De Sanctis: 7. Protagonista assoluto dei pali azzurri, indispensabile nello spogliatoio. La porta del Napoli è il suo habitat naturale, agli altri restano soltanto le briciole. Mazzarri si fida esclusivamente di lui, anche perché il pirata ha la stima incondizionata di un pubblico che lo acclama in ogni dove per i suoi modi da guerriero. Gigante buono sia a livello tecnico che morale, esempio di applicazione per i giovani azzurrini. Gatto tra i pali, le uscite restano il suo cruccio, ma la sua esperienza è sempre al servizio dei compagni. Superata la grana rinnovo, due anni di contratto per lui, resta da recuperare la migliore condizione fisica per tornare ad essere quella calamita che ha risolto diverse situazioni ingarbugliate.
Gamberini: 7,5. In tanti storcevano il naso quando il suo nome girava nell'ambiente azzurro come possibile rinforzo. Ma l'ex capitano della Fiorentina non solo ha smentito tutti sul campo, ma si è rivelato anche la più bella sorpresa del mercato estivo. Una precisione ed efficacia nella sua zona di competenza sorprendente, dinanzi alle quali è stato costretto ad 'arrendersi' anche uno come Hugo Campagnaro, che si è visto scavalcare nelle gerarchie di Mazzarri perdendo di fatto la sua posizione di inamovibile. Centrodestra o centrosinistra poco importa per l'ex difensore della nazionale italiana.
Cannavaro: 8. Il 2012 è agrodolce per il capitano. Sul campo è stato un anno indimenticabile: il trofeo alzato a Roma è il sogno di una vita soprattutto per chi fa del Napoli una ragione di vita, e se a questo aggiungi chiusure provvidenziali e carisma da leader ecco che viene fuori tutto lo spessore morale e sportivo del ragazzo della Loggetta. L'ingiustizia sportiva italiana prova ad ammainare la bandiera azzurra, ma è come lottare contro i mulini a vento: il Capitano non mollerà mai ed uscirà a testa alta come ha sempre fatto in area di rigore. E Prandelli, che mistero, continua a non vederlo...
Britos: 6. Dal crac al metatarso in quel di Barcellona ad un recupero che vive di giornate felici ed altre buie Quando sta bene si dimostra una variabile importante nel terzetto difensivo perchè è l'unico che ha i tempi giusti sugli stacchi aerei. L'incognita strutturale resta la nota dolente visto che è spesso ai box per continui problemi, può essere lui il centrale giusto per sostituire capitan Cannavaro, ma c'è bisogno di maggiore continuità.
Maggio: 7,5. E' il fuoriclasse tattico, il migliore interprete del Manifesto Calcisitico Mazzarriano. Quando manca lui il gioco corale ne risente, è il fulcro mobile di tutto il gioco. Il suo 2012 è certamente positivo: presenze in Champions da protagonista (peccato per il gol sprecato al San Paolo contro il Chelsea), coppa Italia in bacheca e soprattutto il gol più bello con la nascita di suo figlio. L'inizio della stagione in corso non è dei migliori, molte partite opache in questo avvio, ma il gol al Siena nell'ultima gara dell'anno può essere visto come un importante segnale di ripresa.
Inler: 7-. Stiamo aspettando ancora il vero leone, quello che mangia i palloni e li trasforma in geometria. Ci mette lo zampino in molte serate europee, ma in campionato soffre il ritmo continuo che chiede Mazzarri. Il tecnico, complice l'uscita di Lavezzi, studia un nuovo assetto per esaltarlo: i risultati si iniziano a vedere e Gokhan migliora anche nella stoccata dalla distanza con parabole velenose. C'è, però, il solito equivoco in mediana: Behrami non può sempre correre per tutti, Hamsik non è un interditore.
Behrami: 7,5. Chiamato per il difficile compito di sostituire Gargano, in campo e nel cuore dei tifosi, lo svizzero, ex Fiorentina, non fa rimpiangere il suo predecessore ma in breve tempo dimostra di essere migliore del folletto uruguayano. Arriva per completare un centrocampo tutto svizzero, in poco tempo diventa uno dei titolarissimi di Mazzarri e aiuta, con la sua grinta e la sua corsa, il suo compagno di reparto, Gokhan Inler. Unico neo lo 0 nella casella gol fatti. Che il 2013 possa portare anche la sua prima rete in maglia azzurra…
Zuniga: 7. E' la più grande soddisfazione di Mazzarri visto che si è lasciato plasmare sulla corsia a lui 'innaturale' fino a soffiare il posto a titolare Dossena. Sguscia via sull'out ed è prezioso in difesa. Irrita, tuttavia, con prolungate finte e poca concretezza. Zuzù è comunque un calciatore importante che mezza Europa vorrebbe, le sue sono qualità tecniche importanti. Meglio l'anno scorso che in questa prima parte di stagione.
Hamsik: 8,5. Salto di qualità, definitva maturazione e continuità. Era ciò che mancava a Marek nelle ultime annate in cui ha comunque dimostrato a tutti di essere, con pieno merito, nella lista dei migliori talenti a livello mondiale. E' il 'figlioccio' di Mazzarri che gli regala sempre parole dolci e che gli dedicherà un capitolo speciale nel libro che ha detto scriverà presto. E' l'ago della bilancia dalla mediana in su, quando gira lui, il Napoli diventa una macchina perfetta e inarrestabile. Mette la sua firma nella finale di Coppa Italia con un gol bellissimo e in tante serate di Champions. Se Cannavaro gli affida la fascia in questo periodo di assenza, un motivo ci sarà. L'uscita di scena di Lavezzi coincide con la definitiva esplosione dello slovacco che ha giurato amore alla causa partenopea.
Pandev: 6. Si conquista pian piano spazio dopo un grande lavoro di recupero da parte di Mazzarri. Da Dimaro in poi, ovvero da Luglio, partenza a razzo, gol a raffica in precampionato, poi un declino inspiegabile. Illumina la piovosa Pechino con un lampo da fuoriclasse autentico rubando palla e battendo Buffon con un cucchiaio poetico di qualità sopraffina. Sembra l'inizio di un grande amore, di una grande stagione. Si spegne invece con l'inizio del campionato, giornata dopo giornata. Insigne gli soffia il posto, qualche acciacco complica le cose. Goran è un campione puro, lo staff medico e i preparatori atletici hanno il complito di valorizzare un investimento da 8 milioni. Al calciatore si chiede una svolta psicologica perchè sprecare il talento, si sa, è un peccato mortale.
Cavani: 9. Un top player assoluto, di livello mondiale. In barba a chi ribadiva l'impossibilità di ripetere le stagioni precedenti, Edi inanella una serie impressionante di perle con una media di un gol a partita. A livello statistico anche Messi 'trema'. La sua grinta, la sua rabbia agonistica, la sua classe, sono gioia pura per i tifosi e per i compagni. In molti lo sognano con un pizzico di invidia, il compito di De Laurentiis sarà blindarlo ulteriormente dai sicuri attacchi inglesi, francesi e spagnoli, e costruirgli intorno una squadra pronta a competere per lo scudetto e a farsi valere in Champions. Il presidente ha un'occasione storica più unica che rara.
Rosati: 4. Poche chance per dimostrare che i miracoli di Palma de Mallorca e di Lecce non sono un caso, ma quando Mazzarri lo manda in campo in Europa League è sempre un disastro. Ad un dodicesimo è chiesta personalità e capacità di essere sempre sul pezzo in ogni momento. Forse per Antonio sarebbe il caso di andare a rigenerarsi altrove per poi tornare quando De Sanctis deciderà di abdicare.
Campagnaro: 7. L'uomo dai polpacci esplosivi alterna prestazioni da solito gladiatore ad altre dove concede spazi e sbaglia alcune diagonali che costano punti preziosi alla compagine azzurra. La vicenda contrattuale lo penalizza facendolo scivolare in panca e togliendogli un pò di sicurezza, ma Hugo da professionista serio non tira indietro la gamba e risponde presente nel momento difficile. E' stato, a prescindere da ogni discorso, uno dei punti di forza di questo Napoli sia in chiave difensiva che offensiva. La fotografia del suo attaccamento alla squadra è quando, in Champions, al San Paolo, difende i i con la testa insanguinata. Il suo addio a giugno sembra certo: grazie 'Toro', suerte!
Fernandez: 4.5. Il 2012 doveva essere l'anno del riscatto, ma forse è stato quello della definitiva bocciatura. Poche apparizioni e tutte praticamente insufficienti. Giocherà anche nella nazionale di Lionel Messi, ma all'ombra del Vesuvio non si è rivelato affatto all'altezza. Neanche con la squalifica di Paolo Cannavaro troverà spazio. Mazzarri ha provato a dargli un'ultima chance col Bologna ma l'ha sprecata clamorosamente. La ricerca della società di un difensore in vista di gennaio, è la definitiva dimostrazione della poca fiducia nei suoi confronti. Non è da scartare l'ipotesi addio a giugno.
Aronica: 5,5. Il suo apporto alla causa azzurra è fuori discussione, ma questa annata è da dimenticare in tutto e per tutto. Dopo il rinnovo è sembrato appagato commettendo errori madornali condite anche da cartellini spesso pesanti. L'assist pro Torino chiude nel peggiore dei modi la sua parentesi napoletana, Mazzarri perde il suo baluardo storico in campo e sul piano psicologico. Ciao Totò, Napoli ringrazia il tuo impegno, ma ora è giusto voltare pagina.
Mesto: 6,5. Un degno vice-Maggio che meriterebbe maggiore considerazione. Ci mette qualche settimana per entrare in sintonia con i nuovi compagni, poi regala importanti prestazioni sia in fase difensiva che propositiva con cross precisi. E' ancora presto per farsi un'idea.
Donadel: 4. Va bene, il problema muscolare è stato più grave di quanto si pensasse, ma quanti 'anni' ci vogliono per tornare in forma e in una condizione accettabile per scendere in campo in una normale partita di serie A? Se i giovani non hanno granchè spazio, figuriamoci quanto ne possa avere lui per recuperare il tempo perduto. E' il momento di cederlo e di non commettere più lo stesso errore. L'ingaggio alto non aiuterà Bigon a trovare una soluzione adeguata.
Dzemaili: 6,5. E' l'alternativa naturale ad Hamsik, Mazzarri però lo considera un jolly: nella mischia in mediana, però, non è il miglior lottatore possibile, molto meglio in contropiede pur se pecca di imprecisione nel passaggio decisivo. Corsa e abnegazione, Blerim dà l'anima per la causa, ma sul fondo è sempre vistosa quell'incertezza sulla collocazione.
Dossena: 5,5. Il ‘colosso di Lodi’: questo il suo soprannome. Unico esterno sinistro di ruolo nella rosa di Mazzarri, non riesce a trovare continuità. Zuniga ormai ha stabilmente preso il suo posto sulla corsia di sinistra e scalzarlo sembra una ‘mission impossible’. Nonostante il suo grande impegno, corsa e fisicità, il 2012 è macchiato dal fallo di mano allo Stamford Bridge che è costato il rigore segnato da Lampard e buona parte della conseguente eliminazione dalla Champions League e da diverse gare non dal rendimento eccelso. Sempre sul punto di lasciare il Napoli ma per un motivo o per un altro resta ancora stabilmente parte integrante del gruppo di Mazzarri. Questa volta, però, il Palermo sembra fare sul serio.
El Kaddouri: 6. La classe quando c'è si vede. E lui ce l'ha. I tanti carichi di lavoro iniziali mettono macigni sull'elasticità dell'ex Brescia che offre deludenti prestazioni in Europa League. In molti lo definiscono il 'nuovo Zidane': il paragone è forte, forse troppo impegnativo, ma nelle ultime apparizioni dimostra a tutti di saper toccare il pallone con delicatezza come pochi altri alla sua età. Il talento c'è, Mazzarri o chi per lui studino un modo per valorizzarlo e farlo esplodere definitivamente.
Insigne: 7,5. Dalla C alla A, lo stesso sorriso e quella scioltezza da far paura. Lorenzo inizia la stagione con un dubbio enorme: meglio restare a Napoli alle spalle di Pandev o andare a maturare in un club di A che gli assicuri un ruolo da protagonista? Alla fine resta in maglia azzurra e scavalca Goran nelle gerarchie di Mazzarri. E' evidente che bisogna ancora lavorare sulla fisicità e sulla tenuta nervosa, ma lo scugnizzo di Frattamaggiore ha la stoffa come pochi al mondo e potrà solo migliorare. Intanto sono arrivati anche i primi gol, il matrimonio e presto il primogenito. Se il buongiorno si vede dal mattino...
Vargas: 4. Era quasi un anno fa quando il più talentuoso attaccante cileno sbarcava in Italia. Un craque reduce da una stagione gloriosa, tanto da piazzarsi dietro solo a un certo Neymar per la corsa al pallone d'oro sudamericano. I paragoni si sprecavano, ma dopo quasi 365 giorni il resoconto è uguale per tutti: un flop. L'ex U de Chile non è mai riuscito ad ambientarsi, né tanto meno a infiammare i match come era solito fare in Cile. Una tripletta contro il modesto Aik l'unico squillo di un'annata 'da dimenticare' come egli stesso ha definito. Mazzarri non gli avrà di certo riservato un posto speciale nelle sue gerarchie, ma il 23enne di Santiago non ha di certo colto a volo le occasioni importanti avute a disposizione. Ora il 2013 l'ultima spiaggia. Un prestito per i prossimi sei mesi per salvare "la faccia" e un investimento di 11 milioni.
Grava: 10. Professionalità, esempio per tutti. Un contratto, scaduto nel giugno scorso, rinnovato nel primo giorno di ritiro. Partenza per Dimaro e arrivo tra la gioia di un’intera squadra. ‘Giandu’ è il più longevo dell’era De Laurentiis, sempre presente. L’uomo della rinascita dalla C alla Champions. Punto di forza di uno spogliatoio, anche se non più ‘titolarissimo’ e spesso ai margini. Lui, immenso professionista legato alla maglia azzurra. L’attaccamento ai i lo si dimostra in tanti modi e lui lo fa nel migliore, in silenzio! Finito nel tritacarne della giustizia sportiva, ne uscirà più forte di prima. La speranza è l’assoluzione ma anche quella di rivederlo presto in panchina e perché no, magari anche in campo, prima della fine della stagione.
Uvini: s.v. E' giunto all'ombra del Vesuvio come una scommessa tutta da vincere. Un avvio poco convincente con la Primavera, poi la svolta con mister Saurini prima e con Mazzarri dopo. Memorabile la sua prestazione all'esordio tanto atteso contro il Psv. L'ex Sao Paulo ha sorpreso per carattere e determinazione, ma non è di certo passata inosservata anche la disciplina tattica, non comune tra i difensori brasiliani, e la particolare efficacia sulle palle alte. Non sarà di certo il nuovo Thiago Silva, ma una cosa è certa: ci si può lavorare. Nel 2013 la prova del nove.
Lavezzi: 8. La sua partenza è stata decisa al momento della stipula della clausola quindi non si può parlare di tradimento alla luce del fatto che ha scelto l'estero. Sul trofeo di Roma lascia un segno indelebile con un guizzo dei suoi e dimostra di avere Napoli nel cuore con quelle lacrime a fine gara e i continui messaggi d'amore su Twitter. Scugnizzo forever.
Gargano: 6,5. Poteva finire meglio, l'addio polemico non è stato gradito dall'ambiente napoletano. Ritrattare la lettera è un affare scomodo e provinciale verso un club che l'ha reso protagonista in Italia ed Europa andando a prenderlo in Uruguay. La sua dinamicità manca in alcuni frangenti, ma i suoi black out e continui mal di pancia hanno spesso osteggiato le scelte di Mazzarri. Sull'attaccamento ai i, però, nessuno può discutere.
Mazzarri: 7,5. La Champions e la Coppa Italia sono due perle che rimarranno a lungo nella mente dei napoletani che non vedevano queste competizioni da decenni. A Pechino Mazzoleni gli rovina il capolavoro sul più bello. Ha il merito di variare il gioco facendo di necessità virtù alla partenza di Lavezzi, anche se ha il grave difetto di puntare sempre su un numero ristretto di calciatori e di rilasciare, talvolta, dichiarazioni che smontano squadra e ambiente nei momenti decisivi.
Bigon: 6.5. Nel complesso la campagna acquisti ha lasciato a desiderare perchè con i soldi incassati dalla cessione di Lavezzi si poteva fare meglio, ma è chiaro che non ha sufficiente autonomia a disposizione per operare. Dalla sua ha tre punti importanti: la riconferma di Cavani è stato merito suo, ha fatto da paciere quando Aurelio e Edi sembravano ai ferri corti. A questo vanno aggiunti Gamberini e Behrami che risultano pedine essenziali per questo Napoli. Ora tocca a lui dimostrare che a Napoli possono arrivare certezze e non più scommesse al buio.
De Laurentiis: 7,5. Un anno di soddisfazioni per il presidente. In bacheca il primo trofeo della sua gestione, quella Coppa Italia che all’inizio tutti snobbano e che poi diventa l’obiettivo di molti. Unica squadra ad aver battuto la Juventus nella stagione scorsa, ha fatto di tutto per rinforzare l’organico e trattenere Cavani. Uno sforzo importante per Don Aurelio che però ha ceduto il beniamino del popolo azzurro, quell’Ezequiel Lavezzi che ha fatto innamorare i tifosi. La sua programmazione ha dato i frutti fino a questo momento, sofderando idee chiare e dimostrando che i nomi non sono tutto. Ora, però, è il momento della svolta. Se si vuole fare il definitivo salto di qualità, bisogna investire ancora di più di quanto fatto fin qui, per raggiungere quei traguardi tanto proclamati, anche perchè scotta e come la mancata qualificazione alla Champions League di questa stagione.
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