“Ricordo che con Giordano e Pecci si fermarono 10 mila persone, la Polizia ci fece andare via”. Alessandro Renica parla ai microfoni di CalcioNapoli24, ripercorrendo la sua storia al Napoli. Un racconto che Renica ha fatto nella “Notte dei Leoni” con le Napoli Legends che hanno affiancato al calcio un progetto anche per il sociale: l’evento è infatti legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.
Ultime notizie SSC Napoli - Alessandro Renica si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dall’Hotel Palazzo Esedra, ripercorrendo le tappe principali della sua avventura al Napoli. Di seguito le sue dichiarazioni:
L'arrivo al Napoli dalla Sampdoria, che sensazioni hai provato in quei momenti?
"Io sono venuto via dalla Samp e avevo molte richieste, tra cui quella del Napoli che mi affascinava molto. Venni a giocare qui con i doriani e ricordo che andammo a mangiare da Ciro a Mergellina. Erano gli anni '84-'85 piu o meno, c'erano tanti pregiudizi su Napoli. Ma io venni a giocare questa gara di Coppa Italia a metà gennaio e al San Paolo c'erano 50 mila persone. Rimasi estasiato. Poi andai a mangiare a Mergellina e dissi: "Cavolo ma quanto è bella questa città". Rimasi subito folgorato, anche dai tifosi. Facendo questa esperienza ho pensato che in caso di una proposta avrei accettato. Quello che mi convinse più di tutto fu vedere Maradona con il Napoli. L'ultimo fattore che mi ha fatto dire sì fu l'arrivo del signor Italo Allodi. Mi chiamò, mi spiegò il programma e mi convinse. Dunque Maradona, Allodi, tutto quello che avevo visto...non mi interessava nulla, ho accettato e fu la scelta più bella che avrei mai potuto fare".
Qualcuno mi sconsigliò di venire?
"In quel periodo li sì, Napoli era vista molto con pregiudizio. Poi c'erano stati degli episodi particolari con qualche giocatore che non volle venire. In quel momento ci voleva la capacità di ragionare un po' col cuore e non la razionalità per accettare Napoli. Non avevo dentro di me questa voglia di andare da altre parti, la mia voglia era quella di venire a Napoli".
Ci racconti l'impatto dei primi giorni a Napoli?
"Mi ricordo il calore dei tifosi. Io sono stato uno dei primi acquisti di quella stagione insieme a Bruno Giordano ed Eraldo Pecci. Quindi iniziammo ad andare in giro per la città noi tre insieme, e già ci fermavano migliaia di persone in mezzo alla strada quando al massimo potevano averci visto in qualche fotografia. Ad agosto venimmo bloccati dalla Polizia perché non avevamo i documenti con noi perché li avevamo dati al segretario sportivo la mattina in vista della gara di Coppa Italia del giorno dopo. Ci fermò la Polizia perché voleva identificarci. Scese dalla Clinica Mediterranea un infermiere che cercò di intercedere con la Polizia per farci lasciare andare, provò a convincerli ma dopo un po' arrivarono migliaia di persone e le forze dell'ordine ci hanno dovuto far allontanare per motivi di ordine pubblico. Quell'episodio lì mi ha fatto capire di essere arrivato in un altro mondo (ride ndr.)".
Che presidente è stato Corrado Ferlaino?
"Ferlaino per me è stato un presidente molto razionale, di poche parole, poco visibile. Però magari era anche giusto comportarsi così. Io avrei preferito un presidente che ti porta anche a cena, un po' più conviviale. Tra l'altro c'era una figura che era il vice presidente che io ironicamente chiamavo presidente, che era Dino Celentano che purtroppo è venuto a mancare da poco. Ero innamorato dal punto di vista umano di lui, per la sua disponibilità. Invece Ferlaino era un pelino più riservato, ma avrà avuto i suoi motivi".
Una partita dell'anno del primo Scudetto che mi mette ancora i brividi?
"La svolta è stata quando abbiamo capito di poter vincere il campionato durante il famoso 1-3 a Torino contro la Juventus. In pochi minuti rimontammo facendo 2 gol e poi facemmo anche il 3°. Li abbiamo fatto capire di essere i più forti e abbiamo capito di poter vincere".
La settimana verso la vittoria dello Scudetto com'è stata?
"La città era un vulcano in fase di esplosione. Noi eravamo blindati a Soccavo in attesa della partita con la Fiorentina ma nessuno riusciva a dormire. Per me personalmente però non dormire era un problema. Ricordo che alle 3 di notte esco dalla camera dove c'era tutto il gruppo con Giordano, Diego e gli altri. Io a un certo punto uscii dalla stanza e dissi loro che avevano rotto le scatole e che avrei dovuto dormire. Però loro se lo potevano permettere di non dormire, soprattutto Maradona e Giordano. Bruno era un fuoriclasse. Io invece dovevo dormire, perché se non dormivo avrei avuto problemi. Non vedevo l'ora che arrivasse la partita, eravamo li per vincere".
Un augurio per il centenario del Napoli.
"Non so se ci sarà un festeggiamento con noi leggende interpellate, questa situazione è in mano al presidente De Laurentiis che è in gamba a creare eventi e fare le sue scelte. Se vorrà coinvolgerci saremo ben lieti di partecipare a questo centenario. Perché come avete visto anche con l'associazione Napoli Legends c'è tanta voglia di abbracciare i tifosi che ci vogliono bene. Anche da parte nostra c'è un ricordo indelebile che non ti abbandona più per tutta la vita. Se De Laurentiis ci vorrà coinvolgere siamo a disposizione".
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