ESCLUSIVA - Marzorati: "Napoli come il Barcellona. Berardi un genio, Politano no. Cavani? E' imprendibile. Quando Allegri non si presentò all'altare..."

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Marzorati, ex calciatore del CagliariMarzorati, ex calciatore del Cagliari

Il Napoli, in testa alla classifica, affronta lunedì, in trasferta, il Cagliari di Lopez. Gara delicata e sempre particolare per la questione ambientale, ma di straordinaria importanza. Chi ha vestito la maglia rossoblu in passato, per una stagione, è Lino Marzorati, oggi difensore della Juve Stabia, e la redazione di CalcioNapoli24 l'ha raggiunto in esclusiva:

Marzorati su Cagliari-Napoli e non solo

Cresciuto a Milanello, il rossonero la tua prima squadra. Debutto in un Milan-Palermo 3-3, che ricordi hai di quella partita e di quel periodo? “Avendo giocato in tutte le categorie del settore giovanile del Milan, esordire in prima squadra non fu altro che il coronamento di un sogno. Ancora oggi stento a crederci; all’epoca avevo appena diciannove anni e preso dall’emozione vissi quel momento con troppa tensione, godendomelo a metà; solo ora mi rendo conto di quanto sia stato un passo davvero importante per la mia carriera, un traguardo ambito da tanti ma non per tutti. Feci una bella prestazione da debuttante, ricordo a fine gara i complimenti di mister Ancelotti, dei miei compagni di squadra e soprattutto di Costacurta, il quale mi aiutò tantissimo”.

Costacurta e Rui Costa, contro avevi Grosso e Luca Toni: calciatori che hanno scritto pagine di storia. “Sì, in rosa c’era anche Barone che poi ho rincontrato a Cagliari. Per me marcare Luca Toni di quasi due metri e con trenta gol all’attivo, è stata una prova di grande forza”.

C’è un talento particolare che ti ha impressionato negli anni? Un possibile erede dei vari Baresi, Nesta, Maldini nel calcio di oggi? “In quegli anni Cavani e Amauri con la maglia del Palermo erano giocatori veloci e forti fisicamente come l’attuale Icardi, senza punti deboli. Faticavo a tenerli a bada”.

Hai affrontato il Napoli in diverse occasioni nel corso degli anni: come giudici il processo di crescita di questo club diventato oggi riferimento in Italia? “Dal San Paolo sono uscito vincitore con la casacca dell’Empoli quando affrontai il Napoli di Lavezzi e Zalayeta. Ricordo che superammo gli azzurri per 3-1 grazie ai gol di Pozzi e Budel. Quell’anno, però, noi retrocedemmo mentre loro cominciarono a carburare, diventando sempre più grandi. Con il Sassuolo, invece, riuscii a strappare solo un punto (1-1), ma fu ugualmente un risultato molto positivo. Adesso provo molta ammirazione verso la squadra di Sarri, sembra di vedere il Barcellona; spero tanto che la sorte non gli giri contro perché sarebbe un peccato”.

Col Sassuolo sei stato protagonista nel 2013 di un pari al San Paolo, come dicevi prima: c'era Benitez, ma anche una squadra che cresceva con importanti calciatori: Higuain su tutti, ma anche quel Cannavaro passato poi nel tuo Sassuolo. “Sì, non fu per niente semplice domare la verve di Higuain. Quell’anno il Sassuolo, essendo una neo promossa in massima serie, ebbe molti problemi in fase difensiva, accusando palesemente il salto dalla B alla A. Proprio alla luce di queste lacune, la società decise di intervenire sul mercato, ingaggiando Cannavaro. Con lui in squadra le cose iniziarono a girare nel verso giusto. Paolo è stato un grande giocatore con alle spalle una carriera incredibile e forse meritava più spazio in nazionale”.

Quale il periodo della svolta della tua carriera? “Sinceramente per me il periodo migliore è stato l’inizio della mia carriera quando ero ad Empoli. Dal 2006 fino al 2008 disputai la serie A con Luigi Cagni; ero veramente in forma e potevo benissimo ambire ad un ritorno al Milan, però, a causa di varie problematiche legate al ruolo, alla fine rimasi in Toscana in B. Da quel momento in poi non riuscii più ad avere quella forza e cattiveria agonistica per tornare a calcare palcoscenici importanti. A Sassuolo pur vivendo due anni bellissimi con mister Di Francesco, trovai poco spazio e decisi di andar via per accasarmi in B col Modena. Purtroppo l’esperienza negativa vissuta a Cagliari fu il crocevia della mia ascesa”.

Il Napoli ha un debole per Berardi, calciatore in difficoltà in questo periodo. Forse il momento per cambiare aria, l'azzurro potrebbe essere soluzione giusta? “Berardi è un genio, un vero talento. Ha avuto una rapida scesa grazie a Di Francesco che decise a suo tempo di dargli fiducia, mostrando le sue intuizioni da grande giocatore. Con il cambio in panchina sta rallentando un po’, ma ha tutto il tempo per rifarsi in una squadra più blasonata. Napoli potrebbe essere la giusta sfida da vincere”.

Questa vicenda di Politano poi saltato all'ultimo, invece, che impressione ti ha fatto? “Secondo me sono rimasti tutti spiazzati dalla decisione di Verdi. Sbirciando un po’ le cifre, credo che Politano, pur essendo un ottimo giocatore, non valga quell’ingaggio così oneroso. In fin dei conti, il mancato approdo a Napoli di Matteo è stata un’occasione persa per ambedue le parti; il Napoli poteva far rifiatare qualche giocatore, mentre l’attaccante poteva finalmente fare un ulteriore salto”.

Da Marzoratti a Marzorati, ci spieghi questa vicenda? Errore all'anagrafe? “Sì, fu un errore all’anagrafe. Ai tempi del mio bisnonno capitavano spesso queste incongruenze dei dati anagrafici. La doppia T è rimasta in famiglia fino a sei anni fa, quando mio zio, il fratello di mio padre, volle a tutti i costi riottenere il cognome originale. Spesso gli addetti ai lavori facevano fatica ad inquadrarmi, col timore di sbagliare la pronuncia o il cognome dietro la maglia”.

Al Cagliari con Allegri, aveva già le caratteristiche del grande allenatore? Raccontaci qualche aneddoto che lo riguarda... “Nonostante i miei infortuni, con Allegri ho imparato tante cose. E’ una persona schietta, simpatica e molto competente. L’unico aneddoto che conosco riguarda il suo matrimonio; mi raccontò che comprò l’anello ma non si presentò all’altare e in occasione delle mie nozze scherzosamente mi disse che mi avrebbe ceduto volentieri la fede che non aveva mai utilizzato”.

Vincere difendendosi o con il bel gioco? Allegri vs Sarri, tu da che parte stai? “Sia ad Empoli che a Napoli, Sarri mi ha impressionato molto per il suo lavoro certosino. A me piace tanto perché è un maniaco della fase difensiva. Io sono cresciuto calcisticamente con gli insegnamenti di Baresi, Costacurta e di Tassotti, ma vedere una difesa così perfetta come quella del Napoli, mi fa stropicciare gli occhi. Giocatori che valevano zero adesso sono i più forti d’Europa con la scuola sarriana. Mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di averlo come tecnico, forse il mio unico rammarico resta proprio quello di essere andato via dall’Empoli prima che lui arrivasse. Avrei sicuramente arricchito il mio bagaglio”.

Quell'anno ci furono due pareggi con il Napoli, ma il 3-3 dell'andata fu spettacolare con il pari di Bogliacino al 96esimo “Da questo punto di vista ho la memoria un po’ corta. Faccio fatica a ricordare tutti i risultati. Lascio a voi i commenti”.

Però al Cagliari stesso hai segnato in A...“Siglai il mio primo gol in A con l’Empoli contro il Messina. Ne feci un altro con l’Udinese e poi quando tornai in serie A con il Sassuolo contro la mia ex squadra a Cagliari, firmai la rete del definitivo 2-2. Fu una grandissima soddisfazione perché in quella stagione, anche se feci solo sei mesi, il mio contributo fu prezioso per agguantare la salvezza”.

Perchè si sente così tanto, secondo te, la gara con il Napoli a Cagliari e tra i tifosi? “Non lo so sinceramente da dove nasce questa acerrima rivalità fra le due tifoserie. Cagliari e Napoli sono piazze importanti dove il calcio viene vissuto a 360 gradi. Evidentemente sarà che il Cagliari spesso e volentieri ha fatto lo sgambetto ai partenopei”.

Napoli-Juventus, lotta infinita per lo scudetto: potrebbe essere lo scontro diretto di aprile l'occasione per capire chi la spunterà? “Bisogna vedere come arriveranno le due squadre al big match. La Juve ha l’organico di qualità superiore però ha l’impegno della Champions che potrebbe far scaricare le pile, il Napoli invece dal canto suo ha poche chances di proseguire in Europa League. Nello scontro diretto dovrebbero partire alla pari e sono sicuro che se la giocheranno a viso aperto. Spero tanto che sia una bella partita senza nessun mugugno e lamentele per errori arbitrali. Per quello ci sarà il Var a risolvere gli eventuali dubbi”.

a cura di Ciro Novellino

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