LONDRA — Mai dare consigli a Mazzarri, «per la sua professionalità parlano i risultati» ma un suggerimento lo mandano a Moratti: «L’Inter farebbe bene ad arruolare Villas-Boas». Non tollerano Quagliarella «ci ha traditi» e salvano Ferrara «Ciruzzo ha sempre tifato Napoli, non dimentichiamo che fu venduto per fare cassa». Ma soprattutto contro il Chelsea, mercoledì a Stamford Bridge, vogliono “undici leoni”. Si respira una sana aria “azzurra” a Fitzrovia, a due passi dalla congestionata Tottenham Court road nell’affollato centro di Londra. I ragazzi del Napoli Fans Club London giocano “in casa” tra i tavolini del pub “Italia Uno”, caotico punto di riferimento per i partenopei che vivono qui e che corrono a vedere la partita a sette sterline e 50, circa nove euro. Il club vanta già tre anni di attività e conta 200 iscritti e 3500 seguaci su Facebook. Napoletani che hanno varcato la Manica da qualche mese e altri che hanno la percezione di abitare a London Town da sempre, manager della City e ragazzi che campano alla giornata come cameriere nei ristoranti, uniti dal grido: “Forza Napoli”. Il fondatore del club è Marco La Nave di Fuorigrotta, 30 anni, a Londra da dieci, lavora per un’etichetta discografica, oggi si sente un londinese Doc: «Vuol dire essere cittadino del mondo, non mi sento un “emigrante” o un disperato, sono categorie che rientrano in una vecchia logica italiana». Al gruppo dei fedelissimi, una ventina in tutto, non manca mai Espedito Peluso. Dei suoi 48 anni, ne ha trascorsi quasi la metà dalle parti del Tamigi senza mai perdere l’aplomb del “vomerese”. È l’unico ad indossare la giacca mentre racconta i valori dell’Nfcl: «Non siamo tifosi ma appassionati di calcio, il nostro non è un club ultrà, vogliamo essere un esempio positivo. I nostri principi sono lotta al razzismo, nessun fanatismo e tanta sportività. A chi verrà a seguire la Champions diciamo: vogliamo fare una bella figura come a Manchester, facitece sta quiet’!». Si autofinanziano con le collette e con le vendite dell’elegante sciarpa blu notte - costo 15 sterline - sfoggiata spesso da Edo De Laurentiis allo stadio. Ma di domenica il portafogli torna a svuotarsi. Al pub “Italia Uno”, infatti, sono i napoletani a “muovere” l’economia, nonostante gli schermi diano tutti gli incontri di serie A. Felice, il gestore 52enne è originario di Bari ma ha il cuore tinto d’azzurro. Dietro al bancone carico di formaggi e sottaceti, somigliante in tutto a quello di una salumeria italiana, imbottisce senza sosta quantità infinite di panini freddi e commenta «il Napoli dovrebbe giocare sempre». Perché quando arrivano i ragazzi del club, i guadagni lievitano: «Spesso superano le cento persone». I consumi? «Mangiano assai, per ogni partita diamo via almeno un prosciutto intero, una cinquantina di filoni di pane e sessanta mozzarelle». Qui i napoletani sono protagonisti, al punto che lo spazio nel sottoscala, il più ampio del locale, è strettamente riservato, ribattezzato “Salone San Paolo”: «Non si contano le emozioni provate – racconta il venticinquenne Luca Cipolletta di Mugnano -, dalla tripletta di Cavani con la Juve al gemellaggio con i genovesi». Abbondano i riti scaramantici e riguardano persino i giornalisti. «Concedemmo un’intervista alla tv del Chelsea e perdemmo col Siena. Ora volevano tornare, abbiamo risposto un gentile “no, ppe’ favor”».
L’Nfcl a Londra è ormai famoso, una foto dello striscione “Are you italian? No, napulitan!” finì sul Guardian, e tra i sostenitori celebri, si annoverano Paolo Cannavaro, Giuseppe Bruscolotti, Gianfranco Zola. E qualche inglese, come Pete di Portsmouth che ha conservato le tradizioni familiari: la mamma di Bagnoli sposò un soldato britannico dopo la guerra. Insieme aspettano l’esordio londinese del Napoli, non senza polemiche sui biglietti: «È paradossale che ne abbiano rilasciati soltanto 2700 – precisa Peluso – e che gli inglesi non vogliano venderceli. Noi che risiediamo qui che dovremmo fare? Andare ad acquistarli in Italia per il settore ospiti? Abbiamo scritto una lettera sia al Napoli sia al Chelsea per chiedere 100 biglietti senza ricevere risposta… Il presidente de Laurentiis dovrebbe fare di più per migliorare il rapporto club-tifosi». Male che vada, le sedie da Felice restano assicurate. Con una preghiera ai calciatori azzurri: «Guagliù vincete! – dice Vincenzo Mancinelli, 21 anni di Secondigliano, aiutocuoco in un ristorante - altrimenti in cucina sfottono: “Italiani, pizza, spaghetti e mafia”. All’andata ho risposto: “No, no, italiani, pizza, spaghetti e football perché vi abbiamo servito tre babà!».