IL GIORNO DOPO la trentaseiesima giornata... il finale da incubo, le sviste domenicali e la favoletta degli errori che non regge

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IL GIORNO DOPO la trentaseiesima giornata... il finale da incubo, le sviste domenicali e la favoletta degli errori che non regge

Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Si avvia all’epilogo il campionato. In testa è stato appassionate ed avvincente fino a quando non ci
si è resi effettivamente conto che il Napoli sarebbe potuto arrivare fino in fondo, malgrado lacune strutturali, in organico, organizzative e di
comunicazione. Il finale, dopo il volo in cielo di Koulibaly, è stato da incubo per quelli non abituati a perdere. Il panico li avrà aggrediti, hanno
abbandonato ogni forma di prudenza e dignità sportiva. Le “sviste” una tantum sono divenute domenicali. Si è iniziato a vedere di tutto. Da Orsato a
Milano, passando per Mazzoleni a Firenze, fino a Irrati a Torino, al quale, guarda caso, l’auricolare pare non funzionasse. L’arbitro toscano è apparso
spaesato. Pare fosse intenzionato a trasformare il cartellino a Rugani da giallo in rosso, come del resto prevede il regolamento. Dopo una lunga
sceneggiata, non se ne è fatto nulla. Non abbiamo nutrito alcun dubbio. Il giallo è rimasto giallo.


Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Il colore della maglia conta eccome. Pjanic nella sua militanza alla Roma, ha rimediato 46 ammonizioni e
sette espulsioni. Alla Juventus mai un rosso e solo una manciata di cartellini gialli. E non è che il bosniaco sia all’improvviso divenuto un calciatore corretto e poco incline ad entratacce e proteste plateali. Anzi, da quando è a Torino, pare sentirsi ancora più autorizzato a comportarsi in una certa maniera. Ha compreso di essere immune e che certi articoli del regolamento non lo riguardano. E la certezza dell’immunità lo ha reso ancora più aggressivo. 

Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Scrivere e parlare di calcio giocato dopo quello a cui si è assistito in questi ultimi turni di campionato,
risulta impresa ardua. Quasi inutile. Discorrere di tattiche, moduli, sostituzioni e sistemi di gioco, appare grottesco o quasi. Sarri e suoi prodi ci hanno
provato. Certo, anche loro hanno commesso errori, ma errori di scelte e di gioco, legati a situazioni di campo. In questo finale di stagione, netta si è
avuta la sensazione che il gioco del calcio, il sistema pallone inteso come divertimento e passione per milioni di tifosi, sia stato accantonato, messo da
parte, mortificato. C’era una compagine da dover spingere fino alla vetta e fino alla fine. Ed è stato fatto. Missione compiuta.

Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. La favoletta che gli “errori” arbitrali alla fine della stagione si compensano non regge. E’ una favoletta
messa in giro da chi da sempre di questi errori si avvantaggia. In un campionato equilibrato, dove le due battistrada hanno viaggiato “punto a punto”, gli “errori” fanno la differenza e l’hanno fatta. 

Il giorno dopo la trentaseiesima giornata. Gli “orrori” visti sui campi possono costituire un alibi per il mister e i calciatori, non certo per la società
rea di un inspiegabile immobilismo e impreparazione al mercato di gennaio malgrado due gravissimi infortuni occorsi molto tempo prima che la finestra del mercato invernale si aprisse. Il paradosso è che non si è riusciti a prendere neanche quei calciatori che erano stati acquistati: Inglese e Younes.

Il giorno dopo trentaseiesima giornata. Il rettangolo verde ha raccontato di un Napoli distratto contro il Torino. Di Mertens e Hamsik tornati
al goal. Di una difesa che senza Koulibaly ha ballato. Di un Milik sempre generoso ogniqualvolta entra in campo, ma troppo spesso impreciso nelle
conclusioni. Anche ieri, sul suo piede il pallone del 3 a 1 che avrebbe archiviato la partita. Di un San Paolo da brividi che ha sostenuto squadra ed
allenatore per tutta la gara. Di contro, veemente la contestazione nei confronti della proprietà. Si prevede un’estate calda e non facile per il Napoli e suoi
tifosi. Il campionato è stato di spessore considerata la rosa a disposizione. L’enorme gap nei confronti della Juventus è stato in parte colmato con
l’organizzazione del gioco e con l’entusiasmo. Caratteristiche che sarebbe un peccato disperdere.

Stefano Napolitano

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