di Bruno Galvan - twitter: @BrunoGalvan85
Dici Napoli-Inter e pensi subito a quella notte della stagione 1996-97 quando gli azzurri allenati da Gigi Simoni, riuscirono ad imporsi ai calci di rigore contro i nerazzurri regalando una finale storica per quel Napoli che poi perse contro il Vicenza. Uno dei protagonisti di quel successo contro i nerazzurri fu Pino Taglialatela che dal dischetto ipnotizzò Paganin. CalcioNapoli24 ha intervistato in esclusiva l'ex portiere azzurro.
Pino, puoi raccontarci quella serata. Cosa vi diceste negli spogliatoi prima di giocare?
“Il grande pregio di Simoni era far restare tutti quanti calmi. La settimana la vivemmo in maniera tranquilla anche perché venivamo da un pareggio all’andata dove capimmo la nostra forza. Andò tutto per il verso giusto e fu una grande soddisfazione per tutti”.
Il boato al gol di Beto fece tremare il San Paolo. Qual è il tuo ricordo?
“Fu una liberazione vera e propria per tutti noi perché stavamo giocando veramente bene dopo il gol di Javier Zanetti nei primi minuti iniziali. Fu una serata abbastanza ricca di emozioni perché ci fu l’episodio del pantaloncino di Pagliuca e del diverbio col magazziniere nostro. Non lo dico per retorica, ma davvero al gol di Beto tremò il San Paolo. Roba da brividi”
Arriviamo ai rigori. Ci fu qualcuno che non volle tirarlo perché gli tremavano le gambe?
“Assolutamente no. La forza di quel Napoli era il gruppo. Simoni era il valore aggiunto visto che con lui in quell’anno dopo Natale eravamo secondi in classifica. Sentivamo che era la nostra serata. I miei compagni tirarono tutti rigori perfetti, non era facile perché di fronte c’era Pagliuca uno che parava tanti penalty. In settimana provammo tanto i calci di rigore ed arrivammo pronti al momento decisivo. Si respirava una tranquillità e una sicurezza tipica della grande squadra”
Poi parata su Paganin e la corsa di Boghossian sotto la Curva B…
“La mia parata su Paganin è frutto sia della grande concentrazione, ma anche perché conoscevo come calciava visto che con lui avevo disputato un breve tornei nell’Under 21. Questa cosa mi facilitò un po’. Il rigore di Boghossian l’ho visto senza particolari scaramanzie. Devi goderti nel bene e nel male queste cose perché gli 80mila del San Paolo sono qualcosa di unico. La vittoria di quella sera ebbe un valore speciale perché non era il Napoli forte di adesso, intendo come squadra e società. In più nella gente era ancora vivo il Napoli di Maradona, quindi per noi fu una gioia indescrivibile”
Cosa senti di dire a Rafael che è ritornato di nuovo sotto accusa per l’incertezza col Chievo?
“Ha un grande carattere, gli consiglio solo di stare sereno e tranquillo. A Napoli il portiere e l’attaccante godono di un’attenzione speciale, quindi subito finiscono nei giudizi della gente nel bene e nel male. Deve trasformare questi giudizi negativi in carica positiva. A me ad esempio questa attenzione mi caricava e riuscivo ad esaltarmi. Se a Napoli non riesci a sopportare questa cosa, il portiere non lo puoi fare”
Come vedi Sepe?
“E’ cresciuto molto, lo seguo da due anni. Ha personalità ed ha un buon piede. Il Napoli ha fatto bene a blindarlo. Tuttavia consiglio sia a Gigi che al Napoli di fare un altro anno in prestito a grandi livelli per poi prendersi definitivamente i pali del Napoli. Sarebbe un peccato riportare subito questo ragazzo a Napoli per fargli fare la panchina. Merita un altro anno in prestito prima poi di giocare definitivamente in maglia azzurra”
L’incertezza sul rinnovo di Benitez può essere un’arma a doppio taglio sia per il Napoli?
“Noi eravamo molto legati a Simoni che aveva in mano lo zoccolo duro dello spogliatoio. Lui voleva rimanere, poi arrivò l’offerta dell’Inter. Da lì vennero meno le sicurezze di noi giocatori e ci fu un girone di ritorno disastroso. La domenica si pensava più a dove accasarsi invece di giocare a pallone. Subimmo questo contraccolpo perché la società era molto debole ed i migliori avevano il contratto in scadenza tanto è vero che gente come Cruz, Colonnese e altri lasciarono subito a fine anno. Oggi con Benitez non si corre questo rischio perché il Napoli ha una società forte che tutela il suo patrimonio. I calciatori importanti hanno un contratto lungo e sanno che comunque vada saranno protagonisti con o senza Benitez. Personalmente mi auguro che Rafa resti a Napoli per garantire continuità al progetto azzurro”