Vincenzo Montefusco, storico calciatore del Napoli che vinse due Coppa Italia nel 1962 e 1976, poi allenatore e dirigente del Settore Giovanile azzurro e della prima squadra, oggi opinionista tv, è intervenuto ai nostri microfoni.
Lei è stato l'allenatore della Primavera che ha vinto l'ultima Coppa Italia, si ricorda l'undici titolare?
"La formazione per intero non la ricordo tutta. Nella mia mente ci sono soprattutto i tanti napoletani che avevamo. Penso a Coppola, Paolo Cannavaro, Malafronte che poi si infortunò in una partita di serie A, lo stesso Carmelo Imbriani al quale mando un caloroso saluto, Cimadomo, Longo, Fava, Scarlato, Stendardo e altri".
Come si sta evolvendo il calcio giovanile, in particolare cosa è cambiato nella gestione del settore all'interno del Calcio Napoli?
"Prima vincevano soprattutto le idee e la capacità di saper vedere oltre in un contesto di sacrifici continui. Svolgevamo il nostro lavoro con pochi soldi, circa 3-400 milioni di lire. Floro Flores lo pagammo solo 9 milioni, giusto per farvi avere un'idea. Oggi invece la società è miliardaria, ricchissima, ha la possibilità di prendere calciatori stranieri, visionare più situazioni. Il calcio dei giovani segue le logiche di evoluzione del calcio dei grandi".
Nonostante la crisi finanziaria il Napoli in cui lavorava Lei, aveva un centro sportivo di proprietà a Marianella."Un polo di riferimento è sempre fondamentale per la crescita dei ragazzi e per dare ai tecnici la possibilità di avere una logistica da cui partire per avviare tutte le attività necessarie, ovvero allenamenti, rapporti con le famiglie, controllare tutte le categorie senza essere costretti ad andare in giro sui vari campi spesso molto distanti tra loro. Fui richiamato da Pierpaolo Marino durante il suo mandato per guidare il settore giovanile, ma quando capii che serviva solo il mio nome decisi di non accettare per un discorso di dignità. Sono stato sempre abituato a prendere decisioni con la mia testa. Al Napoli manca una figura che tenga sotto controllo ogni aspetto".
Qual è la ricetta giusta per dare stabilità alla Scugnizzeria?
"Crederci è la condizione fondamentale, imprescindibile per poi mettere mano alla tasca ed investire un po' di soldi. Non è un caso se i ragazzi più talentuosi vengono praticamente spinti dalle famiglie ad accasarsi in quei club dove sono assistiti in ogni movimento che fanno, dalla scuola alla programmazione sportiva. Questo Napoli che inizia a crescere sotto ogni punto di vista ha nella mancanza di una struttura adeguata alle necessità del settore giovanile un neo non da poco".
Eppure la Primavera è in finale di Coppa Italia e tanti sono i giovani già sul taccuino di club importanti. I fratelli Insigne, Novothny, Fornito...
"In sette otto anni di gestione De Laurentiis si poteva fare certamente di più. E' chiaro che non è semplicissimo, ma per chi come me sa che la base di ogni progetto vincente è il vivaio, vedere così pochi talenti esplosi in tutti questi anni, qualche perplessità lascia".
Giocare al San Paolo la finale contro la Juventus è un bene o un male per questi ragazzi?
"Ci sono pro e contro. Per i giovani è senz'altro entusiasmante calcare il terreno di gioco dei grandi, quello su cui Maradona ha fatto la storia, ma poi dall'euforia si passa all'eccessiva tensione. Io ho sempre evitato e i risultati ottenuti con gli allievi e le altre categorie, l'approdo in finale al Viareggio, e altri, mi hanno dato spesso ragione".
Oltre Cannavaro, qual è il calciatore allenato che le ha dato grandi soddisfazioni dopo le giovanili?
"Tanti sono i giocatori che hanno fatto una carriera apprezzabile, ma io ho un grosso rammarico sugli '84 che avevo durante la gestione Corbelli-Ferlaino. C'erano tanti talenti, provenivano anche da reealtà difficili come Scampia, Soccavo. Si sono persi in quel caos societario, che peccato".
A distanza di anni, ci può dire la verità sull'esclusione di Beto nella finale di Coppa Italia, gara di ritorno, sul campo dl Vicenza?"Le cose che si conoscono, quelle dette e ridette, sono la verità, ovvero che Ferlaino aveva praticamente mandato via 15 giocatori tra cui Cruz, più Simoni, l'allora allenatore. Tra infortunati e problemi di questo tipo, dal terzo posto del girone d'andata, il Napoli cominciò a scivolare in classifica, e sinceramente a me, da napoletano, premeva salvare il Napoli. E' chiaro che arrivati in finale tenevamo a conquistare il trofeo, non ci siamo riusciti ed è inutile tornarci su pensando a come sarebbe potuto andare con i se e con i ma. Guardiamo oltre".
Condivide la politica del club di De Laurentiis di tagliare in tronco con i protagonisti del passato?
"Condivido tutto, è una scelta loro. Il punto, comunque, non è condividere o meno. Per la società attuale il Calcio Napoli di Maradona e quello precedente non esistono. Più che constatare una cosa simile, non si può fare. Posso solo aggiungere che è un peccato. Il Napoli rappresenta per me la vita, sono entrato nel club a 13 anni, figuratevi il bene che posso volere a questi i. A Marino dissi che per il Napoli ho ricoperto tutti i ruoli tranne il presidente perchè non avevo un adeguato portafogli (ride,ndr)".
Lei era presente ai funerali di Carlo Iuliano, si sarebbe aspettato una presenza più corposa del Napoli Calcio o è sufficiente la presenza dell'Ufficio Stampa?
"Inutile fare polemica, è evidente che il Napoli è venuto meno. Dico solo che Guido Baldari, che era presente, poteva almeno intervenire per dire qualche parola a nome del club che rappresentava ieri. Sono intervenuti personaggi del calibro di Moggi, Ferlaino, Juliano e tanti altri. Si poteva e doveva fare di più. Io in queste occasioni mandavo 5-6 ragazzi in tuta di rappresentanza".
Chi era Carlo Iuliano?
"Un piccolo grande uomo, un saggio a cui non si poteva non voler bene. Una persona perbene, gradevole, squisita. Sono molto addolorato".
Maradona ha recentemente detto che al Napoli mancano sempre 5 centesimi per un euro, è d'accordo anche Lei che a volte si ha l'impressione di una squadra eterna incompiuta?"D'accordissimo con Diego. Ci sono tante occasioni perse. I soldi ricavati con la cessione di Lavezzi potevano essere spesi meglio, e quando dico meglio intendo dire che è inutile comprare 7-8 mezze figure all'anno, bastano due campioni ogni stagione da inserire in un contesto collaudato".
Il mercato di gennaio l'ha soddisfatta?
"Io non posso e non voglio parlar male di Riccardo Bigon perchè di calcio ne capisce e poi sono amico del padre Alberto con cui ho giocato. Evidentemente ha un'autonomia limitata. Ripeto, non amo veder comprare calciatori che non tolgono e non mettono, però poi i risultati che sta ottenendo il Napoli danno ragione a questo tipo di operato".
Le piace la gestione dei giovani di Mazzarri?
"No, non mi piace, ma il tecnico livornese ha ragione quando dice che storicamente gli obiettivi importanti si raggiungono con calciatori esperti. E allora, visto che lui vuole vincere lo scudetto..."
Napoli Cavani-dipendente, o Cavani perfetto terminale offensivo di un ingranaggio che si muove ormai a memoria?
"Nella domanda un misto della mia risposta. Sono vere entrambe le cose, poi è evidente che se togliamo Cavani al Napoli si perde il 70% della possibilità di vincere per la sua capacità di trovare la porta e di dare una bilancia tattica ad ogni gara".
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