Pubblicato il 18-04-2026 | 21:53 da Salvatore Passante
Zero gioco, riconoscenza infinita e misteri irrisolti: Napoli, così non si va da nessuna parte
La fotografia della partita di stasera allo stadio Diego Armando Maradonaè impietosamente chiara: prestazione indecente.
Orribile per la pochezza delle azioni pericolose create, offensiva se rapportata agli investimenti fatti sul mercato, sconcertante sotto il profilo del gioco, inconcepibile nella gestione degli uomini, desolante per l’incapacità di reagire.
Napoli-Lazio è, in assoluto, la peggiore prestazione dell’era Conte in Serie A sulla panchina azzurra. Un ko strameritato, arrivato contro un allenatore che in Campania ha saputo esprimere un calcio meraviglioso, pur senza riuscire a vincere. Conte, invece, ha vinto: Scudetto e Supercoppa. Chapeau. Ma questo non può significare girarsi dall’altra parte e accettare tutto, né abituarsi a uno scempio tattico e a prestazioni del genere.
Tutto merita di essere analizzato, nei minimi dettagli. Perché ciò che non funziona oggi rischia di compromettere non solo il secondo posto, ma perfino la qualificazione in Champions League.
Napoli - Lazio 0-2, tutti gli errori di Conte
Fab Four. Esperimento totalmente fallito. Si pestano i piedi, De Bruyne e McTominay sono troppo vicini e vengono neutralizzati facilmente dagli avversari. Nessuno dei quattro riesce a prendersi la giocata” o “a dare ordine e peso alla manovra. Nessuno riesce a dare ordine, strappo o qualità. Il risultato è un Napoli che non è né carne né pesce.
Schema incomprensibile. Il Napoli si ostina a giocare con tre difensori centrali, di cui uno totalmente braccetto adattato come Olivera. Il calcio è uno sport semplice, i calciatori vanno messi nelle condizioni di esprimersi nel loro ruolo Politano costretto a fare più il terzino che l'esterno offensivo nonostante l'emergenza sia ormai finita, è assolutamente fuori luogo. E Hojlund? Fa quasi tenerezza. Lotta, sgomita, ma questo non è il suo gioco. Lui dovrebbe attaccare la profondità, invece sistematicamente gioca spalle alla porta e viene raddoppiato. Oggi Gila non gli ha fatto toccare un pallone. Ma nemmeno i compagni non lo hanno mai servito con i tempi e i modi giusti.
Tolleranza zero. Conte deve avere il coraggio, in queste ultime sei partite, di mandare in campo chi merita davvero e non chi continua a giocare per anzianità o riconoscenza. Perché la riconoscenza, a un certo punto, ha un limite. Vedere Anguissa camminare, De Bruyne con la testa già altrove o giocatori in scadenza senza mordente è qualcosa che non può più essere accettato. In questa fase della stagione servono fame, presenza, intensità. Il resto non conta.
De Bruyne merita un capitolo a parte. Parliamo di un fuoriclasse, ma la sensazione è che oggi giochi più per ritrovare la migliore condizione che per inseguire un obiettivo collettivo. Ed è proprio questo il grande equivoco tattico del Napoli attuale. Se davvero il club intende valorizzare un investimento tecnico ed economico di questo livello, allora deve costruire la squadra del futuro attorno a lui, affiancandogli giocatori capaci di sostenerlo e compensarne il calo di brillantezza. Perché non è più il De Bruyne del Manchester City. Altrimenti la scelta deve essere un’altra: panchina, senza esitazioni.
Politano sterilizzato. Sul suo attaccamento alla maglia, sullo spirito di sacrificio e sull’amore per questi colori non c’è nulla da dire. Ma un esterno offensivo deve segnare, incidere e aumentare il peso del reparto offensivo. Se continua a essere schierato in questo modo, però, diventa prevedibile. Troppo prevedibile. La sua giocata si riduce quasi sempre allo stesso cross tagliato, e alla lunga tutto diventa leggibile, persino stucchevole. Così non si valorizza né il giocatore né la squadra. Ed è un tema che a fine stagione andrà affrontato senza ipocrisie.
Giocatori in scadenza o a fine ciclo: il Napoli non può più fingere che il problema non esista. Continuare a insistere su Spinazzola senza valorizzare Gutierrez ha poco senso. Così come ne ha ancora meno adattare Olivera fuori ruolo invece di dare spazio a un esterno naturale. Su Anguissa e Lobotka il discorso è diverso, ma la sensazione è netta: il ciclo si è esaurito. E allora la domanda è inevitabile: perché non investire adesso su Gilmour o su Elmas, che ha già fatto capire di voler restare davvero?
Giovane: esterno, seconda punta, falso nove. Dopo tre mesi non si è ancora capito che giocatore debba essere. E già questo basterebbe. Ma non è l’unico enigma: resta incomprensibile anche l’involuzione di un Buongiorno irriconoscibile e la cifra spesa per Beukema. Misteri del calciomercato.
Napoli-Lazio 0-2
“Napoli è controversa: c’è chi aiuta, chi distrugge e chi rompe le scatole. In casa nostra restiamo compatti”.
No, mister, così è troppo facile. Scaricare tutto sulla stampa non è accettabile, soprattutto se da mesi manca un confronto pubblico vero, serio, costruttivo. Nessuno pretende di avere la tua bacheca, ma questa è una piazza che di calcio ne ha visto e ne riconosce il valore. Qui hanno giocato i più grandi, qui sono passati campioni che hanno segnato la storia di questo sport. Per questo, se il Napoli offre una prestazione indegna, raccontarlo non è un atto ostile: è un dovere. Un dovere morale, prima ancora che professionale. Perché il Napoli è e deve restare al di sopra di qualsiasi allenatore, dirigente o tesserato.
Per questo, adesso, servono meno alibi e più lavoro: testa bassa e pedalare.