Giaccherini: "Sarri? Non mi ha mai permesso di chiedergli perché non giocassi. Ha un problema con le riserve: per lui esistono 15 giocatori. A Napoli non mi sono sentito importante"

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Emanuele Giaccherini Chievo VeronaEmanuele Giaccherini Chievo Verona

Lunga intervista rilasciata da Emanuele Giaccherini alla Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni passaggi evidenziati da CalcioNapoli24.

Gene Gnocchi le ha dedicato un Rompipallone splendido: «Ricordo solo che il mio sequestratore fumava ed era sempre in tuta». Perché ha avuto così poco spazio con Sarri?

"Me lo sono chiesto anche io. L’unica spiegazione è l’infortunio iniziale che mi impedì di far vedere a Sarri che sono una mezzala: restai fuori due mesi per uno strappo e nel frattempo arrivarono Zielinski e Rog. Così Sarri mi mise esterno, un ruolo che non faccio bene: per lui ero il vice Callejon. È stato un disguido tattico. Ho provato a dimostrare di poter comunque essere utile al Napoli, ma lui ormai aveva questa visione di me. In campionato ho fatto una sola gara da titolare e ho anche segnato. Ma non mi sono mai permesso di chiedergli perché non giocassi mai".

È vero che Sarri in allenamento si concentra sui titolari e segue meno le riserve?

"Sì. In campo è bravissimo, ma ha questo problema di rapporto con le riserve. Quando alleni una grande squadra devi saper gestire bene il gruppo e sotto questo punto di vista Sarri difetta. Per lui esistono 14 o 15 giocatori, ma se hai le coppe e vuoi vincere il campionato hai bisogno della rosa intera. Ed è giusto far sentire tutti importanti. Io a Napoli non mi sono mai sentito importante".

Quali sono le analogie e le differenza tra Conte e Sarri?

"Entrambi predicano il recupero immediato della palla, il pressing alto, il gioco propositivo. La differenza principale riguarda la gestione: per Conte sono tutti importanti e nessuno indispensabile, per Sarri ci sono undici indispensabili e gli altri vengono dopo".

In un anno e mezzo a Napoli appena 344’ in campionato. È difficile allenarsi bene conoscendo la situazione?

"Ho lavorato per me stesso. Nella mia carriera ho mangiato tanta polvere, sono finito in tribuna anche in C2. Allora non ho mollato, nella speranza di trovare una squadra che puntasse su di me. È brutto arrivare al venerdì e sapere che la settimana per me era finita lì. Ma non ho mai mollato. E grazie a questo atteggiamento adesso posso già dare una mano al Chievo pur non essendo al top".

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