Vinicio: "Quanto era bello il mio Napoli, ma a noi mancava il Var. Juve? Macchè, questo è l'anno buono per il Napoli"
Le Interviste
12:30
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Luis Vinicio ha parlato a La Repubblica Napoli: «Le sfide con la Juve sono di alto livello, speciali e combattute. Hanno segnato anche la mia carriera: da calciatore nel bene, da tecnico nel male».
Racconti dall’inizio, Vinicio…
«Era il 6 dicembre 1959, per l’inaugurazione del nuovo stadio San Paolo fu scelta la sfida con la Juve. Finì 2-1 per il Napoli, mi capitò di segnare il gol della vittoria».
Da quel giorno i napoletani la ribattezzarono ‘O Lione…
«No, il soprannome l’avevo già rubato a un mio compagno: Comaschi. Successe al mio debutto con la maglia azzurra, nel settembre 1955, feci gol dopo 40 secondi al Torino e diventai per i napoletani il nuovo leone».
Così iniziò il rapporto speciale tra lei e la città.
«Io l’ho scelta per viverci e la città mi adottato. I napoletani non hanno mai smesso di farmi sentire speciale, una generazione dopo l’altra: di Vinicio hanno parlato bene i nonni, poi i loro figli e ora i nipoti. Affetto ricambiato, ma un rimpianto enorme mi è rimasto…».
Legato alla Juventus, giusto?
«Già: lo scudetto perso a Torino per il gol a tempo scaduto di core ‘ngrato, il mio connazionale Josè Altafini, mi è rimasto sullo stomaco per tutta la vita…».
Intanto Vinicio era diventato l’allenatore del Napoli…
«Ci mancò poco così, per vincere lo scudetto. Ma era scritto nel cielo. Da giocatore sono riuscito a battere la Juve, da allenatore mai».
Eppure della bellezza e della modernità del suo Napoli si parla ancora…
«Ci volle coraggio: stravolgemmo la normalità del calcio italiano, basato sul catenaccio. Giocavamo con la tattica del fuorigioco e la zona totale. Anche i difensori dovevano partecipare alla fase di costruzione, invece di distruggere solo. Nello spogliatoio erano tutti felici per questa rivoluzione: in campo ci divertivamo e divertivamo».
Non bastò per vincere, però…
«Colpa di quella sconfitta di Torino e di qualche altro episodio, diciamo sfortunato. Ma è acqua passata, dico solo che il Var mi sarebbe piaciuto. Ci sono degli episodi, nel calcio, che fanno capire quale direzione stanno prendendo gli eventi. Questo campionato non fa eccezione: ogni giorno che passa, sono più convinto che possa essere l’anno buono per il Napoli».
Il Napoli di Sarri dà spettacolo: vede analogie con il suo?
«È un Napoli propositivo, che cerca il gol e la vittoria attraverso l’organizzazione, giocando bene come il mio. Ma ogni squadra ha le sue caratteristiche e la differenza la fanno gli interpreti. Sarri ha un bel vantaggio: lavora da tre anni con gli stessi giocatori».
La sfida di stasera può essere decisiva?
«Decisiva no, ma può convincere il Napoli di essere più forte di tutti. L’autostima fa la differenza. Guardi Mertens: si è scoperto a trent’anni un fuoriclasse, prendendo il posto di Higuain».
Higuain è in dubbio, quanto peserebbe la sua assenza?
«Non in modo determinante, Allegri ha altri campioni e può fare anche a meno di Higuain. Tecnicamente mi assomiglia di più, rispetto a Mertens: ma io alla Juve non sarei andato, il mio destino era Napoli. Come oggi lo è per Hamsik».
A proposito di Hamsik: pensa che stia sentendo il peso del record di Maradona?
«Macché: queste sono chiacchiere da bar, quando si va in campo certi pensieri non esistono e Maradona fa parte della storia del Napoli, non del suo presente».
Dica Vinicio.
«A meno che lo scudetto non lo vinca il Napoli, stavolta. Sarebbe una ventata di allegria per tutti gli amanti del calcio, non solo per i tifosi azzurri».
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