De Laurentiis svela: "Ecco quale dev'essere la caratteristica del nuovo allenatore del Napoli"

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De Laurentiis svela: Ecco quale dev'essere la caratteristica del nuovo allenatore del Napoli
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Autore Marco Lombardi Giornalista Professionista · Social Media Manager e Inviato Speciale

Benitez or not Benitez, that is the question. Dal dubbio (scontato) del se resta o non resta Mazzarri, si è passato a quello del se viene o non viene lo spagnolo. L’accordo con il vincitore dell’Europa League col Chelsea era cosa fatta, mancavano solo i dettagli per la firma sul contratto ma tutto è stato posticipato. In verità, a sentire De Laurentiis, Rafa è sembrato ancora lontano dal Napoli. Il patron, a margine della presentazione del ritiro a Dimaro, non si è sbilanciato più di tanto. Anzi, non ha lasciato trapelare niente. Ha evidenziato il fatto di aver “intervistato” tantissimi tecnici nel corso della stagione ma ha anche ammesso di non aver ancora deciso nulla. La cosa importante è che il futuro nocchiere azzurro dovrà avere una caratteristicha importante. «Dovrà amare Napoli e la napoletanità», ha garantito il numero uno partenopeo alla presenza di tutto lo stato maggiore del Trentino. «Se lo faccio io lo devono fare tutti», ha detto a chiare lettere don Aurelio. Quando si dovrà dare un’occhiata sul suo profilo Twitter per conoscere il nome del nuovo allenatore? «Domani (oggi, ndr) vado a Londra, non rientro prima del 16 giugno. Il 17 sarò in pista per il calcio e il cinema italiano. Ho seminato, sono mesi che lo faccio. Sapevo molto bene che Mazzarri se ne sarebbe voluto andare al termine della stagione. Siccome so programmare, da subito mi sono guardato intorno. Studiavo anche le partite. Me ne sono intervistati parecchi di tecnici, per capire anche se era simpatico o antipatico. Se fa simpatia è meglio». Vuol dire che Mazzarri non era molto simpatico? «No, con lui ci si capiva molto bene. Ognuno di noi vive e convive con le proprie convinzioni. Mi sono state addebitate delle frasi sui giovani che non riguardavano il mio pensiero. Non volevo fare una squadra di promesse che poi avrei ceduto. Io voglio dei giovani già pronti per l’uso. Se Lamela lo fai giocare, Lamela e Lamela. In caso contrario non diventa mai un big. Se poi lo metti in mano a due allenatori che non hanno portato la Roma dove doveva andare, allora il discorso è diverso». Lo spessore di Benitez è grande. Parla tanta lingue ma dovrebbe imparare anche quella napoletana... «Diventerebbe poliglotta a tutti gli effetti. Ho sentito di tutto in questi giorni, addirittura hanno accostato a noi Villas Boas. Ho sentito Klopp del Borussia ma ha un contratto di altri due anni, Blanc, Dechamps. E poi tutti gli italiani. Non faccio i nomi per rispetto. Addirittura avevo pensato anche a Lopez ma non sarebbe stato il caso con Cellino». Il modulo potrebbe essere fondamentale nella scelta del tecnico? «Non mi lascio condizionare dal modulo con il nuovo allenatore. Mi deve convincere dagli attributi che ha». Che stagione è stata quella del suo Napoli? «Mi sono piaciuti tutti. Si è capito cosa si deve fare per migliorare un gruppo straordinario. Sono soddisfattissimo. Andiamo avanti, siamo positivi, ci sentiamo a nostro agio. Partiamo da una base forte. Rimane sempre il dubbio su qualcosa. Ho fatto sempre delle previsioni. Il problema della Champons non la conosce nessuno. Prima si può rompere qualcuno. Se non succede, la chiave di lettura di quanti ce ne vogliono di elementi, ce l'hanno un paio di gruppi. Sto ancora studiando quale sarà il modello migliore per fare molto bene in campionato e in Champions. Questo e da verificare nei prossimi 36 mesi». Cavani non è mai andato in Trentino. Non lo farà neanche quest’anno? «Sì ma perché sarà impegnato con la Confederation Cup. Ed è per questo che non lo vedete nello spot del ritiro di Dimaro». Allora ci potrebbe portare Dzeko? «Andiamoci piano. Se rimane Cavani non posso portare Dzeko».

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