Questione San Paolo, passa la linea del presidente: uno stadio come l'Emirates

Rassegna Stampa ico calendario ico orologio21:38 fonte : Corriere del Mezzogiorno
Questione San Paolo, passa la linea del presidente: uno stadio come l'Emirates

Rispunta la questione-stadio. Stavolta, però, con i due attori principali a parlare direttamente, senza mediazioni. Ma, sorpattutto, dicendo la stessa cosa. Da un lato de Magistris, dall'altro de Laurentiis; il primo il sindaco, cioè il proprietario dello stadio; dall'altro il patron del Napoli, senza il quale uno stadio non ha ragion d'essere. Ora pare che una soluzione definitiva, dopo tanti rinvii e ripensamenti, sia stata trovata: si ristrutturerà il San Paolo in maniera vigorosa, quasi come se si facesse uno stadio ex novo. Con centri commerciali, ristoranti e anche una clinica per le patologie legate allo sport e l'alta formazione dei medici sportivi. 
Vince dunque la linea intransigente del presidente del Napoli che da Fuorigrotta non ha mai avuto intenzione di schiodarsi. «Il San Paolo è la casa del Napoli, la storia del Napoli. Non ho intenzione alcuna di lasciare questo stadio», ripeteva mesi fa. 
Il progetto ha preso forma nel faccia a faccia a Città della Scienza tra il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il presidente dei partenopei Aurelio De Laurentiis. Il produttore cinematografico ha assicurato che «le risorse finanziarie ci sono», mentre il sindaco ha detto che in questo caso «la convenzione verrà rinnovata per il tempo che De Laurentiis vorrà, anche ben oltre il mio mandato» e che nello stipularla «si terrà conto della necessità di ammortizzare i costi del nuovo stadio». Definitivamente accantonate, dunque, le ipotesi di un nuovo impianto a Ponticelli ma anche l'ipotesi di uno stadio a Caserta, che pure de Laurentiis ha citato: «Ho parlato col sindaco di Caserta, io in sei mesi tiro su uno stadio prefabbricato». 

Ma proprio l'ipotesi di Caserta fece sobbalzare il sindaco, che sbottò: «Non permetterò che il Napoli vada via da Napoli». ecco perché qualcosa da allora è cambiata col Napoli che resterà a Fuorigrotta, in un San Paolo che verrà ristrutturato senza che gli azzurri debbano andare in esilio, al centro di una zona occidentale che, ha aggiunto il presidente degli industriali Paolo Graziano, «può diventare un distretto dello sport creando sviluppo e arrivando fino a Bagnoli». Una zona citata anche da de Laurentiis che ha chiesto «le bonifiche per quella zona inquinata», ha detto, appellandosi anche al presidente della Repubblica, Napolitano. Nell'immediato, però, il tema caldo resta il San Paolo. «Faremo le cose insieme — ha confermato il sindaco — perché siamo amici e entrambi amiamo Napoli, ora che so che ci sono i fondi privati sono l'uomo più felice del mondo visto che lo stadio è sempre stato tra le mie priorità».
De Laurentiis vuole uno stadio all'inglese, come l'Emirates, «che ho visitato e ho scoperto che lì vicino l'Arsenal stava costruendo degli uffici da vendere per ammortizzare una parte dell'investimento», ha spiegato il patron azzurro che, va ricordato, fino ad un anno e mezzo fa riteneva lo stadio nuovo «non una priorità in questo momento».

Per De Laurentiis il nuovo San Paolo è invece ora «il presupposto fondamentale per l'ulteriore crescita del club. Ci sono enormi potenzialità che non possono essere sfruttate senza uno stadio moderno che consenta l'autofinanziamento della squadra una volta ammortizzati costi, perché costruire un nuovo stadio o rifare il San Paolo costa». 
Il San Paolo deve essere pronto per la prossima stagione con i lavori prescritti dall'Uefa da chiudersi entro il 30 giugno e il certificato di agibilità che ancora non è giunto al club: «Il tema dell'agibilità di un stadio da 60.000 persone non è un atto formale — ha raccontato il sindaco —, perché chi firma quel certificato si assume la responsabilità per quelle 60.000 persone. Il San Paolo ora è ai limiti dell'agibilità ma io farò di tutto perché il pericolo di non giocare a Napoli sia sventato». Parole sante. Infatti al San Paolo basta andarci per rendersi conto della fatiscenza e dei potenziali pericoli che si corrono. Finora tante, troppe volte si è detto che per lo stadio s'era trovata la soluzione definitiva. L'auspicio che stavolta si davvero così. Perché questa, viste le condizioni dello stadio che sono in netta controtendenza con la crescita e il blasone del Napoli, è davvero l'ultima chiamata.

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