Julio Velasco racconta il suo legame con il calcio e rende omaggio a Diego Armando Maradona. Il commissario tecnico della pallavolo, intervenuto al Festival dello Sport, ha parlato della propria passione per il pallone, soffermandosi con ironia sui tanti pallavolisti che avrebbero voluto diventare calciatori e ricordando il campione argentino per le sue qualità umane, oltre che sportive.
L'allenatore argentino non ha nascosto il proprio amore per il calcio, uno sport che continua ad affascinarlo nonostante il passare degli anni. “Io sono un calciofilo, come dico sempre. Noi pallavolisti siamo calciatori frustrati, nel senso che volevamo giocare a calcio, ma non avevamo le qualità e allora abbiamo provato altri sport. A molti non è andata male, infatti a una squadra maschile non c'è regalo migliore che far fare un calcetto prima dell'allenamento. Di solito giocano tutti bene”, ha raccontato sorridendo.
Velasco ha spiegato anche perché oggi preferisca evitare di scendere in campo: “Ho sempre seguito molto il calcio perché mi piace, soprattutto giocarlo. Adesso non lo faccio più perché, quando vedo la palla, non riesco a controllarmi: la carrozzeria non risponde più come la mente, quindi cerco di evitare”.
?Il legame speciale con Diego Armando Maradona Il passaggio più intenso del suo intervento ha riguardato Diego Armando Maradona, simbolo assoluto del calcio argentino. Velasco ha ricordato come, al di là del talento e delle contraddizioni personali, il campione fosse capace di dimostrare rispetto e vicinanza agli altri. “Una volta ho scritto per la Gazzetta: ‘Voi tutti Maradona lo ammirate, noi gli vogliamo bene’. Con tutti i suoi difetti, e forse anche per quelli”, ha ricordato. Poi ha aggiunto un particolare che, secondo lui, racconta meglio di tanti altri la personalità di Maradona: non rimproverava un compagno per un passaggio sbagliato né un avversario per un fallo subito. Un ricordo che restituisce l'immagine di un campione capace di lasciare un segno profondo non soltanto per ciò che faceva con il pallone, ma anche per il rapporto che sapeva instaurare con chi condivideva il campo con lui.