Alessandro Magro, coach della Guerri Napoli Basket qualificata alle Final Eight di Coppa Italia in programma a Torino dal 18 al 22 febbraio, parla al Corriere dello Sport.
«Mi trovo assolutamente bene qui a Napoli! Si confermano le aspettative sia per il progetto riguardo la squadra sia per la qualità. Poi c’è il calore che ti trasmette la tifoseria e il popolo napoletano. La scelta di venire qui, si rivela essere giusta e confermata dalla passione riaccesa negli sportivi per la pallacanestro»
Le Final Eight sono da considerarsi un premio al lavoro svolto o un pass agevolato dall’esclusione di Trapani?
«Sono certamente un traguardo importante per noi! Sono stati tolti punti a Sassari e a Varese ad esempio, ma erano ottenuti in condizioni non normali. La situazione di Trapani non è stata uno spot positivo per la bontà del campionato italiano. Noi siano consapevoli di dover aggiustare qualcosa per costruire e continuare a crescere»
Quale l’obiettivo per Torino?
«Ci prendiamo il biglietto consapevoli che tutto può accadere. Lo dimostrano le perfomance del mio Brescia e poi dello stesso Napoli due anni fa. Siamo felici e orgogliosi del traguardo raggiunto: basti pensare che la società è nuova ed è nata lo scorso primo luglio. Porta in dote la qualità e la bontà degli uomini rimasti e del progetto degli investitori americani e del general manager, James Laughlin. Lui porta idee e lavora per un Napoli che sia protagonista e in Italia e in Europa».
A conclusione del girone di andata la squadra ha conquistato 6 vittorie in 15 gare. Un cammino che secondo lei esprime le potenzialità del team?
«Concordo: sei vittorie e nove sconfitte non sono sufficienti per una squadra che guarda verso l’alto. È vero pure che nel nostro percorso qualche partita l’abbiamo persa per strada. Comunque la squadra ha saputo competere con tutti, avendo la capacità di vincere contro squadre alla nostra portata. In particolare sottolineo la vittoria esterna con Trento».
Soddisfatto fin qui delle risposte fornite dal roster?
«Con il general manager ci siamo trovati a costruire un roster con un budget non molto alto per la serie A. Si è dovuto tener conto delle difficoltà che in quel momento la proprietà stava affrontando per l’acquisizione delle quote societarie. Per cui ci siamo mossi col budget a disposizione: costruire un roster quanto più simile e affine alla mia idea di basket. Sono felicissimo di quello allestito. La società, comunque, è attenta e vuole correggere qualcosa in corsa conscia che si può migliorare».
La società si sta guardando intorno e pensa a possibili integrazioni come il ritorno di Totè e a partenze come quelle di Saccoccia e Caruso. Cosa dice, coach?
«Per Totè, che qui ha fatto bene, vedo complicata la via del ritorno. Per Saccoccia sta lavorando bene, ma se si presenta l’occasione di dargli continuità va sfruttata. Per Caruso non sempre è facile esprimersi al meglio in un club e il campo diventa un giudice inappellabile. Willy è sempre disponibile e sta dando sempre il suo contributo».
Quali sono i rimedi per evitare le cadute di lucidità nei finali di gara?
«Non dipende da una condizione fisica, ma mentale. I giocatori sono allenati per giocare i 30’ e oltre. Siamo fragili nel gestire gli equilibri nel finale. Bisogna lavorare per crescere in questo senso».
Obiettivo per il finale di stagione?
«Guardando la classifica oggi siamo sotto di 2 punti a squadre che ritengo nella nostra fascia tecnica. Le altre sono al di sopra, hanno qualcosina in più. Ecco dobbiamo provare ad essere più determinati contro quel gruppo di compagini che vanno da Trieste a Cantù per lottare con concretezza per l’accesso ai play off. Un fattore fondamentale può essere costituito dalla Alcott Arena. Il supporto del pubblico può farci guadagnare punti fondamentali nelle partite casalinghe e rendere realtà l’obiettivo play off».