Modugno: "Il bionico Cavani: la trasformazione dell'anatra che diventa cigno"
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Che fosse bionico, era una sensazione. Ma che poi potesse essere anche un grande centravanti, beh, non se l'aspettava davvero nessuno. Arrivò un pomeriggio d'agosto. Torrido. Il Napoli era già tornato dal ritiro, mentre lui, Edinson Cavani s'era goduto già le vacanze lunghe dopo i mondiali. Diciotto milioni rateizzati, questo il prezzo. Una trattativa lampo, eppure complicata assai. Cavani era a caccia nella foresta col papà e il fratello quando cercavano insistentemente di contattarlo. Irragiungibile. Senza telefono, niente mail e anche coi militari in sciopero alla frontiera. Quando firmò i contratti, qualcuno rischiò le penne. Ma non le biro. Il Napoli era a Folgaria. Mezzanotte da poco. Si festeggiava un compleanno in paese, mentre Bigon girava anonimo e segretamente cercando un fax che avesse inchiostro. Quello dell'albergo dove risiedeva il Napoli s'era fermato sul più bello. Cavani story. Doveva essere uno in più, e invece era il sostituto di Quagliarella. Destinato a diventare un fuoriclasse. Insospettabile Cavani. Ormai un altro rispetto a quando arrivò, diverso in campo e anche fuori. Più forte, più sicuro di com'era. Aveva gambe esili come pioppi e lo sguardo timido di chi sembra smarrito. Voce fioca, modi garbati, consapevole di quanto fosse bravo, ma forse neanche tanto. Il primo giorno a Castelvolturno fece il torello, un po' di corsa e un gol in partitella. Le perplessità di chi c'era, erano più delle certezze, ma ora chi vuoi che lo ammetta. Ora che vale sessantatrè milioni di euro e le grandi si sono messe in fila per chiederlo. Non ancora per pagare tutta la clausola. La trasformazione di Cavani. L'uomo è ora maturato. Sa imporsi, farsi rispettare. Decide e sceglie. Nello spogliatoio come nella vita privata. L'evoluzione che interessa è però quella del campo. Da punta esterna a centravanti moderno, da sciagurato Egidio a Palermo a bomber spietato nel Napoli, da apparente quattrocentista prestato al calcio a sprinter del gol: sempre primo sotto porta, col fisico e soprattutto con la testa. Il culto della preparazione. Cavani conserva (e migliora) quel che la natura ha creato. Ogni giorno per fare meglio. Pretendendo sempre più dai suoi muscoli, elastici e resistenti come caucciù, massaggiati fino a tarda sera, quando tutti i compagni sono già andati via e lui resta lì coi fisioterapisti. Una sera si addormentò sulla panca dalla stanchezza. Lo svegliarono perchè doveva autografare una maglia. Colore azzurro. Il colore che gli dona. Ma che non è purtoppo l'unico che gli sta bene. Centotrè gol in tre stagione sono un arcobaleno per chi può spendere tanti soldi.

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