Prima di Hamsik, c’è stato un altro Marek a vestire la maglia del Napoli. Con un sinistro potente, che arrivava dall’Est. “Devo ringraziare sempre Zdenek Zeman, sempre”. Marek Jankulovski arrivò da Ostrava nell’estate del 2000, quando il web non c’era e un giocatore dall’estero lo si conosceva poco.
È tornato nello stadio che è stato suo ormai un quarto di secolo fa, nella "Notte dei Leoni" con le Napoli Legends, nell’evento è legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.
Ultime notizie SSC Napoli - Marek Jankulovski si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dal Grand Hotel Serapide, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera, che da una piccola città della Repubblica Ceca è passata ed esplosa con la maglia del Napoli. Di seguito le sue dichiarazioni.
Marek Jankulovski, bentornato a Napoli. Da quant’è che non veniva?
“No, diciamo che vengo spesso. Spesso vuol dire che una volta l’anno, anche di più ogni tanto vengo, così non è che sono tanti anni che non sono qui. Vengo sempre volentieri perché tutti lo sanno che qui è cominciata la mia strada calcistica, allora quando posso venire vengo sempre volentieri.”
Lei è tornato per le Napoli Legends, per “La Notte dei Leoni”, una partita legata a iniziative di beneficenza sul territorio campano, perché i fondi saranno destinati alla ricostruzione del teatro del carcere minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon. Quindi anche l’occasione di tornare in campo facendo del bene.
“Ma guarda che è sempre bello quando poi sei chiamato dopo tanti anni di carriera a fare questi eventi, perché è una cosa piacevole soprattutto per noi e poi quando c’è anche buon senso fa sempre bello poter essere qui. Io quando mi hanno contattato, chiamato, ero felicissimo perché sono passati veramente tanti anni e ho detto subito che sarò qui, anche se magari col tempo uno può fare qualche altro programma, però sono qui, sono felicissimo e non vedo l’ora di fare parte di questo gruppo e fare questa bella cosa di domani sera.”
Ci ha detto che da Napoli è partita la sua carriera. Lei arrivi dal Baník Ostrava all’inizio degli anni 2000. Ci racconta come nasce effettivamente il suo arrivo al Napoli? 25 anni fa non c’era così tanto internet, quindi non si potevano conoscere tutti i calciatori in giro per il mondo. Come arriva Marek Jankulovski al Napoli?
“È vero, come hai detto, come arriva? Arrivato semplicemente grazie a mister Zeman che nel 2000 mi ha chiamato, perché è vero che se adesso torno 25-26 anni fa, il 2000 per me è stato molto speciale perché ho fatto, come hai detto, un bellissimo campionato con il Baník Ostrava. Se non mi ricordo bene ho fatto tipo 8-10 gol, poi abbiamo fatto nel 2000 un Europeo Under 21 che abbiamo perso contro di voi con doppietta di Andrea Pirlo. Subito dopo ho fatto pure l’Europeo con la prima squadra e poi è arrivata per me una grande sorpresa, questa chiamata da mister Zeman, se volevo venire a Napoli. E ho detto subito sì. Io non pensavo ad altre squadre perché quel periodo lì non era facile per un giocatore della Repubblica Ceca magari raggiungere l’Italia. E così sono arrivato qui. Grazie mister Zeman.”
Ci racconti l’impatto con Zeman e con una realtà come Napoli, sicuramente diversa da Ostrava?
“È vero, è molto diversa Ostrava da Napoli e non è stato anche, diciamo, molto facile perché tutti conosciamo il Boemo. Mister all’inizio me lo ricordo bene che non mi voleva parlare nemmeno nella nostra lingua, perché mi diceva che lui siamo in Italia e bisogna imparare. Su questo è stato bravo. No, ma è stato bellissimo. Sicuramente è stato molto diverso perché tutta la mentalità dell’Italia, soprattutto del Sud, da Napoli alla Repubblica Ceca è molto diversa, però è stato bello. Secondo me mi sono trovato benissimo dall’inizio, ho imparato subito la lingua, è stato un bel gruppo ed è vero che mister mi ha aiutato tanto.”
Se lo ricorda il primo gol?
“Vabbè, secondo me il primo gol non si può mai dimenticare. Penso Napoli-Vicenza al San Paolo.”
Sì, Napoli-Vicenza. 5 novembre 2000. Si ricorda proprio quel momento lì?
“Ma me lo ricordo sì, perché non è che ho fatto 100 gol, eh. Qualche gol l’ho fatto, però non tantissimi. Me lo ricordo benissimo. So che è stato un calcio d’angolo, io ero fuori area. Adesso non so chi mi ha fatto il passaggio e ho tirato sul secondo palo. Quello me lo ricordo bene. È stata un’emozione incredibile.”

Che impatto ebbe con l’allora San Paolo?
“Guarda, te lo dico sinceramente, me lo ricordo come oggi: la prima partita Napoli-Juventus, che io non ho giocato. Quando siamo arrivati allo stadio sembrava… sembrava un sogno, come un film, perché io prima non avevo mai giocato in uno stadio così. Poi se mi ricordo bene con la Juve abbiamo giocato la sera, erano non so, secondo me non 80.000 ma 100.000 allo stadio. Ricordo che abbiamo perso 2-1 se non sbaglio, però è stato bellissimo quando l’ho visto dal vivo. Un’emozione incredibile.”
Zeman la porta a Napoli, poi l’avventura non va bene e viene esonerato. Che ricordo ha di quel momento? Ha visto andare via la persona che l'aveva voluto.
“Sai, quel periodo lì, quando mister mi ha detto che va via… perché è vero che abbiamo fatto un inizio campionato che non è andato benissimo… sono rimasto molto male, perché se non sbaglio è andato via dopo sei giornate. Allora mi sono detto: “E adesso cosa succederà?”. Però poi ho scoperto che fa parte del calcio. Sono arrivati altri allenatori. Poi non è stato facile perché, come hai detto, quando ti vuole un allenatore magari c’è la fiducia perché ti conosce. Poi adesso lo posso dire: quando è arrivato Emiliano Mondonico non mi vedeva, però fa parte del professionismo. Io mi sono sempre impegnato, però è stato anche bello perché io mi ricordo bene che ogni volta quando mi faceva entrare facevo gol, così secondo me anche i tifosi mi volevano bene. Però poi arrivava la partita dopo e andavo in panchina. Però sai, fa parte del calcio.”
Quando è stato al Napoli c’erano due presidenti: Corbelli e Ferlaino. Quanto era strana quella situazione?
“È difficile raccontare perché io avevo 22 anni e quando ho visto la società che magari non funzionava bene, erano tanti problemi… sai, noi siamo giocatori. Per noi era impegno in campo, allenamento, fare bene la partita. Però poi piano piano, quando ho imparato la lingua, ho scoperto anche tanti problemi della società. Non è stato bello, però non è che mi ricordo tantissimo perché avevo 22 anni e il mio obiettivo era fare bene in campo.”
Chi deve ringraziare oggi per averla aiutato all’arrivo a Napoli?
“Tanti compagni. È stato un bellissimo gruppo. Se mi devo ricordare qualcuno personalmente allora c’erano Emiliano Bigica, Stellone, Fabio Pecchia, Oscar Magoni… ma tanti altri. Soprattutto loro mi hanno dato subito una mano perché, come hai detto giustamente, sono arrivato ragazzo giovane e loro mi hanno messo subito dentro il gruppo. È stato bello.”
Anche i tifosi napoletani la presero subito in simpatia.
“No, ma questo è vero. Io mi ricordo bene quando sono arrivato il primo giorno all’aeroporto di Napoli. Era un aeroporto pienissimo. Io pensavo che arrivava non so chi e invece stavano aspettando me. È stata una cosa che mi ricorderò per sempre. Un ragazzo di 22 anni arrivando da Ostrava, non dal Real Madrid, però c’era subito quell’affetto. Lì ho capito che qui il calcio è tutto.”
Che impatto ebbe Edmundo nello spogliatoio?
“Sì, è arrivato Edmundo, me lo ricordo bene. Un personaggio molto importante, giocatore forte. Anche se quel periodo purtroppo non è che siamo andati benissimo, però sai, è arrivato uno che ha fatto la storia nel calcio. Tutti lo guardavamo con rispetto. Però era un ragazzo simpatico e in campo era forte.”
Quell’anno il Napoli scese in Serie B. Dopo Fiorentina-Napoli, ultima partita del campionato, com’era l’atmosfera nello spogliatoio?
“Atmosfera triste, perché quando sai che vai in Serie B rimani male. Poi soprattutto perché il Napoli l’anno scorso era arrivato in Serie A e siamo andati subito in B. È stato un momento triste, come per ogni calciatore quando non raggiungi l’obiettivo. Soprattutto non solo per noi, ma soprattutto per la gente.”

L’anno dopo in B continuano a esserci problemi societari, però fate un buonissimo campionato. Come riuscì De Canio a isolarvi dai problemi?
“Quando è arrivato De Canio si è creato un bel gruppo che, se non mi ricordo bene, ha lottato fino all’ultima giornata per tornare in Serie A. Secondo me giocavamo con la Reggina in casa e non siamo riusciti a vincere, sennò magari tornavamo subito in A. Però noi non guardavamo quei problemi. Li sapevamo, però noi calciatori siamo lì per fare bene in campo.”
Poi va all’Udinese. Come arriva quella decisione? Ha lasciato Napoli con un pizzico di rimpianto?
“No, ma io lo posso dire con tutto il cuore aperto: io non volevo andare via. Qui stavo benissimo e pensavo di stare qui a lungo. Però, come hai detto, quei problemi purtroppo si sapevano e hanno anche detto che quei giocatori che magari potevano andare via dovevano andare via per forza. Allora è arrivata l’offerta dell’Udinese e io ho accettato perché si sapeva che purtroppo qui andava ancora peggio. Perché se non sbaglio anni dopo il Napoli è fallito, partito dalla C. Erano problemi che poi sono durati anni. Sono andato via perché è normale che un giocatore di 23 anni voleva crescere.”
Come fosse anche un gesto d’amore verso il club.
“Ma nel calcio succede così. Giustamente ci sono anche casi quando i giocatori decidono di rimanere, però secondo me sono altri casi, quando magari hai più esperienza. Però quando hai 22-23 anni e sai che si sta fallendo, se si può dire, ed arriva una squadra come l’Udinese in Serie A, è normale che vuoi giocare nel campionato più alto.”
Cosa le ha lasciato l’esperienza a Napoli?
“Mi ha insegnato tantissimo. Soprattutto che uno non deve mollare mai, anche se magari non è un momento bello, magari quando non giochi. Poi soprattutto il gruppo mi ha dato tantissimo. Quando senti la fiducia del gruppo, quello che ho sentito qui sempre… per quello stavo bene, ero felice e mi ha dato tanta forza dentro. Perché poi quando sei andato a Udine o al Milan lì devi dimostrare che sei forte e quel carattere forte che magari quei due anni mi hanno dato compagni, tifosi, tutto quello mi è rimasto fino a oggi.”
Tornare al San Paolo da avversario le dava un brivido particolare?
“Sì, sì. È stato molto emozionante. Adesso non mi ricordo che anno era perché se non sbaglio la prima volta sono venuto col Milan, perché nei tre anni a Udine secondo me il Napoli era tra C e B. Però ti dico sinceramente: è stato bellissimo. Sono state sempre partite molto difficili, però è stato bello tornare nello stadio dove è cominciato tutto.”
Dopo 25 anni ce lo puoi dire, cosa c’era in quel sinistro in Napoli-Reggina 6-2?
“Non so, l’ho rivisto prima… saranno stati 30 metri. Avevo ancora forza 25 anni fa! È stata una bella punizione. Me la ricordo come oggi perché ogni tanto lo vedo quel gol. L’ho fatto solo qui. È stato bello.”
Ho visto che si è dato alla produzione del vino: Napoli che tipologia di vino è? Che sapore ha?
“Napoli? Direi amore. Perché i tifosi napoletani somigliano molto ai tifosi dell’Ostrava, che hanno proprio calore e non ti lasciano mai. Così io direi che se devo dare una caratteristica del vino che ho io, dal Napoli metterei sempre amore.”
Se le chiedo un episodio che riguarda i tifosi del Napoli, qualcosa che le è rimasto in mente?
“Tutti gli incontri con i tifosi napoletani, ma non solo quando giocavo, anche magari dopo, vengono sempre dal cuore. Ogni tanto quando torno a Napoli e vai per la strada ti fermano e si vede subito quell’affetto. C’è quel calore che hanno solo qua. È bello perché sono passati 25 anni e ti conoscono ancora.”
Ha un posto del cuore a Napoli?
“Ci sono tanti posti che mi sono rimasti. È sempre bello tornare allo stadio, anche se preferivo stare in campo che in tribuna. E poi magari i posti dove andavo a passeggiare, dove vivevo io. È sempre bello tornare.”
È l’anno del centenario del Napoli e le ne hai fatto parte. Cosa augura al club che l'ha lanciata?
“Auguro solo di fare questi livelli come negli ultimi anni. Perché quando il Napoli ha vinto lo scudetto con Spalletti dopo 30-33 anni e ho visto quell’entusiasmo… non l’ho mai visto in nessuna parte del mondo. Gli auguro di stare sempre a questi livelli perché i tifosi se lo meritano. Napoli deve stare sempre su, lottare per lo scudetto e per la Champions.”
Le chiedo l’ultima: il ricordo indelebile che la legherà al Napoli e alla città di Napoli da qui a 30 anni.
“Il ricordo sarà sempre quello che ci vogliamo bene tra entrambi, perché questo fa piacere a un uomo. Anche questa chiamata qui mi ha fatto molto felice perché io ho fatto due anni non proprio nei periodi belli, però quando ti chiamano a fare parte di questo gruppo senti che qualcosa hai lasciato qui. E io spero che sarà così anche per altri 30 anni.”