Torino-Napoli, dalla A alla Z: l’esempio di Ancelotti, la fantasia di Marcolin, il tormentone dell’anno, i riferimenti noiosi e le vertigini su Dazn…

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Torino-Napoli, dalla A alla Z: l’esempio di Ancelotti, la fantasia di Marcolin, il tormentone dell’anno, i riferimenti noiosi e le vertigini su Dazn…

A fa. Asfissiante, opprimente, soffocante.

B ordocampisti Dazn. Danno le ultime notizie proveniente dagli spogliatoi con ampi gesti, con braccia veloci e rapide smorfie, che quasi reppano.

C ooling break. Ben due a Torino. Il secondo non è piaciuto a Mazzarri che subito ha indicato l’orologio.

D ribbling di Ospina. Un eccesso di sicurezza. Dopo la prima parata su Zaza, il portiere colombiano si è concesso un brivido dribblando la punta granata. Evitabile.

E rrore a Dazn, una gaffe grafica. Per cui il secondo gol di Insigne vale doppio e si va sull’1-4.

F lessibile. E’ un Napoli che decide di voler cambiare modulo a gara in corso, a seconda delle fasi di gioco e senza fare sostituzioni: nessuna rigidità, anzi.

G iubbino della paura. Cronisti e commentatori ne inventano tante: stavolta è toccato a Marcolin fare appello alla fantasia per parlare di un Toro timoroso. Ma tanta fantasia…

H arakiri. Solo così si può definire l’intervento di Luperto, col quale ha procurato il rigore che ha riaperto il match per pochi minuti. Il buon Sebastiano si è poi riscattato su una diagonale, opponendosi ad un tiro ravvicinato di Zaza.

I ndomito. Dries Mertens non ha mai smesso giocare per la squadra dal primo all’ultimo minuto: prezioso in fase di assist, lodevole nel pressare l’avversario e da manuale per il gioco corale.

L uce. Non siamo ai livelli di passaggi illuminanti ma le azioni che partono dal piede di Hamsik, almeno oggi, hanno acceso la luce.

M istero. Perché questa stessa squadra non è riuscita a fare un solo gol allo Stella Rossa? Resteremo nel campo dell’incromprensibile anche per la scienza.

N oiosi. I continui riferimenti alla gestione Sarri. Francamente, iniziano a stancare.

O bbligati. A pensare di dover recitare il ruolo di anti-Juve. Vuoi perché Roma e Inter deludono. Vuoi perché inizia a dirlo la classifica. E poi che senso avrebbe accontentarsi di un terzo o quarto posto?

P acatezza. Quella inconfondibile di un uomo che ne ha viste tante da calciatore e da allenatore. Misurato nelle esultanze e davanti ai microfoni. La serenità e la serietà di Ancelotti, un esempio.

Q uattro quattro due. Ma solo in fase di non possesso. E’ il modulo che consente di più di accorciare tra i reparti e subire meno in difesa.

R apace. Insigne ha messo a segno una doppietta da predatore d’aria di rigore: ha sfruttato per due volte delle carambole in difesa del Torino. Come un classico nove ma che nove non è.

S tanding ovation. Quella che merita l’azione del secondo gol, che porta la firma di Simone Verdi.

T ormentone. Il confronto tra il Napoli di Sarri e quello nuovo di Ancelotti ci accompagnerà per tutta la stagione: una certezza.

U briacanti. Quando i piccoletti lì davanti iniziano a scambiarsi posizioni e palla velocemente, c’è solo da restare incantanti o piacevolmente frastornati, sbronzi.

V ertigini. Quelle che provocano le inquadrature in movimento di Dazn ai giornalisti a bordocampo.

Z uccherino. La prima mezz’ora di Torino-Napoli è un toccasana per chi iniziava a rassegnarsi a non vedere più una squadra spettacolare nel gioco e nel risultato. 

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