Che fine ha fatto... Marco Donadel?

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Marco Donadel alla presentazione al Napoli con Aurelio De LaurentiisMarco Donadel alla presentazione al Napoli con Aurelio De Laurentiis

Alla ricerca degli azzurri perduti, dei volti dimenticati che a Napoli sono stati solo di passaggio o che comunque non hanno lasciato il segno. Una rubrica, in programma ogni mercoledì, che punta a ripescare bidoni e delusioni dell'era De Laurentiis in Serie A. Nell'ultimissima puntata tocca a lui: che fine ha fatto... Marco Donadel?

Il mediano della 'discordia', il primo cavallo di troia spedito da Firenze al Vesuvio nell'estate del 2011. Prima il mediano di Conegliano, poi l'altro svincolato Mario Alberto Santana. In teoria, anche un grande doppio appare low cost per Aurelio De Laurentiis. Uomini di esperienza e di qualità, pedine preziose per allungare la panchina di Walter Mazzarri. Nel concreto, però, atleti sfiduciati e acciaccati. 

Una doppia scommessa persa. Percorsi diversi ma paralleli, con lo stesso epilogo. Anche se decisamente più amaro è stato proprio quello dell'italiano cresciuto nel settore giovanile del Milan, stroncato in azzurro subito da un serio infortunio. Tempo appena dell'esordio, avvenuto cinque mesi dopo l'arrivo, per poi fermarsi subito causa una forte lesione muscolare. Così la stagione 2011/12 si chiude con appena un quarto d'ora di gioco, minutaggio necessario per scatenare l'ira del patron partenopeo e un effetto a catena per la caccia al colpevole. Il tutto con un quadriennale ormai firmato, anche con un ingaggio da addirittura un milione di euro. Troppo. 

Inutile una seconda stagione leggermente su altri livelli, quanto meno in campo. 13 presenze nell'annata successiva, di cui 90 minuti in cinque occasioni. Ancora troppo poco considerando un stipendio all'epoca da prima fascia, a cui bisognava aggiungere un rapporto ormai compromesso e un giocatore che restava comunque un lontano fantasma di quel centrocampista autorevole e spigliato ammirato in Toscana. Così nell'estate 2013 si coglie la palla al balzo: via al Verona negli ultimissimi minuti di calciomercato. Prestito secco, anche con ingaggio a carico partenopeo. Il tutto con la speranza che di un rilancio a dovere, favorendo una futura trattativa. Ed effettivamente l'esperienza veneta gli sorride, con 23 presenze totali e anche la gioia di un gol. Ma non c'è spazio per una cessione al rientro: finito fuori rosa dopo il ritiro di Dimaro, la società se ne libera subito con una rescissione consensuale. "Non avrei dovuto scegliere l'azzurro. Ho conosciute persone splendide e sono stato in una città fantastica, ma a livello professionale la scelta di Napoli è stata una vera e propria sciagura. Tutto è iniziato dagli infortuni, che hanno fatto sì che entrassi in contrasto con una parte della società. Sono state dette tante bugie sul mio conto, tra cui che non potevo più tornare a giocare a calcio. Questo a causa di una comunicazione un po’ pilotata che, ripeto, ha fatto percepire all’esterno cose non vere sul mio conto", ha poi dichiarato. 

Oggi, a 35 anni, è oramai una bandiera del Montreal Impact. Il club canadese nel quale si è trasferito proprio nel 2014 e dove chiuderà anche la carriera. Uno dei primissimi italiani a emigrare nella MSL, un'apripista. Una nuova vita, soprattutto in campo dove c'è stata una vera e propria rinascita sportiva. E l'azzurro resterà per sempre un grande rimpianto, un'esperienza che l'ha scottato fino a condizionarlo: "Sì, questa sarà la mia ultima squadra. Non avrei voglia di tornare in Italia per l’ultimo contratto e magari ritrovarmi a litigare con tifosi o presidenti...". 

di Pasquale Edivaldo Cacciola - @PE_Bahia 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 

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