IL GIORNO DOPO la trentaduesima giornata... il macigno interno, l'ingresso inspiegabile e la dicitura alla Adani

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IL GIORNO DOPO la trentaduesima giornata... il macigno interno, l'ingresso inspiegabile e la dicitura alla Adani

Il giorno dopo la trentaduesima giornata. Nel calcio, come un poco in tutti gli sport, i risultati condizionano i giudizi. Il racconto della partita di ieri non può non iniziare dalla fine. Da quella palla della disperazione crossata da Maggio in area rossonera e colpita di testa da Insigne, il più basso dei 22 in campo e finita tra i piedi di Milik. Il polacco l’ha controllata bene. Ha scelto l’angolo lontano, magari avrà chiuso anche gli occhi, ha calciato e sperato. E’ andata male. Donnarumma è andato giù velocissimo e gli ha negato la gioia di un goal che sembrava fatto. Bravo il portiere o meno bravo l’attaccante. Non lo sapremo mai e a questo punto conta davvero ben poco. Gli almanacchi racconteranno di uno zero a zero. Della parata di Donnarumma e del rigore in movimento di Milik a meno di cinque metri, quasi nessuno serberà memoria.

Il giorno dopo la trentaduesima giornata. L’ansia di dover vincere sempre e comunque sembra condizionare le prestazioni del Napoli in questo finale di stagione. La tenuta atletica non aiuta e al rush finale gli azzurri sembrano esserci arrivati con il fiato corto. E’ fisiologicamente calato il rendimento del terzetto d’attacco. I tre che, con un rendimento fin oltre le più rosee aspettative hanno di fatto trascinato la squadra e l’hanno aiutata non poco a disputare un campionato straordinario. In picchiata anche il rendimento di Allan. Cuore e polmoni per otto mesi. Enorme e di spessore la sua stagione. E’ giocatore di corsa e quando non corre, o corre male, diviene un giocatore normale. 

Il giorno dopo la trentaduesima giornata. Al Napoli di ieri, non è mancato l’ordine e la disciplina tattica. Sono mancati corsa e ritmo e la giocata del singolo. Il giro palla è divenuto lento e complice anche un Milan ben organizzato a chiudere le linee di passaggio, spazi per le imbucate tra le linee, il Napoli non è riuscito a trovarne. Nel primo tempo solo in un’occasione, quando Insigne in posizione di trequartista, ha pescato Callejon si è visto premiato un attacco alla profondità di un avanti azzurro. E’ accaduto una sola volta anche nella ripresa. Gran palla di Zielinski per lo stesso Insigne. Se si aspetta la “verticalità” di Jorginho, per dirla alla Adani, non accade nulla. Per gli avanti è inutile attaccare la profondità. Il pallone non parte mai. Uno dei limiti di questo Napoli forse è proprio questo: pare che se il pallone non passi tra i piedi dell’italo brasiliano, non si possa giocare. Ieri poi il Napoli era orfano anche degli esterni titolari. Maggio ha fatto la sua onesta gara e anche Hysaj sistemato fuori ruolo che ha ben contenuto Suso e non era facile. Ma entrambi in fase propositiva hanno aiutato ben poco la manovra. 

Il giorno dopo la trentaduesima giornata. Sarri ha attinto dalla panchina per provare a vincere. Tardivo l’ingresso di Milik, inspiegabile quello per soli pochi minuti di Rog. Come detto, in tanti hanno il fiato corto e le forze fresche servirebbero eccome. Ma sono i tre davanti che preoccupano. Il solo Insigne sembra averne ancora un poco. Ma del resto, sono gli unici che per un motivo o per un altro, non hanno sostituti. In estate prima e gennaio poi, si è deciso di non operare in tal senso; la società avrà avuto i suoi buoni motivi. Ad arte è stato fatto circolare il mantra che “questa rosa non era migliorabile” e in tanti ci hanno pure creduto. Tutto è migliorabile nella vita, figuriamoci una squadra di calcio. 

Il giorno dopo la trentaduesima giornata. Gli azzurri rientrano da Milano con un punto che lascia aperta una fiammella di speranza. Tecnico e giocatori cercheranno di tenerla viva il più possibile e il pubblico non farà mancare il suo sostegno. Il pari di ieri assume valenza negativa se contestualizzato al momento della stagione, come fu considerato negativo quello contro l’Inter sempre a Milano. Ma alla fine peserà come un macigno il rendimento interno del Napoli. Mostruoso quello esterno: 40 punti, zero sconfitte e appena 8 reti subite. Tra le mura amiche troppi passi falsi. Nell’economia della classifica peseranno come macigni le due sconfitte interne contro Roma e Juventus. Sarebbero bastati due pareggi.
 

Stefano Napolitano

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