Eppure mi hai cambiato la vita...

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'Eppure mi hai cambiato la vita'. Potrebbe cantare Jorginho al suo mister Sarri. Non a caso è proprio un brano di Fabrizio Moro quello più adatto al mood dell'italobrasiliano che, mentre il cantautore intonava 'Non mi avete fatto niente' e trionfava a Sanremo con Ermal Meta, rubava la scena al San Paolo illuminando il Napoli nella rimonta ai danni della Lazio. Ma più che cantante, Jorginho è il direttore d'orchestra dello spartito creato a tavolino (e soprattutto in campo) dal suo allenatore, Maurizio Sarri che di fatto gli ha cambiato la vita.

LA CRESCITA DI JORGINHO CON SARRI

Non v'è dubbio che il centrocampista di Imbituba sia cresciuto esponenzialmente, soprattutto dall'approdo a Napoli di Sarri. Precedentemente, nonostante le sempre ottime doti in termini di qualità e palleggio, nell'era Benitez si evidenziavano più i suoi difetti che le sue enormi capacità. Sarri ha plasmato, cucito e accentrato il suo Napoli addossoJorginho, fulcro del gioco spettacolare dei partenopei, sole attorno cui girano gli altri 10 pianeti. E' l'essenza e se vogliamo l'emblema della collettività di questa squadra, capace di esaltare le doti dei singoli. Capace di mettere tutti in condizione di nascondere agli avversari i propri difetti e fare della collettività una forza. Questo è accaduto a Jorginho, ancor più che ad altri azzurri.

L'APPLICAZIONE IN FASE DIFENSIVA - Nella sua crescita che l'ha portato ad essere il miglior centrocampista italiano nel ruolo di regista è evidente il miglioramento anche in fase difensiva, in quella fase di non possesso che tanto soffriva ai tempi di Rafa. Troppe difficoltà nel centrocampo a 2, con l'arrivo di Sarri è cresciuto sempre più nell'applicazione e nelle scelte quando il pallone ce l'hanno gli avversari, al di là dell'oggettivo ausilio dell'avere al suo fianco due mezz'ale nel centrocampo a 3: dall'abilità ad andare al raddoppio e a cercare spesso anche l'anticipo al miglioramento nei contrasti, affrontati con maggior decisione e con la consapevolezza (che non è di poco conto) di avere la giusta copertura in caso di esito negativo. Sempre più spesso infine, lo vediamo nell'inedita posizione di centrale aggiunto, andando a tappare gli eventuali buchi della linea difensiva.

Un lavoro enorme, in entrambi le fasi di gioco, che l'hanno reso sempre più decisivo nella manovra e per le sorti del Napoli. Non a caso, non c'è più nessun allenatore che non prenda precauzioni affrontando gli azzurri. Simone Inzaghi è soltanto l'ultimo della lista, e l'ha ammesso senza troppi giri di parole: "La partita l'avevamo preparata come nel primo tempo, con Milinkovic-Savic fisso in marcatura su Jorginho per non farlo palleggiare, mentre nel secondo tempo ci è riuscito essendosi liberato".

SEMPRE PIU' DECISIVO - E se poi si mette a fare il fenomeno, inventando dal nulla un assist per l'1-1 di Callejon che riapre un match complicatissimo contro un'ottima Lazio, c'è davvero poco da aggiungere. Chi avrebbe potuto dire o sapere come sarebbe andata se gli azzurri non avessero pareggiato già nel primo tempo, rimettendo in piedi una partita che stava diventando in salita. E nel momento più difficile ci ha pensato Jorginho, anche con un pizzico di furbizia nell'accelerare la giocata sorprendendo la difesa biancoceleste oltre ad una sopraffina tecnica, con un lancio da metà campo a tagliare il campo che pesca perfettamente l'attaccante spagnolo a tu per tu con Strakosha.

A farne le spese in questa stagione è stato Diawara, titolare solo in 3 delle 24 gare di Serie A. D'altronde però con un Jorginho così è difficile trovar spazio, è difficile per Sarri lasciare in panchina il regista perfetto per il suo gioco, il regista plasmato e coccolato anche nei momenti di difficoltà per far sì che diventasse quello che voleva il mister.

Sicuramente gli ha cambiato la vita e la carriera, sembrava quasi in uscita dal Napoli e nel mirino delle critiche al termine dell'era Benitez, sembrava dovesse esser scavalcato nelle gerarchie da Valdifiori prima e da Diawara poi: Jorge Luiz Frello Filho€‹ è invece il cardine di questa squadra e rinunciarci al momento sembra una follia. Non a caso su di lui incombono le minacce inglesi, con l'interesse forte di Arsenal, Manchester City e United. Molto del suo futuro dipenderà anche da quello di Maurizio Sarri, inevitabilmente: chissà che la permanenza del tecnico non possa essere un motivo in più per restare con il tecnico che 'gli ha cambiato la vita'...

di Manuel Guardasole - Twitter: @MGuardasole

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