La vittoria di Ringhio, Alex e Arek. Sei mesi fa, tutto ciò era impensabile

Editoriale  
La vittoria di Ringhio, Alex e Arek. Sei mesi fa, tutto ciò era impensabile

Napoli - Ringhio, Alex e Arek! E' la vittoria del Napoli

Napoli - Le tragedie possono compattare un gruppo? Certo che sì. Episodi del genere, gravi, di quelli che ti segnano dentro e che ti ti temprano, possono cambiare le carte in tavola. Nel momento in cui Gennaro Gattuso ha ricevuto la triste notizia sulla sua amata Francesca, ecco, in quel momento il Napoli - dentro di sé e raccolto nel dolore dell'uomo prima ancora dell'allenatore - ha avuto la consapevolezza di poter vincere la Coppa Italia. Lo ha fatto soffrendo, non giocando un calcio esteticamente bellissimo da vedere, ma se alla fine alzi il trofeo hai ragione pure se giochi in venti metri e riduci gli schemi ad un 4-5-1 pronto a ripartire in contropiede.

Nella notte vuota dello stadio Olimpico, rinasce qualcosa dentro il Napoli e dentro Gattuso, arrivato a recuperare una squadra mentalmente abbattuta ed in crisi di risultati, ma dotata di quella forza d’animo e di quel talento - e che talento, e quanto talento - in grado di rialzarsi e di camminare di nuovo sulle proprie gambe. È la vittoria di Gattuso ed è la vittoria di alcuni giocatori che erano finiti un po’ in disparte: è la vittoria di Alex Meret, spodestato con (e per) i piedi da Ospina e miracoloso sul rigore di Dybala, a indirizzare subito in una sola direzione la lotteria dei rigori. È la vittoria di Arkadiusz Milik, che spreca di nuovo durante i tempi regolamentari e si ritrova sul piede sinistro - cosa ci siamo persi a causa degli infortuni? Non lo sapremo mai - il rigore che gli permettere di far uscire, per una sera, un mostro che lo persegue dai primi mesi in cui ha messo piede a Napoli.

È un rigore che fa impazzire una città che vive per il pallone e al pallone si aggrappa nei momenti più duri, figuriamoci durante il Coronavirus. Si è aggrappata al proprio allenatore, lo ha fatto suo, da uomo del sud che sa cosa vuol dire la parola sacrificio e sa cosa vuol dire passare attraverso le difficoltà. E, da queste, uscirne più forti. Con una Coppa Italia tra le mani e la gioia nel cuore. E qualcosa di nuovo che sembra esser nato definitivamente dalle ceneri di ciò che, è nella mente di tutti, si passava al termine del 2019. Chi l’avrebbe mai detto, sei mesi dopo, che ci saremmo ritrovati a festeggiare una vittoria così prestigiosa?

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