Da Salah a Vlahovic: ecco perché i club turchi possono spendere così tanto sul mercato

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Autore Dino Viola Giornalista pubblicista · Analista dei dati

Il calcio turco ha conquistato una nuova centralità nel mercato internazionale. Gli arrivi di campioni come Mohamed Salah, Dusan Vlahovic e Romelu Lukaku raccontano la crescente capacità della Süper Lig di attirare giocatori di primo livello con stipendi e investimenti sempre più elevati.

Süper Lig turca, perché i club possono spendere così tanto

Per anni la Turchia è stata soprattutto una destinazione per campioni a fine carriera, da Roberto Carlos a Drogba, Sneijder e Van Persie. Oggi lo scenario è cambiato. Il caso più significativo è quello di Victor Osimhen, acquistato dal Galatasaray per 75 milioni di euro e legato al club da un ingaggio da 15 milioni netti all’anno più bonus.

Anche Skriniar, Icardi, Greenwood e Lukaku hanno scelto Istanbul. Il Besiktas ha puntato su Vlahovic, mentre il trasferimento di Salah al Trabzonspor rappresenta un ulteriore segnale dell’ambizione del movimento turco.

Uno dei principali fattori che consentono ai club di offrire cifre così importanti è il sistema fiscale. Gli stipendi vengono generalmente concordati al netto e le società si fanno carico delle imposte. La tassazione si aggira intorno al 20%, un livello inferiore rispetto a quello di molti grandi campionati europei.

«In sostanza, ricevono il loro stipendio al netto. Nessuna responsabilità fiscale. È il club a pagare le tasse», ha spiegato un agente turco al Telegraph.

C’è poi un altro elemento: giocare in Turchia significa restare all’interno del calcio europeo e poter partecipare alle competizioni UEFA, offrendo un’alternativa alla Saudi Pro League.

Il rovescio della medaglia riguarda però i conti. I quattro grandi club, Galatasaray, Fenerbahce, Besiktas e Trabzonspor, avevano complessivamente oltre 1,13 miliardi di euro di debiti al 31 maggio 2025. Nel 2021 avevano già avviato un piano di ristrutturazione da 800 milioni di euro con un consorzio bancario.

Negli ultimi anni sono proseguiti aumenti di capitale e operazioni per ridurre l’esposizione. La spinta sul mercato, dunque, convive ancora con una situazione finanziaria delicata.

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