Da leader a bandiera di un progetto: l'amore con Napoli è indissolubile

Rassegna Stampa ico calendario ico orologio21:38 fonte : Corriere del Mezzogiorno
Da leader a bandiera di un progetto: l'amore con Napoli è indissolubile

Marek a cresta alta. Marek che t'aspetti così com'è: nella domenica di tanti addii certificati o immaginati, ipotizzati o prevedibili, lui è rimasto fermo a sventolare la bandiera azzurra. 
Anzi, è proprio Hamsik che gradualmente si avvia a diventare una bandiera del Napoli: tra un Cavani in bilico e un Lavezzi già andato, è proprio il signor slovacco a tenere in piedi il mito dei Tre Tenori. 
Irriducibile. Sì, proprio così. Marek non molla, non cede: lui c'era al primo anno di nuova serie A, anzi è stato il primo acquisto dell'epoca insieme con il Pocho, nel 2007, e non accenna a perdere colpi. Napoli nel cuore, nonostante la corte spietata di tanti club: si parla molto di Cavani, com'è giusto che sia, ma il fatto che Hamsik non sia sempre al centro delle cronache del mercato non significa che non abbia offerte. Tutt'altro: piuttosto è vero che il mondo del calcio è consapevole del fatto che, fino a prova contraria, non svestirà la maglia della prima squadra che lo ha lanciato in serie A. Contratto a parte. Sì, perché per lui, per Marek lo slovacco di ghiaccio, novello Ivan Drago programmato per vincere, la questione ormai è anche di cuore: molto più azzurro di quanto si possa pensare, con tanto di villa acquistata nei pressi del centro sportivo di Castelvolturno. Radici: "Napoli è la mia città e soffro quando la gente ne parla male", disse una volta aggiudicandosi per sempre l'affetto di un popolo che, probabilmente per un passato infinitamente ingombrante, s'è sempre legato di più ai sudamericani di ruolo "genio" o al massimo attaccante. 
Uno slovacco bandiera? Beh, si, proprio così. Una bandiera anche rispettosa, sempre e comunque: "Io per il Napoli come Javier Zanetti per l'Inter? Magari, però non so se posso prometterlo". E ancora: "Io capitano? No, il capitano è Paolo Cannavaro e merita lui la fascia". 
Stop, discorso chiuso. Anche perché si può essere bandiera, si può diventare totem in tanti altri modi. Un esempio? Beh, questo appena concluso è stato il campionato migliore del campionario azzurro di Marek: principe degli assist, ancora in doppia cifra con i gol, tanta qualità e quantità al servizio della squadra. Il signor inserimenti micidiali, come ha sempre fatto capire Mazzarri, è il giocatore della rosa - della ristretta rosa dei migliori - che ha ancora ampi margini di crescita. Nonostante una scalata che gradualmente l'ha portato fino alla vetta dei migliori centrocampisti d'Europa. E dunque del mondo. Il prossimo anno toccherà a lui di certo, in attesa di capire il come e il dove di Cavani, guidare la squadra in Champions: serviranno più personalità e maggiore continuità ancora, ma la maturità completa è già arrivata e ora da lui tutti si aspettano soltanto il definitivo salto di qualità da leader. Unico neo? La possibile, possibilissima partenza di Mazzarri: il suo mentore. Un legame fortissimo, tra i due. Molto più forte di quanto si possa pensare: è per il tecnico, che Marek, ad esempio, non andò al Milan un paio di estati fa; è per lui che ha cambiato posizione e lavorato dando più dell'anima che avrebbe comunque messo. Un binomio indissolubile che, le cose del calcio, potrebbero spezzare. Con sofferenza. Tanta sofferenza

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