Milik al Purgatorio della Divina Napoli, ma l'Olimpo lo attende

Editoriale  
Arkadiusz Milik in Atalanta - SSC NapoliArkadiusz Milik in Atalanta - SSC Napoli

Ci son giorni che per il napoletano medio è un grandissimo centravanti, altri dove è (assurdamente) definito un brocco. Basta una gara in cui la fortuna non bacia il polacco, la lucidità non è del tutto delle migliori, qualche difficoltà dovuta all'avversario o qualche giocata/tiro finito male, che per i tifosi napoletani, sognatori del dio CavaniArkadiusz Milik diventa l'ultimo dei centravanti.

La realtà però sembra essere non troppo difficile da decifrare. Arek è un attaccante di 24 anni, arrivato alla SSC Napoli nell'estate 2016. Ma le prime due stagioni, ormai si sa, son state segnate da due rotture di crociato consecutive, che l'han tenuto praticamente sempre lontano dal campo. E' con Carlo Ancelotti però che sta finalmente costruendo la sua dimensione e il suo percorso in azzurro. Settimana dopo settimana è sempre più a suo agio in campo, coccolato da tutti, staff, compagni e allenatore, che non perde occasione per ricordare che "non bisogna dimenticarlo, viene da due infortuni seri". Chi cerca di vedere in lui un Edinson Cavani sbaglia di grosso, sia per caratteristiche, che per esperienza, che per fiuto del gol.

Milik, perchè sì

Ma l'attaccante polacco classe 1994 ha dimostrato di essere un centravanti, oltre che di grandissime potenzialità future, di grande presenza, di manovra, bravo di testa e con i piedi pregiatissimi, che tanti attaccanti gli invidiano. Lo testimoniano alcuni gol di grande fattura, come la rete al Parma e l'ultima, quella su punizione che vale il gol-vittoria e quindi i tre punti, di Cagliari.

Arkadiusz Milik oggi è un attaccante importante per il Napoli di Ancelotti, diverso dagli altri in rosa per caratteristiche e cattiveria nell'aria di rigore (basti pensare al fiuto del gol nelle due reti al Frosinone). Gol decisivo anche quello di Bergamo contro l'Atalanta: gli bastarono 8' per stoppare e agganciare perfettamente il cross di Mario Rui e calciare al volo alle spalle di Berisha. Ma soprattutto, se serve a convincere i più scettici, il brocco polacco-napoletano vanta due dati statistici che dicono tutto su quella che dev'essere la principale qualità di un attaccante, ovvero il gol:

  • Arek Milik vanta infatti 8 gol in 818', la media di un gol ogni 102' giocati. Nessuno meglio di lui in Serie A, dietro di lui infatti Piatek con un gol ogni 109', Icardi con uno ogni 126' e Dries Mertens stesso con uno ogni 135'. Solo al sesto posto Cristiano Ronaldo (1 ogni 138');
  • Milik ha segnato più dei suoi compagni tanto osannati al Napoli in campionato. Sono 8 le reti del polacco, 7 quelle di Lorenzo Insigne e di Dries Mertens (che ne han fatti però anche 3 a testa in Champions League).

Milik, perchè no

E' vero però che in molti, dopo aver sognato l'arrivo di Mauro Icardi e a più riprese il ritorno di Edinson Cavani, han ritenuto poco consono che un club di prestigio come il Napoli, in lotta per lo scudetto e in Champions League, si affidasse ad un ragazzo così giovane e senza esperienza internazionale (se non con la sua Nazionale). Discorso che ci può stare, perchè Napoli avrebbe potuto meritare un centravanti di livello internazionale e Milik come alternativa, ma la scelta societaria sembra così chiara: far crescere giovani di speranza per generarne ingenti plusvalenze.

Com'è vero che qualche gol decisivo, fra Milan-Napoli del finale della scorsa stagione e Liverpool-Napoli se l'è divorato (molto di più a Milano, perchè ad Anfield Road dopo un ottimo controllo nell'area piccola, c'è dall'altra parte un miracoloso Alisson). Un altro motivo che spinge la critica ad esser diffidenti al polacco, è la Mertens-dipendenza creata dalla gestione Sarri. Che poi non riguarda soltanto il belga, ma all'abitudine di vedere il Napoli con falsi centravanti, che si chiamino Insigne, Mertens, Verdi o Ounas poco importa. Napoli si era di fatto disabituata al centravanti vero. Perchè, se proprio vogliamo dirla tutta, neanche i due predecessori, Cavani e Higuain, nonostante la grossa mole di gol, non eran mica attaccanti veri.

Ma Arkadiusz Milik si sta conquistando a suon di gol e prestazioni vincenti quel che il destino aveva provato a togliergli. Ma al primo intoppo, ecco le prime critiche. Al momento vive Napoli in Purgatorio, nel Purgatorio della Divina Napoli. In bilico, nel continuo oscillare fra l'ipotesi Inferno dopo qualche opaca prestazione o qualche gol decisivo fallito e il Paradiso partenopeo, l'Olimpo dove soggiorna chi a Napoli è riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi. Soltanto il tempo dirà se l'attaccante polacco è da Napoli, o se il Napoli è fatto per lui. Ai posteri l'ardua sentenza...

di Manuel Guardasole - Twitter: @MGuardasole

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