Ci risiamo, ma ormai ci abbiamo fatto l'abitudine. La carta di corte colpisce ancora, e lo fa nella maniera più ignobile possibile. Nelle settimane in cui riecheggia ancora la notizia del gesto di Kevin Prince Boateng, addirittura chiamato dall'Onu a difendere la lotta al razzismo, a Torino qualcuno ha pensato bene di autorizzare e difendere una tifoseria che in più di un'occasione è stata protagonista con vistosi atteggiamenti razzistici. Dopo i cori ascoltati con l'Udinese e con la Lazio arriva la reazione dall'ambiente juventino che ben si guarda dal condannare gli episodi. Non li minimizza, magari! Preferisce la strada della miopia assoluta e sposta l'attenzione su argomenti da bar dello sport.
Un modo alquanto pietoso per confermare ancora una volta la confusione del ruolo di giornalista con quello dei tifosi incalliti e tendenzialmente ignoranti.
Nascondere certi fanatismi o peggio ancora far finta di non vedere il razzismo in casa propria autorizza quella parte di tifoseria a continuare in queste deprecabili iniziative. Perchè è una parte della tifoseria che viene messa sotto accusa, anche se talune volte quel coro per il Vesuvio viene intonato da gran parte dello stadio. Perchè di razzismo si tratta, stavolta certificato anche dal benevolo Tosel: ma anche questo viene messo in discussione. Raddoppiata la multa ma lo stadio tanto caro a loro è salvo. Già perchè di tutta la faccenda la preoccupazione principale a Torino è stata quella di difendere lo Juventus Stadium, paventando progetti oscuri finalizzati alla squalifica."Ho detto tutto".
Mostruosamente banale nascondersi dietro una frase dell'inno dove "il bianco abbraccia il nero". Di tifosi stupidi purtroppo se ne possono contare in qualsiasi tifoseria d'Italia: non riconoscerlo è un autocondanna. Ci si aspetta o almeno ci si augura che chi respira l'aria di una redazione affronti l'argomento razzismo in maniera diversa dal peggiore ultras. Altrimenti è carta straccia.
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