Ultime notizie SSC Napoli - Prendiamo spunto da Robertino, il personaggio portato alla luce da Francesco Paolantoni alla Gialappa’s. Ho vinto qualche cosa? Ho vinto qualche cosa. La risposta, nel caso di Antonio Conte, è affermativa, più che affermativa. Perché è il primo dai tempi di Benítez a chiudere la sua esperienza a Napoli con un trofeo vinto all’anno.
di Claudio Russo (@claudioruss)
Se 11 anni fa furono una Coppa Italia ed una Supercoppa, stavolta con quest’ultima c’è uno scudetto. Storico, indimenticabile, per come è arrivato e per come rimarrà nella mente dei tifosi del Napoli, che non avevano mai visto nelle altre tre occasioni una ultima giornata con tutto in ballo, altro che Napoli-Cagliari e la rovesciata di Scott McTominay.
Se ne va con il cuore e gli occhi gonfi d’amore per Napoli, una città che lo ha accolto e che ha voluto vivere intensamente, girando per le vie vicino casa, parlando un po’ con tutti, al bar e al ristorante, diventando tutto sommato napoletano pure lui, uomo del sud trapiantato a Torino. Come ha avuto a dire a chi gli ha parlato, Napoli è una delle città migliori per qualità di vita. E lui se l’è goduta dentro e fuori. Non avrebbe voluto andarsene, non esclude di acquistare una casa in città, come vorrebbe fare Mertens da anni.
Ci sono stati dei passaggi a vuoto? Comprensibile, normale, nessuno è perfetto e nessuno è esente da colpe (la qualità del gioco in alcuni frangenti, la gestione di alcuni giocatori, le spese sul mercato sì ma pur sempre controfirmate da De Laurentiis). Avrebbe voluto sentire un pizzico di difesa in più dall’interno nel momento di maggiore crisi, non l’ha avuto e si è ritrovato esposto al fuoco da più parti, anche da chi avrebbe dovuto proteggerlo e invece ha favorito la linea di tiro. E ha maturato la convinzione che, dopo uno scudetto e una supercoppa in due anni, di prospettive ulteriori di crescita non è che ce ne fossero ancora di così ampie. Va detto che poteva subodorarlo, che il Napoli è andato oltre le proprie capacità (e volontà) di spesa.
Il rapporto con Aurelio De Laurentiis rimane immutato, quello con altri no, ma in fin dei conti chi paga la bolletta a fine mese è il presidente e adesso sarà lui ad esporsi alle critiche del caso, non essendoci più Conte a fare da parafulmine dopo due anni. Con il resto “interno” di legami non ne resteranno tantissimi, tranne che con quelli più stretti. Alla fine cosa resterà? Uno scudetto e una Supercoppa, che sono pur sempre due trofei sui quattordici vinti dal Napoli nella sua storia. Ed aver iscritto il proprio nome in un elenco ristrettissimo, assieme ad altre tre persone, quello degli allenatori in grado di vincere uno scudetto a Napoli. Come diceva Francesco Paolantoni alla Gialappa’s? Ho vinto qualche cosa? Ho vinto qualche cosa.
PS: una caduta di stile notevole la conferenza stampa d'addio, parlando di falliti in cerca di like. Non sono certo loro ad esser andati in campo, o ad essersi infortunati, o a sbagliare sotto porta occasioni facili, o ad aver dato indicazioni da una postazione privilegiata e ben pagata. È anche deprimente puntare il dito verso coloro che ci si è rifiutati di incontrare negli ultimi mesi. Non può esser certo colpa di una produzione televisiva, di una trasmissione radiofonica, di un sito internet, di una pagina social. Come non può essere la sfortuna la causa, nel 2026, di 45 infortuni stagionali. Il livello del dialogo può esser certamente più alto di così, ma una spiegazione più chiara la si poteva avere. Invece è stata una conferenza stampa, quella di Antonio Conte ed Aurelio De Laurentiis, tra l'avvilente ed il surreale visti i battibecchi, i botta e risposta, i punzecchiamenti, per entrambi. Conte avrebbe meritato di poter parlare da solo: farlo con De Laurentiis già è complicato di suo, farlo con un De Laurentiis che aveva davanti l'occasione di poter parlare liberamente dopo tanto tempo, era al limite dell'insostenibile. Il patatrac era scritto nel momento in cui si è andati oltre la prima dichiarazione, quella del presidente che mette in chiaro una cosa: il Napoli più avanti di così non può andare, stop.