"Se uso la frusta non sono credibile", Ancelotti seduto su una polveriera

Editoriale  
Se uso la frusta non sono credibile, Ancelotti seduto su una polveriera

"Il momento difficile a Napoli arriverà", anticipò Carlo Ancelotti che sull'atteggiamento con la squadra sostiente: "Se uso la frusta non sono credibile".

"Il momento difficile a Napoli non è ancora arrivato, ma arriverà". Soltanto undici mesi fa, a gennaio, Carlo Ancelotti parlava così all'Università Luigi Vanvitelli di Napoli. Magari sperava non fosse così difficile il momento negativo vissuto fra via Tasso e Castel Volturno. 

L'allenatore, lo ricorderete, parlò agli studenti e ai giornalisti presenti nell'incontro dal tema “La gestione del gruppo e delle risorse umane in un top club dagli anni Novanta ad oggi", mai così attuale. Ma occhio a cosa disse:

"Ogni qual volta succede (il momento difficile, ndr) in generale i presidenti mi chiamano e mi dicono 'devi usare la frusta', io pensavo fosse un costume degli italiani. Invece anche in Inghilterra o in altri Paesi è così. Gli ho risposto che hanno sbagliato indirizzo. Non è nelle mie corde avere un atteggiamento autoritario. Se uso la frusta non sono credibile. Non ho avuto nessuno che mi frustava, quindi non sono abituato ad utilizzare certi metodi. Ho sempre detto ai miei calciatori: non voglio esecutori di ordini, quelli sono soldati. Ma noi dobbiamo giocare a calcio, non fare la guerra".

Carlo Ancelotti alla Vanvitelli

E se non ha imbracciato la frusta, almeno un frustino Carlo Ancelotti l'ha dovuto per forza di cose utilizzare. Perchè un inizio così deludente, nell'era De Laurentiis, non si vedeva dai 20 punti, gli stessi del tecnico di Reggiolo quest'anno, della stagione 2009-2010. Peggio fece solo Edy Reja con 18 punti totalizzati nella stagione 2007-2008 dopo 14 giornate. La confusione è evidente, anche a causa della situazione estremamente delicata: Ancelotti ci ha provato fino all'ultimo secondo utile (per lui) ad usare le buone. Non ce l'ha fatta più dopo il ko col Bologna, chiedendo il confronto lunedì alla squadra. Un confronto per nulla sereno e pacato, poi la scelta del ritiro. La stessa sconfessata un mese fa, quando De Laurentiis si accorse di essere al cospetto di una squadra poco unita, con frange di scontenti, di partenti e di sacrificati tatticamente. Insomma, non s'è fatti mancare nulla. A proposito di partenti, Ancelotti alla Vanvitelli fu abbastanza netto, Callejon docet:

"Come si gestisce un calciatore che vuole andare via? Si manda via, semplice".

Non sarebbe stato facile per nessun altro allenatore, questo va sottolineato, ma Ancelotti è seduto su una polveriera e alla prossima miccia accesa non ci sarà più nulla da fare. E' anche per questo che ci si aspetta un passo verso la squadra, un punto di incontro a metà strada per provare ad uscirne insieme. Ma è la sensazione che il tecnico ignori le richieste di una frangia della rosa di cambiare modulo a lasciar perplessi, unito al ritiro light da mercoledì a domenica e le accuse nemmeno troppo velate nel post-gara del Bologna alla squadra. Insomma, se non di frusta si tratta, ci siamo vicini. Carlo sa di rischiare in prima persona ("Mi sento in discussione"): il ricorso alle maniere forti è quindi per salvare il salvabile o per salvare se stesso?

Più che probabilmente, De Laurentiis aveva provato a salvarlo il salvabile, aveva scelto una soluzione (discutibile, ma mica troppo: il Napoli veniva dal ko con la Roma e dai pari con SPALAtalanta, dai buoni risultati con Verona e Salisburgo fuori, ma anche dagli 0-0 ingiustificabili con GenkTorino) quando ancora poteva rientrare il caso. Adesso potrebbe essere troppo tardi, con le scelte di Carlo Ancelotti che non convincono per tempi e modi, perchè i sentori del dover ricorrere al pugno duro sono ormai datati settimane, perchè qualcosa si doveva cambiare e dare un segnale, e perchè adesso a rischiare è soltanto il tecnico. Se usa la frusta non è credibile, dice il mister, ma per salvare la panchina si può rinunciare anche ad un po' di credibilità. Basterà?

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