Così il calcio italiano sponsorizza la guerra

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Bambini tra le macerie in YemenBambini tra le macerie in Yemen

Supercoppa in Arabia Saudita: così il calcio italiano sponsorizza la guerra

Che cosa vi dice la sigla A4447? Probabilmente niente. A meno che non vi sia capitato di incontrare un cacciabombardiere, incontro al quale difficilmente sareste sopravvissuti per raccontarlo. Il codice di fabbricazione A4447 è quello di una bomba, ma non di una bomba qualsiasi: di una bomba italiana. Ecco: forse, se non siete mai stati in guerra, è possibile che questa sigla l'abbiate già vista in Sardegna, dove ogni giorno il nostro Paese fabbrica migliaia e migliaia di bombe destinate a rifornire i signori della guerra di tutto il mondo. Un giro d'affari in crescita esponenziale, che vale decine e decine di miliardi di euro l'anno.

E allora? C'è che queste bombe 'made in Italy' hanno un cliente affezionato, disposto a pagare molto più di quanto si farebbe per qualsiasi esportazione di eccellenze agroalimentari italiane: è l'Arabia Saudita. Vi dice niente? Una delle dittature più spietate al mondo, che è solita rimbalzare nella cronaca nostrana solo per le continue impiccagioni, lapidazioni e decapitazioni ordinate dalla corona reale, è divenuta di recente un importantissimo partner del calcio italiano.

Il calcio italiano nella geopolitica del Medio Oriente

Ma andiamo con ordine. Tutto inizia nel 2015 quando l'Iran viene finalmente liberato dalle sanzioni economiche stabilite dalla comunità internazionale sotto la pressione degli Stati Uniti. Per l'Italia, che in Iran prima delle sanzioni era il secondo partner commerciale d'Europa, è un'occasione d'oro: quella di stringere un accordo storico tra la FIGC, rappresentata da Mario Gavillotti e Romy Gai, e la federazione calcistica iraniana. Tutto nella norma, se non fosse che l'Iran, oltre ad essere un florido mercato per l'export italiano, è soprattutto il più potente avversario economico e geopolitico dell'Arabia Saudita, con la quale si contende da decenni il controllo del Medio Oriente e dei flussi di petrolio.

Succede allora che calcio e politica iniziano ad essere una cosa sola. E' tra il 2015 e il 2017 che prima Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni danno il via ad una serie di incontri con la corona saudita, rappresentata dal Re Dalman e soprattutto da suo figlio Muhammad, vero reggente e interprete, con la sua 'Saudi Vision 2030' del protagonismo saudita in politica internazionale. L'obiettivo di questi incontri è soprattutto uno: l'Italia deve confermare il suo appoggio all'Arabia Saudita nella guerra contro i ribelli dello Yemen, sospettati di essere finanziati proprio dall'Iran. Pazienza se le sanzioni sono finite, l'Italia deve scegliere: o si sta con l'Arabia Saudita, o si sta con l'Iran.

Supercoppa italiana 2019 in Arabia Saudita

E così la svolta anche nel calcio, prima con l'amichevole del 28 maggio, poi con la nuova partnership installata tra Lega Calcio e GSA, la federazione saudita: per 22,5 milioni di euro, ben tre edizioni della Supercoppa italiana nei prossimi cinque anni dovranno disputarsi in Arabia Saudita. Un accordo sponsorizzato dalle multinazionali governative del settore militare Leonardo (ex Finmeccanica), Fincantieri, e dagli ex ministri Pinotti, Calenda e Lotti. A conferma di un'amicizia diplomatica tra due Paesi che nel frattempo i soldi veri continueranno a farli con le armi.

Italia complice del massacro in Yemen

Nel frattempo, in Yemen è in atto la più grave crisi umanitaria del pianeta Terra, con decine di milioni di persone a cui l'Arabia Saudita ha tagliato qualsiasi rifornimento di cibo, elettricità e medicinali, mentre quotidianamente insistono i bombardamenti. Ma il calcio italiano arriva in soccorso: offrirà la sua popolarità internazionale per contribuire alla propaganda saudita che con lo sport vuole ridipingersi come Paese aperto, pacifico e progressista. Si inizia con Juventus-Milan, gennaio 2019: i sauditi si aspettano che completini Nike e Adidas, calciatori sorridenti e gol indimenticabili riescano finalmente a seppellire i cadaveri di migliaia di bambini uccisi dalle bombe, rigorosamente italiane, targate A4447.

di Lorenzo Sorianiello (Twitter: @LorenzoSor)

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