(W)Alter ego e quel mito da sfatare. Inutile prendersi in giro: la paura fa '90', e a giocare di (M)azzardo si rischia una pessima figura
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Partiamo da un presupposto: non è facile analizzare la situazione attuale del Napoli senza cadere nel qualunquismo o nel sensazionalismo. Evitiamo quindi di arzigogolare su presunti quanto improbabili 'titoloni' e andiamo dritti al sodo: Mazzarri. "Resta o non resta? Montella, Mancini, Benitez: chi potrebbe sostituirlo?". Belle domande. Ad avercela, noi, una risposta (e forse anche lui, chi può dirlo? Lui stesso, però non lo fa. Almeno per il momento...).
Ma non è di questo che vogliamo parlare. Mentre, infatti, colleghi e multi-citati 'esperti' si dividono tra l'una o l'altra ipotesi di (fanta)mercato (s)ragionando sulla permanenza o meno del tecnico, sarebbe piuttosto opportuno domandarsi se esistano, e di rimando quali siano, le reali motivazioni a spingere l'allenatore a ritenere ormai chiuso il suo ciclo in azzurro.
(W)ALTER EGO — Prendo in prestito le parole di Claudio Pea, grande ex firma de "Il Giorno" ed oggi opinionista nonché Capo Ufficio Stampa della "Mediaplan", agenzia di comunicazione che organizza il ritiro del Napoli a Dimaro Val di Sole. Uno che, per intenderci, da oltre 20 anni non fa che parlare 'scomodamente' di sport scrivendo pagine di giornalismo ovunque si trovi, persino su Facebook. Un 'fotografo armato di penna', che impressiona senza crismi la caoticità di ciò che lo circonda nelle sue pieghe più buie, come in un'istantanea, restituendola poi a colori in una mirabile conversione cromatica, come un negativo su pellicole di ironia condensato in due semplici quanto geniali battute su di una bacheca (A tal proposito, invito tutti a dare un'occhiata qui, alla sua nuova rubrica sul sito serieanews.it."Mors Tua, Vita... Pea": il titolo già la dice lunga. Fidatevi: non ve ne pentirete).
L'"altro io" di Mazzarri, dicevamo. Egli è un figura ambigua e dalla dubbia interpretazione. Ma in fondo coerente. O quasi. Un po' Ferguson e un po' Bianchi, anche se non simpatico a molti ha dalla sua l'inconfutabilità dei numeri (almeno in campionato). Un complesso di influenze e autorità, il suo, che invero, se potesse, vorrebbe ridimensionato e ampliato proprio sul modello di Sir Alex, ormai ex plenipotenziario del Manchester United investito di ogni diritto decisionale anche in chiave manageriale. E chissà che in quel caso non rimarrebbe. Ma va da sé che De Laurentiis, da amante delle gerarchie, mal digerirebbe un scombussolamento societario per accontentare un singolo elemento (sì prezioso, seppur non indispensabile) dell'intera azienda. E, sia chiaro: questo è solo uno dei possibili punti di allontanamento, ammesso che di allontanamento si possa parlare, tra chi "ama il Napoli e ce l'ha nel DNA, e per questo motivo vi rimane fino alla fine, e chi invece non se ne frega un c....", per citare il Presidente.
C'è tuttavia un'altra possibilità, ben più 'cervellotica'. Pensateci: e se fossimo tutti vittima di una grande 'illusione'?. Vi spiego meglio cosa intendo:
"FALSE SHUFFLE" E "TILT"*¹ — Avete mai giocato a carte con un baro? Può darsi che sia successo e non ve ne siate nemmeno accorti. E forse è proprio ciò che ci sta accadendo in questo momento.
Se si gioca tra 'amici', in teoria, tale pericolo dovrebbe essere scongiurato, a meno di una forte rivalità o incomprensione tra persone che sono vicine ma che hanno avuto in passato motivi d’attrito. Il che ci rimanda ad una riflessione: nessuno può essere realmente escluso.
Forti situazioni a rischio, non a caso, sono quelle partite dove si sfidano vecchi 'conoscenti', fra i quali può insospettabilmente annidarsi un baro scalcagnato. Per meglio esser chiaro: "Il baro", recita un noto esperto in materia, "è un po’ come il domatore del circo: se fa male il suo lavoro, la tigre se lo mangia". Ecco perché non mostrerà mai apertamente le sue mosse.
Molto spesso il sistema è ancora più complesso perché si arriva a barare in gruppo. "Un team di due o tre persone - continua Gianfranco Preverino - che si allena per qualche settimana evitando di esporsi, può tranquillamente imbrogliare chiunque". E da lì il discorso è semplice: basta farsi segretamente dei segni, fingere indifferenza, mandare avanti qualcuno, magari un 'vice', per disorientare e innervosire l'avversario, e poi decidere come puntare in base a ciò che si ha in pugno dopo aver vagliato attentamente le possibili alternative. Il tutto mentre gli altri si domandano: "Quale sarà la sua prossima giocata? Cosa c'è di veritiero in quanto fatto trapelare e, soprattutto, celato sino ad ora?".
Falsi miscugli ("false shuffle"), annullamento del taglio ("nullyfing the cut"), servizi di seconda ("second deal") e dal fondo ("bottom deal") sono termini tecnici che portano ad una sola conclusione: attenti, signori, quando 'smazzano' sparigliando le carte sul tavolo, potrebbe esserci il trucco. Ma spesso, a giocare di (M)azzardo, si finisce col ritirarsi a casa a mani vuote.
LA PAURA FA '90' — Abbandoniamo per un attimo la nostra digressione sul panno verde e torniamo al più familiare rettangolo da calcio.
Bando agli scenari 'post-apocalittici' legati alla conferma o meno di Mazzarri, valutiamo quale potrebbe essere il beneficio di perdere un allenatore che sente di aver dato ormai tanto, se non tutto, alla causa.
Senza nulla togliere alla mirabile opera di cementificazione di un gruppo tuttavia capace, non dimentichiamolo, di farsi maciullare dall'ignoto Viktoria Plzeň (è il caso di dire che la gatta, per essere frettolosa, fece i figli 'c(i)echi'. Scusate il gioco di parole: è pessimo, lo so, ma al pensiero il sangue ancora mi ribolle), c'è da considerare l'idea che il primo ad avere dubbi sulla possibilità di esprimersi ancora ad alti livelli in azzurro sia lo stesso trainer da San Vincenzo. D'altronde, 'barattare' una Champions con un campionato decisamente più 'agevole' con l'Inter (qualora questa possibilità dovesse avverarsi) non è cosa da tutti: ben più arduo (e dunque 'spaventevoso') puntare a Scudetto e coppa col Napoli. Napoli che, dal canto suo, in caso di divorzio sarà chiamato a dimostrarsi grande a prescindere da chi l'ha guidato sino agli ultimi 90 minuti contro la Roma.
EUROPA, UN MITO DA SFATARE — Volendo continuare il gioco delle ipotesi, il prossimo traghettatore potrebbe uscir fuori da un'urna copiosa e strabordante di nomi. Molti dei quali, curricula alla mano, con una discreta o significativa esperienza in Europa (Benitez, Mancini, Bielsa e chi più ne ha più ne metta). Il che non guasterebbe affatto, specie se si ripensa agli spettri di quel fatidico San Valentino prima del quale, ammettiamolo, il "Gambrinus" era per noi tutti un bar dai gelati memorabili e non certo una lega di calcio.
"Dalla Belle Époque in poi passarono, nelle sale dorate del café di Piazza Plebiscito, personaggi illustri d'ogni tempo e paese, diventati poi clienti affezionati: Gabriele D'Annunzio, Oscar Wilde, Benedetto Croce, Eduardo Scarpetta, Totò e i De Filippo, fra gli altri". Proprio come il Napoli vuole tornare ad essere frequentatore abituale delle competizioni che contano. Insomma, c'è tanta voglia di imporsi e un cambio sulla panchina, in fondo, potrebbe anche rientrare nell'ottica di un rinnovamento storico. Un po' come la nuova 5 euro: consistenza più tangibile, contorni in rilievo, e Europa indelebilmente impressa sulla sua trama.
CI SIAMO (SI SPERA) — Nell'ultima conferenza stampa è stato lanciato un messaggio chiaro: "Parlerò, come sempre vi ho promesso, dopo la gara all'Olimpico". Da un lato l'apparente fermezza del mister, dall'altro il suo (W)alter ego non ben decifrato e distinguibile che aleggia sulla panchina di Fuorigrotta, ondeggiano come una spada di Damocle sulla aspettative di società e tifosi.
Se si vogliono mettere su "5 anni cazzuti" occorre (ri)partire subito da delle risposte concrete. Quali che esse siano. Che il mister dichiari più o meno serenamente di voler rimanere o preferisca cambiare aria, a conti fatti, poco importa. Quel che più conta è che la scelta sia quanto mai definitiva (basta coi cigolanti contratti monoannuali), se non altro per rispetto dei tempi: giugno è alle porte e, con esso, da lì a poco, anche ritiro e mercato.
Inutile prendersi in giro: dalle decisioni del tecnico dipenderà la programmazione della prossima stagione e, conoscendo la lungimiranza di 'Don Aurelio', c'è da scommetterci, anche dei campionati venturi.
De Laurentiis, il presidente del domani. Mazzarri, l'uomo del "poi saprete". In attesa che arrivi l'oggi e finalmente svelino a noi tutti ciò che si son bisbigliato segretamente fino a ieri.
*¹"Nel Poker, il termine 'tilt' indica lo stato mentale in cui versa un giocatore dopo la perdita di un’importante mano in cui magari era favorito; a volte, tale, stato può essere provocato dalle azioni di un altro concorrente. Il tilt in molti casi può costare davvero caro, ed è quindi fondamentale riuscire a tenere a bada la propria emotività per non rischiare di commettere azioni pericolose, guidati dalla rabbia e non dal ragionamento".

