Il giornalista Bruno Marra attraverso i social ha voluto ricordare la punizione di Maradona contro la Juventus del 3 novembre 1985:
"Quel giorno pioveva e c’era un clima gelido sin dal primo mattino. Era il 3 novembre del 1985. Quaranta anni fa. A quell’epoca anche le stagioni erano più serie. Nessuna implicazione di assi terrestri, scie chimiche o commistioni atmosferiche. In estate c’era un sole equatoriale, in inverno pioggia e freddo. “E’ il periodo suo, lo deve fare” diceva Eduardo in Natale in Casa Cupiello.
E quel giorno lo fece. Ne fece pure tanta. Al punto che a Napoli addebitarono quella tempesta furibonda a una distrazione biblica, una disattenzione messianica. “’O Pataterno s’è scurdato ‘e l’acqua!!” urlava la gente correndo per strada. Ma non ci eravamo certamente scordati che quella domenica si celebrava la madre di tutte le Sfide. Al San Paolo c’è la Juventus. I napoletani avevano perso il conto, la memoria, ‘o suonno e ‘a fantasia dell’ultima volta che avevamo battuto la Signora. Non ci bastavano i calendari e tutti i Santi che si festeggiarono due giorni prima.
Quando Maradona giunse a Napoli nell’estate del 1984 non gli chiesero la moltiplicazione dei pani e degli scudetti, bensì: “dobbiamo battere la Juve”. La Giuve, come la pronunciava Diego. All’alba della liturgia, quel Diluvio profetico ci fece supporre che forse era arrivato il momento del Giudizio Universale. Qualcuno lo interpretò quale segno nefasto, come se da lassù ci volessero avvisare che pure stavolta era “mal’acqua”.
Ma nulla fermò l’esercito di 80mila fedeli che si avviò verso la Cattedrale di Fuorigrotta, bardati e coperti alla bell’e meglio da impermeabili di fortuna e simboli apotropaici. La partita si giocava alle 3 del pomeriggio, come dio comandava prima che il calcio fosse attraversato da esigenze e ingerenze televisive. Giornata di campionato numero 9. La Juventus aveva vinto tutte le 8 partite precedenti.
La Gazzetta titolò: “Madama cerca la nona sinfonia”. Ma l’acuto che squarciò la scala musicale esplose in un melodia ancestrale, dentro una pozzanghera oscura a cielo aperto che nemmeno i riflettori riuscivano a diradare. Un bagliore accecante illuminò l’Universo ad un quarto d’ora dalla fine. Un quadro che andrebbe esposto al Louvre, e che nessuno avrebbe il potere di rubare. Punizione a due in area. La barriera è a cinque metri, forse quattro. “Toccamela Eraldo, gli faccio gol lo stesso…” Pecci mette il piedone sul pallone e il D10S lo avvolge con il “guanto”.
Prossemica di un Genio. La parabola finisce all’incrocio, il boato del San Paolo sale in Paradiso. Tra le nuvole nere spunta l’arcobaleno. Le gocce che cadono dall’alto sono le lacrime di un popolo intero. Era il 3 novembre del 1985. Oggi, di 40 anni fa. Quando esistevano le vere stagioni. E i napoletani, per la prima volta, cominciarono davvero a credere ai Miracoli".