ESCLUSIVA - Olivera: "Ero ad un passo dal Napoli, ma scelsero Dzemaili! Che rabbia Calciopoli. Capello litigava con tutti! Quando Delio Rossi picchiò Ljajic..."

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Nato a Montevideo, in Uruguay, cresce e vince con il Danubio già giovanissimo e da assoluto protagonista, mettendo a segno 13 reti in 29 presenze nel 2001. L’anno successivo subito il grande salto in Serie A, dove viene acquistato dalla Juventus a 19 anni, stiamo parlando di Ruben Olivera. Oltra la casacca bianconera ha vestito le maglie di Atletico Madrid, Sampdoria, Genoa, Lecce, Fiorentina, Brescia e ora il ritorno al Latina. Oltre alla parentesi con il Penarol e la Liga Deportiva Universitaria in Sud America. Olivera nasce punta centrale, ma nel corso della sua carriera ricoprirà quasi tutti i ruoli dalla metà campo in su, giocando largo sulle fasce d’attacco, ma anche trequartista e centrocampista centrale. Il classe 1983 è stato raggiunto in esclusiva dalla redazione di CalcioNapoli24.it.      

In Serie A giovane e subito a un grande club: che hai provato? E’ stato facile?

“E’ stato un cambiamento molto importante. Arrivavo da un paese calcisticamente piccolo come l’Uruguay e mi sono trovato subito in una grande società come la Juventus. Infatti i primi due mesi ho avuto un po’ di difficoltà per ambientarmi, ma ho avuto la fortuna che lì c’erano Montero, Zalayeta, Trezeguet e Camoranesi che parlavano spagnolo e mi hanno agevolato tantissimo per l’adattamento. In quegli anni ho imparato tantissimo”.

Montero è stata una tua guida alla Juve come hai appena detto: che personaggio era dentro e fuori dal campo? Lui che detiene ancora il record di espulsioni in carriera in Serie A (16, ndr)…

“Eh sì (ride, ndr). No Paolo fuori campo era una persona fantastica. E’ stato il mio campitano della Nazionale per tanti anni, poi in campo era diverso, si faceva sentire come tutti i difensori uruguaiani. Come persona però era unico, ho conosciuto pochissimi come lui”.

E invece Del Piero che capitano era?

“Alex è stato un capitano carismatico, ha sempre avuto il sorriso sul volto. Era uno che diceva due parole non abbassando mai la voce, ma ti faceva capire subito in che società ti trovavi, quale doveva essere il tuo obiettivo e che impegno dovevi mettere. E’ come lavora la Juventus da sempre, da prima che c’ero io ma anche adesso, la mentalità che si crea in quella società è grande e vincente”.

Poi, dopo un prestito di 6 mesi all’Atletico Madrid torni alla Juventus, ma questa volta in panchina c’è Fabio Capello. Il primo anno, soltanto in campionato, arrivi a totalizzare 18 presenze e mettere a segno 4 gol, poi l’anno dopo 0 presenze. Cosa accadde?

“Sì, ho avuto un po’ di problemi con Capello. L’arrivo di Adrian Mutu mi ha permesso anche di giocare a centrocampo il primo anno, ma poi con il mister ho avuto un po’ di problemi. Ci sono state diverse discussioni ed infine è arrivato l’infortunio alla gamba che mi ha tenuto fuori altri 4 mesi. E’ stato un anno complicato, poi a fine anno decisero di mandarmi alla Sampdoria”.

I due scudetti vinti con la maglia della Juventus però fanno parte di Calciopoli e sono stati revocati. Cosa avete provato voi giocatori?

“Eh niente che cosa posso dirti (ride, ndr). E’ stato brutto, mandando la Juventus in Serie B si è poi rotto il progetto che aveva la società. E’ stato davvero un effetto strano, anche perché durante la settimana uno si impegna e si allena con tanta determinazione per arrivare all’obiettivo finale che è poi la vittoria”.

Alla Sampdoria inizi bene, poi a gennaio vieni espulso in Coppa Italia verso fine partita. Quell’espulsione ti costerà 5 giornate di squalifica, ma anche la maglia da titolare, con Novellino che spesso decide di mandarti tra tribuna e panchina…

“Sì (ride, ndr). Abbiamo cominciato benissimo, mi trovavo in una piazza bellissima, poi i risultati sono venuti a mancare e abbiamo avuto dei problemi anche lì. Spesso capita anche per l’età, io ero giovane e mi scontravo spesso con gli allenatori, anche quello mi ha giocato un brutto scherzo. Però con Novellino è tutto ok, ogni volta che lo incontro parliamo sempre delle discussioni che abbiamo avuto, degli scherzi che poi ci sono sempre tra allenatori e giocatori”.

Passi al Genoa dopo 6 mesi al Penarol. Partenza sprint in precampionato con 11 reti messe a segno e in più la doppietta in Coppa Italia con il Mantova. Poi, l’ultimo giorno di mercato arriva Diego Milito. Ha compromesso un po’ i tuoi piani?

“Sì l’ultimo giorno è arrivato Diego e facevo la prima punta, però potevo giocare in altre posizioni anche. Il mister mi disse ‘O ti alterni con Diego o fai l’esterno’ e io dissi ‘Certo mister, non ho problemi’. E’ stata un’annata molto positiva per me e per il Genoa, siamo arrivati in Europa League sfiorando la Champions per  1 solo punto”.

Hai affrontato il Napoli in molte occasioni, tra cui quella volta dove finì 1-0 per il gli azzurri con il salvataggio di Grava sulla linea al 93’ e il gol di Cavani al 95’. Che effetto faceva giocare al San Paolo?

“Eh bellissimo, c’è sempre stata una bellissima atmosfera. Senti il calore della gente, sono partite giocate in stadi che ti danno la carica, è sempre bello giocare in stadi così”.

Sei stato spesso accostato al Napoli, ma sei mai stato davvero vicino?

“Sì! Dopo l’anno del Lecce ci sono state diverse chiamate con il Napoli, poi però loro hanno preso Dzemaili e io sono rimasto altri 5 mesi al Lecce e poi sono finito alla Fiorentina. Ma assolutamente sì, sono stato davvero molto vicino al Napoli”.

Passi quindi alla Fiorentina, non in un periodo facile, dove la società cambia 3 allenatori e chiude al 13esimo posto. Il 2 maggio 2012, 0-2 sotto con il Novara, Delio Rossi manda in campo te al posto di Ljajic dopo soltanto 32 minuti, poi lo scontro violento tra il tecnico e il giocatore...

“Ricordo benissimo, entro io ed esce Ljajic, poi succede quello che tutti sappiamo. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il mister era in difficoltà a causa dei risultati, eravamo una squadra che doveva lottare per l’Europa League, invece, ci trovavamo a lottare per non retrocedere. Adem ha provocato il mister che è andato su tutte le furie, il mister è veramente una persona tranquilla e calma e nessuno si sarebbe aspettato quella reazione. E’ stato quel momento della squadra che ha fatto scattare il suo sfogo”.

Adem ha esagerato nel provocare Delio Rossi in quel momento?

“Sì! Adem era molto giovane e con un carattere un po’ particolare. Non era il primo gesto che accadeva in quel periodo. Bisogna non mancare mai di rispetto a una persona più grande, soprattutto se era buona come il mister, che tra l’altro stava facendo di tutto per risalire la classifica. Può capitare una reazione quando accumuli troppo, era davvero stanco di tutte quelle cose”.

Dopo la parentesi al Latina in Serie B e poi il passaggio nel campionato ecuadoriano, decidi di seguire il Latina anche in D, da cosa nasce questo forte legame?

“Io arrivo al Latina dopo il fallimento del Brescia. Conoscevo un po’ come funzionava qua, poi mia moglie e mia figlia sono napoletane e qui ero molto vicino a casa. Inoltre qui sto benissimo, una città tranquilla, mi sono innamorato della vita che ho in questa bella città”.

Credete nella promozione?

“Sì, dobbiamo arrivare tra le prime per i playoff, poi la società ha anche già fatto la richiesta di ripescaggio. Non c’è niente di sicuro, ma noi e la società crediamo!”

Dumitru è stato acquistato nel 2010 dal Napoli. Tu l’hai avuto come compagno di squadra al Latina in B, come mai non è riuscito a fare il salto di qualità?

“Nico è un giocatore che ha tutte le doti necessarie per fare bene, però non ha mai dato il 100% nel momento giusto, doveva ancora maturare. Ha ancora 26 anni e può dire ancora la sua, dipenderà soltanto da lui”.

Il momento più bello della tua carriera?

“Il passaggio alla Juventus senza alcun dubbio, è stato un cambiamento bellissimo”.

E il più brutto?

“Non giocare lo spareggio per il Mondiale 2006 con l’Uruguay contro l’Australia a causa di quell’infortunio alla gamba quando ero alla Juventus”.

L’allenatore con cui sei andato maggiormente d’accordo?

“Ho avuto la fortuna di avere Eusebio Di Francesco al Lecce, per pochi mesi ma una persona preparatissima. Anche Di Cani e Gasperini mi hanno insegnato tantissimo, Gasperini mi ha fatto diventare un giocatore con tante caratteristiche”.

E quello con cui sei andato meno d’accordo? Capello?

“Con Capello ho avuto un po’ di problemi, ma lui in effetti era così con tutti. E’ sempre stato particolare, magari qualcuno sapeva tenersela un po’ meno ed esplodeva non pensandoci due volte come ho fatto io ed altri no. Ma lui è sempre stata una persona che ha lavorato e ha vinto così”.

Il miglior compagno di squadra?

“Penso Paolo Montero, non solo come giocatore ma per l’appoggio che mi ha dato alla Juventus, mi ha trattato come un figlio e ancora oggi abbiamo un grandissimo rapporto”.

Duello Juventus-Napoli: cosa manca agli azzurri rispetto ai campioni in carica?

“La Juventus ha un vantaggio buono, è una squadra che non perde mai la calma. Napoli è una piazza dove si parla tanto e può pesare ai giocatori. Loro hanno una rosa meno ampia rispetto alla Juventus, è normale un calo fisiologico, succede a tutte le squadre del mondo e a loro sta accadendo ora”

Si parla sempre troppo di ‘aiutini’ alla Juventus, dall’interno come viene avvertita questa cosa?

“Gli arbitri hanno sempre grande rispetto per la Juventus, come per il Napoli, l’Inter e tutte le altre grandi piazze importanti. Non esiste il favoritismo, qualsiasi squadra ha avuto qualcosa a favore e contro”.

Nel 2018, in Italia, continuano ad essere frequenti episodi di discriminazioni territoriali e razzismo…

“Purtroppo noi non possiamo farci più di tanto. Bisogna fare un cambiamento rigido, dove con ogni insulto vieni squalificato o non saprei quale possa essere la cura. I social non aiutano assolutamente. Bisognerebbe sospendere la partita e assegnare i punti a tavolino alla squadra danneggiata”

di Giuseppe Foria - @giuseppeforia11 

©RIPRODUZIONE RISERVATA, PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

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