Si sorride, non si ride. Napoli corto muso, Allegri ne sia fiero

Editoriale  
Si sorride, non si ride. Napoli <i>corto muso</i>, Allegri ne sia fiero

Una delle regole non scritte delle Summer League della NBA, le partite estive in cui i giocatori cercano di strappare un contratto per la stagione che sta per iniziare, è la seguente: non viene evidenziato chi merita di stare nel campionato cestistico americano, ma chi sicuramente non ne potrà far parte. Volendo portare il ragionamento sulla Champions League e su Napoli-Juventus, non è sicuro che il Napoli avrà una garanzia di finire nella top 4, ma sicuramente dal match di stasera la certezza è che potrà lottare fino alla fine. Quindi va bene la vittoria, va bene il +8 sulla rivale, ma è pur sempre la terza giornata.

Fosse finita in pareggio, avremmo parlato di maggiori demeriti del Napoli rispetto ai meriti di una Juventus arrivata con gli uomini contati e con una strategia di gioco messa subito in atto dopo lo sciagurato retropassaggio di Manolas: già nel 2014 si scontrò con Morata, finendo espulso, stavolta gli ha regalato un gol con la partecipazione di un Ospina non posizionato nel migliore dei mondi.

Si sorride, ma non si ride. Se il risultato fa sorridere, il gioco - contro una squadra a cui mancavano molti titolari quali Chiesa, Dybala, Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro: più di quelli del Napoli e va detto - non fa ridere: la ricerca in verticale di Victor Osimhen non è quasi mai andata a buon fine, e l’organizzazione difensiva della Juventus dopo lo 0-1 ha asfissiato un Napoli sì dominante territorialmente e col pallone tra i piedi, ma al limite dell’innocuo - preda di un fraseggio in orizzontale anche noioso sulla trequarti bianconera - fino al gol del pareggio. Tra i singoli ottimo l’esordio di Anguissa, fisico ma anche dinamico e sempre presente nel pressare su ogni pallone ed avversario nella sua zona.

Per carità, in fin dei conti siamo a settembre ed il risultato va benissimo anche se arriva con due giocate di Szczesny - una in coabitazione con Kean: sulla panchina della Juventus c’è Allegri, il capostipite della teoria del corto muso (nel post-partita, anche esempio del prendere bene una sconfitta). Non c’è bisogno di vincere in modo spumeggiante, soprattutto ad inizio stagione quando serve creare un certo tipo di mentalità: serve vincere, prima di tutto. Il Napoli ha fatto sua l’idea risultatista di Allegri. Direbbe Bruno Pesaola, gli ha rubato la idea. Chissà, a parti inverse, come il bianconero avrebbe commentato: dopotutto, sia fiero del fatto che la sua idea abbia fatto proseliti, per una volta.

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