Da Milik ad Hysaj, con il rischio svincolo di Mertens e Insigne: il paradosso strategico del Napoli

Editoriale  
De Laurentiis NapoliDe Laurentiis Napoli

Calciomercato Napoli, la strategia di portare a scadenza i giocatori rischia di essere un ennesimo boomerang negativo per il club azzurro

Notizie Napoli calcio. Perdere un giocatore a parametro zero rischia di essere quasi sempre un danno per i club di appartenenza, specialmente se questo club si chiama Napoli e fa della compravendita dei propri calciatori un caposaldo del proprio business plan

Negli ultimi anni il problema rinnovi in casa partenopea ha fatto radicalmente cambiare il quadro delle plusvalenze del club di Aurelio De Laurentiis, punto fermo nelle prime stagioni azzurre. Diversi calciatori, infatti, hanno detto addio al Napoli in regime di svincolo, lasciando per strada diversi milioni di valutazione. Attenzione, questo non vuol dire in automatico minusvalenze, avendo il Napoli ampiamente ammortizzato i costi iniziali dei cartellini nei vari anni: il gap, tuttavia, ha impedito alla società di incamerare qualche svariato milione che sarebbe tornato utile in questo periodo di ristrettezza economica. 

Insigne Mertens Napoli

Il Napoli ed il problema rinnovi 

Il tempo delle plusvalenze dei vari Cavani, Higuain o Jorginho è passato, ed il trend si è invertito. Dall'addio alle famigerate clausole rescissorie, fino agli atavici problemi in fase di rinnovo che hanno caratterizzato gli ultimi anni azzurri: sono infatti svariati i giocatori che hanno visto spirare i propri legami economici con il Napoli, accordandosi poi liberamente con i successivi club. 

Senza considerare i vari Albiol (passato al Villarreal per 4 milioni) o Reina, in età avanzata, il fenomeno del "parametro zero" napoletano ha origini recenti: il primo caso è quello di Arek Milik, che dopo il lungo braccio di ferro per il rinnovo è stato svenduto di fretta e furia al Marsiglia prima della cessazione del contratto in essere. Nello stesso anno è poi toccato a Callejon, approdato a zero alla Fiorentina dopo il fallimentare negoziato per il rinnovo (con tanto di solite schermaglie dialettiche del patron De Laurentiis). La lista si è poi "impreziosita" la scorsa estate con Hysaj e Maksimovic: il primo, per il quale qualche anno prima fu rifiutata un'offerta importante dal Chlesea, è approdato alla Lazio, mentre il secondo (costato ben 26 milioni) si è accasato al Genoa. Per ultimo poi il caso Manolas, arrivato a Napoli nell'operazione Diawara per 32 milioni e "regalato" all'Olympiakos per soli 2 milioni appena poche settimane fa (seppur non in odore di scadenza contrattuale). 

Un fenomeno ricorrente, dunque, scaturito quasi sempre dalle problematiche di rinnovo e che ha negato al Napoli la possibilità di incamerare uscite pesanti. Di certo non sono mancate le "plusvalenze", vecchio core business di una società obbligata a lavorare in questo modo sul mercato a maggior ragione senza i ricavi Champions: da Allan a Verdi, passando per Inglese, Vinicius, Rog e Zapata, il Napoli ha voluto puntare sul massimizzare i ricavi dai giocatori più ai margini del progetto. 

Il caso Insigne e Mertens

Adesso la situazione sembra ripresentarsi, con cinque calciatori in scadenza a giugno 2022: si parte da Malcuit e Ghoulam (anche loro ai margini e con poco mercato), fino ad Ospina (che però potrebbe rinnovare), fino ai casi chiave di Dries Mertens e Lorenzo Insigne. Senza voler entrare nel dettaglio economico, la sensazione che si ha è che il club di De Laurentiis, negli ultimi anni, abbia lentamente cambiato il proprio orientamento e sia molto più attenta al discorso ingaggi e che fatichi a "piazzare" anticipatmente i suoi pezzi pregiati sul mercato, vedendosi così limitare i profitti dalla voce "cessioni".   

Un autentico paradosso, se ci si volta indietro di appena pochi anni e che si fatica a comprendere appieno. Il tutto pensando che tra pochi mesi saranno altri in giocatori sulla graticola e con la scadenza nel 2023: da Koulibaly a Fabian, passando per Meret ed Ounas.

Vendere bene è un conto, non farlo e trovarsi con il cerino rischia di diventare un rischio poco calcolato: in che direzione si andrà? 

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