L'Europa non ammette troppi passi falsi: le assenze sono attenuanti, non motivazioni

Editoriale  
L'Europa non ammette troppi passi falsi: le assenze sono attenuanti, non motivazioni

L’Europa non accetta troppi passi falsi, non è così magnanima. Con il Salisburgo ci si può permettere anche un passaggio a vuoto: Chelsea, Arsenal o Siviglia questi lussi non li concedono.

Ancelotti aveva ragione a stare col sopracciglio all’insù nella gara d’andata: il 3-0 celava errori di applicazione, specialmente in fase difensiva. Anche questa sera, probabilmente, più di una cosa non l’avrà digerita. 

E’ anche vero che Koulibaly, Maksimovic, Albiol assenti, Chiriches che si fa male e Hysaj costretto a giocare centrale. E ci sta che il risultato d'andata abbia influito psicologicamente. Sono attenuanti che bisogna mettere in conto, ma non chiamiamole motivazioni. Le vittorie, i percorsi importanti, si costruiscono con i dettagli, e contro il Salisburgo questi sono mancati. Non è la Red Bull Arena il problema e non può esserlo se si ambisce ad una finale di Europa League. Perché le trasferte dei club sopracitati sono un pizzico più difficili.

Il Sassuolo, a questo punto, non può essere considerato un’occasione fuori dall’ordinario. Le parole di Ancelotti di riscatto, di lezione per gli errori commessi, non hanno portato benefici. Ora sta anche agli stessi giocatori capire che a certi livelli essere più forte non basta, figuriamoci da ora in avanti che questa convinzione non ci sarà nemmeno più. 

L’Atletico non insegna nulla, il Bayern che ne prende 3 in casa dal Liverpool nemmeno. L’Europa League non si discosta poi così tanto dal contesto Champions. Dai quarti in poi il limite è sempre più sottile.

Ora comincia un’altra competizione, uno step di difficoltà successivo. Un 3-1 in Austria non fa bene al morale, ma può insegnare (questo sì) che la prossima volta che si scende in campo così potrebbe essere l’ultima.

©Riproduzione risetvata

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