L'editoriale di Mura: "Paradossale Insigne in panchina, Jorginho se l'è cavata! Eliminazione dolorosa, ma tanta sfortuna"

Le Interviste  

Vi proponiamo di seguito l'editoriale di Gianni Mura dall'edizione odierna di Repubblica, in cui analizza il fallimento dell'Italia che non andrà ai Mondiali di Russia 2018 dopo esser uscita sconfitta per 1-0 dai 180' al playoff contro la Svezia:

"Niente da fare. Niente Russia. Più dolorosa che clamorosa, questa eliminazione. Parlano le lacrime di Buffon, che puntava al record del sesto mondiale. Parla lui, da uomo di sport, dicendo che andare al Mondiale poteva far bene anche al Paese. Già a Solna s’era intuito che la fortuna non era in maglia azzurra. E a Milano s’è vista la replica del film già visto: catenaccio gigante della Svezia, Italia più tonica e battagliera: 11 tiri a 1 nel primo tempo, possesso palla del 75%, nel secondo 10-1 e 76%. Ma sono numeri, anziché attenuare il dispiacere lo aumentano. Se vogliamo lasciar perdere i numeri, diciamo che una deviazione di De Rossi ha deciso la qualificazione, mentre una deviazione di Lustig è finita sulla traversa di Olsen. Dettagli, certo, ma nelle corde di questa squadra azzurra non c’è la goleada. Se oltre a un pizzico di fortuna ti manca quel pizzico di lucidità che fa la differenza tra occasione da gol (tantissime) e gol (nessuno) il quadro comincia a delinearsi. Non è un bel quadro. Azzurro tenebra, aveva scritto Giovanni Arpino sul mondiale del ’74 (subito rispedita a casa, ma almeno ci era andata). Ecco, siamo lì. Al buio, frugando in tasca alla ricerca dei cerini.

L’apocalisse è arrivata, dopo il mondiale vinto nel 2006 e due sonore bocciature. Ora, con calma ma senza indulgenze, chi di dovere deciderà da dove e da chi ripartire. I primi a rispondere del fallimento saranno Ventura e Tavecchio: è inevitabile, è normale. «Vogliamo fare qualcosa di straordinario ed entrare nella storia», disse Tavecchio presentando il nuovo ct. Come nel 1958 l’Italia non si qualifica ai mondiali. Dopo Madrid è andata in calando, sempre più confusa. Almeno per come s’è impegnata ieri, non avrebbe meritato questa sorte. Pur varata con molti azzardi, l’Italia ha tenuto discretamente il campo, ci ha provato in tutti e modi e da tutte le posizioni.

Era un azzardo Jorginho, ma se l’è cavata, anzi Ventura avrebbe dovuto utilizzarlo prima. Come se l’è cavata Florenzi, che con Parolo ha macinato chilometri. Né Immobile né poi Belotti schierato accanto a lui hanno fornito un memorabile contributo. Siamo arrivati al momento-chiave con le punte fuori condizione. E anche Candreva ha esagerato, sbagliando troppi cross e rallentando l’azione. Più sbrigativo e utile El Shaarawy.

E Insigne mai usato? È paradossale. Ma sono tutti discorsi inutili. L’arbitro, ne parliamo? Su quattro rigori (due per parte) non ne ha concesso nemmeno uno. Evitiamo, per favore, parole come onta e vergogna. Le vergogne sono altre, questo è un pessimo risultato e se fa male a noi spettatori figuriamoci a chi ha sputato l’anima e tirato il carro. Sberleffo finale: l’Italia eliminata da una squadra che ha giocato all’italiana".

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