Doppia ipotesi sul tavolo per la costruzione del nuovo palazzetto del Napoli Basket, un tema fondamentale per le prospettive e le ambizioni del club partenopeo. Da un lato resta in piedi il progetto avanzato nella zona di Napoli Est, portato avanti da Italgest (Pasquale Amenta) insieme ai fratelli Federico e Vito Grassi, già protagonisti al timone degli azzurri della storica vittoria della Coppa Italia. Dall'altro c'è l'affascinante idea del recupero e rilancio del mitico PalaArgento: una proposta dal forte impatto nostalgico e visionario, fortemente caldeggiata dall'imprenditore italo-americano Matt Rizzetta. Sul fronte Mario Argento, le criticità principali restano di natura logistica. La struttura, oggi in uno stato di totale abbandono, sorge in un'area ad altissima densità di traffico.
Per superare l'ostacolo, il piano prevedeva di estendere il perimetro inglobando i vicini spazi del PalaPartenope, così da ampliare le volumetrie e realizzare un impianto polifunzionale da 12-13 mila posti. Le trattative tra Matt Rizzetta e Rino Manna — storico patron del PalaPartenope dagli anni '70 — sembravano ormai giunte al closing, con un'intesa economica già definita a inizio settembre. A frenare l'operazione sono stati tuttavia i dubbi sulle tempistiche, legati al mancato deposito al Comune della documentazione necessaria per l'avvio formale dell'iter. Un'impasse arrivata a dispetto della piena disponibilità del sindaco Gaetano Manfredi, che aveva dato il via libera al recupero di una struttura dall'alto valore simbolico per la città. Dopo la fumata grigia e il successivo silenzio sul PalaArgento, si è riaperta l'opzione Napoli Est tramite l'intermediazione per il progetto Italgest, che vanta un percorso burocratico già approvato e smarcato, in attesa solo dell'architettura finanziaria e del via ai lavori. La vera novità emersa nelle ultime ore riguarda la riapertura dei contatti tra la famiglia Grassi e Matt Rizzetta, dopo le recenti tensioni e il ricorso in tribunale relativo al presunto diritto di prelazione che gli azionisti di maggioranza Tavassi e Amoroso non avrebbero garantito al momento della cessione del 66% delle quote alla cordata statunitense. Nel corso di un primo incontro preliminare, gli investitori americani — attraverso una figura di spicco — hanno espresso la chiara intenzione di voler acquisire il 100% del controllo operativo e societario del potenziale nuovo impianto ad Est. Al momento si tratta di un pourparler, ma il dialogo è ripartito. Resta da capire quali saranno gli sviluppi e quale dei due progetti riuscirà ad arrivare al traguardo finale.