abbagnale, il quale mi disse: âNon hai mai superato lâetà del perché, hai la forma mentis per poter fare lâallenatoreâ. Agli studenti che possono pensare di fare il mio mestiere, dico di mantenere la curiosità e la voglia di mettersi in discussione ogni giorno, assecondando i propri intuitoâ.