C'era una volta lo stadio San Paolo: i 10 motivi per cui la gente non ci va più...come prima
21:38
di Fabio Cannavo (Twitter: @CannavoFabio)
La notizia è di pochi minuti fa: contro il Besiktas a stento si supererà quota 35 mila spettatori, quasi sicuramente sugli spalti di Fuorigrotta ne accorreranno soltanto 30 mila. E' un dato preoccupante. C’era una volta il San Paolo. Bei tempi quando bisognava avviarsi circa tre ore prima pur di trovare un posto decente in Curva B. Quando dovevi chiedere al tuo vicino di posto di sventolare la bandiera ‘più là’ altrimenti non vedevi la partita. Eppure non stiamo tornando indietro di chissà quanto tempo eh. Il San Paolo era un luogo di festa, dove anche nel lunch match delle 12.30 si faticava a trovare un biglietto disponibile. Quando si era costretti a fare file chilometriche, di notte, per potersi assicurare il tagliando per Utrecht o Bucarest. E non era il Napoli di Higuain, di Koulibaly e della Champions. Era un Napoli più sterile, più altalenante, eppure il San Paolo era sempre pieno. Era. Sì, perché domani, a Fuorigrotta, è previsto un impianto mezzo vuoto. E non è bello, considerato il valore del match e l’atmosfera Champions. Già solo poter urlare a squarciagola il famoso ‘The Champions’ dovrebbe avvicinare il tifoso, ma oggi non è più così. Motivi? Ne abbiamo individuati circa dieci:
- Stadio poco comfortevole: lo è sempre stato in effetti, ma dal parcheggio ai bagni per le donne è un caos senza capo né coda ed è così che magari le persone più esigenti scelgono il divano e la comodità. Il parcheggio costa 5 euro, quello abusivo. La Coca Cola all’interno dello stadio costa 3 euro. Fatevi i conti. Se andate in 3 o quattro persone. Senza parlare del traffico pre e post gara, dei sediolini sporchi in alcuni settori e poco comodi. La visuale in alcuni settori è scarsa, il prato è troppo lontano. etc etc
- Prezzi medio-alti: quaranta euro per il Milan, all’esordio al San Paolo, ci sembra eccessivo. Le Curve si son fatte rispettare, hanno attaccato la società con striscioni allo stadio ed all’esterno di Palazzo San Giacomo. Bisogna darsi una regolata. Detto fatto.
- Partite ravvicinate: una di mercoledì e una di domenica. 25 euro il mercoledì, altrettanti la domenica. Troppi soldi e il periodo è quello che è. Non è uno spettacolo per tutti…a quanto pare.
- Gelo verso la società: c'è una parte della tifosiera che mal digerisce i discorsi 'finanziari' tirati in ballo puntualmente dal presidente De Laurentiis: fatturati, bacino d'utenza, il pezzo di carta comprato in tribunale e l'ormai famoso 'eravamo a Lanciano'. I tifosi, dopo 12 anni di vicinanza e supporto morale ma soprattutto economico avrebbero voluto vedere il Napoli fare quel benedetto salto di qualità. Senza uno stadio di proprietà, potenziamento marketing oltre i confini regionali e idee innovative di business probabilmente non avverrà mai.
- Delusione post Higuain: l’addio del Pipita ha lasciato un solco che avrà bisogno di tempo per ricucirsi. Non è stato facile digerire la cessione alla Juventus, per questo andarono in cento fuori al Vesuvio quella sera sognando Cavani.
- Risultati altalenanti: si vince, poi si perde, poi si riperde. Il tifoso del Napoli, evidentemente, è abituato troppo bene. Si è imborghesito. Vuole vincere, basta. Non vuole sentir ragioni. Andare allo stadio e prenderne tre dalla Roma non esiste. “A sto punto resto a casa”. E vabè..
- Poca trasparenza sugli obiettivi: Sarri dice una cosa, De Laurentiis ne dice un’altra. Uno dice che la Juve è imbattibile, l’altro pure lo dice, ma usa altre parole per dare alcun segnale di resa. Questa confusione non viene percepita al meglio dal tifoso che vorrebbe sentirsi dire “Vinceremo il tricolor”.
- Addio biglietti ridotti: perché? Come mai? Ce lo spiegasse qualcuno.Un tifoso medio dovrebbe pagare l'intero biglietto anche per i bambini under 14, una follia!
- Tv preferita allo stadio: la bolletta al mattino, il caffè con l’amico, il ragù di mamma e la piccola pasticceria. Vince questo, a quanto pare…
- Le Curve, sempre più Curve: sono l'anima del tifo, ma alcuni spicchi sono off limits: o si canta o te ne vai. Il panino non si mangia, la sciarpa non si porta, allo stadio si deve sostenere solo senza pensare ad altro. Questione di mentalità. Ok, si canta. Ma evidentemente (per qualcuno) se lo fanno da casa sono più intonati.
- Genitori scettici: portare i propri bambini allo stadio è diventato 'stancante'. File ovunque, per fare qualsiasi cosa. Chilometri a piedi per raggiungere l'automobile parcheggiata chissà dove. Solo i più coraggiosi...
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