Una squadra che deve innanzitutto sacrificarsi, essere disponibile a farlo, a costo di rinunciare a gran parte del primo tempo a centrocampo, figuriamoci nella trequarti offensiva, se non cercando Hojlund con il lancio lungo del portiere, oppure l’esterno con De Bruyne.
di Claudio Russo (@claudioruss)
Il primo tempo ha messo in mostra una squadra che in fase di non possesso non ha sfigurato, che ha pazientato per cercare un varco pur con difficoltà, con De Bruyne molto più avanzato di Gilmour-Lobotka, come fosse un’idea di 4-2-4. Si è dovuto preferire la quantità alla qualità, disseminandola in poche occasioni centellinate e mai sfruttate pienamente, fallendo le scelte.
Il secondo tempo è stato per gran parte uno strazio, non c’è stata più la spinta occasionale per arrivare sulla trequarti con più di due-tre giocatori, se non con l’occasione finale di De Bruyne che a più di qualcuno ha ricordato il non-tiro di Michu.
L’Arsenal è uno squadrone di almeno un paio di categorie superiori al Napoli, figuriamoci del Napoli attuale, e basta guardare le rose a disposizione: ogni singolo giocatore dei Gunners, titolare o panchinaro al Maradona, sarebbe titolare nel Napoli. In ogni ruolo. Quindi, seguendo questa logica, il piano partita di Allegri è parso coerente con la ricerca innanzitutto di un equilibrio difensivo per evitare buchi e imbarcate - e l’Arsenal comunque ha sprecato una marea di occasioni davanti a Meret e Milinkovic-Savic.
Detto questo, si può contestare l’idea di rinunciare ad ogni parvenza offensiva dopo 60 minuti, ma la ricerca dell’equilibrio ha portato Alisson e Politano a schiacciarsi tantissimo, portandoli all’esaurimento fisico. Insomma, una partita annunciata: provare a puntare allo 0-0, quasi riuscirci, tornare a casa con lo 0-1 con cui si prova a salvarsi la faccia. Una prestazione onesta nella sua mediocrità.