Un collega dell'ansa mi ha chiesto: ma il canale ufficiale di un club non dovrebbe limitarsi a spiegare ai tifosi quello che accade, invece di farsi portavoce della spinta contraria, dello stimolo opposto? Domanda che ci sta ma che mi ha sorpreso. Perché proprio noi giornalisti tendiamo a ingabbiarci? A ingessarci? Al momento della famosa preghierina, non c'era ancora un concetto definitivo da spiegare, perché la decisione spettava al presidente Berlusconi e non era ancora stata presa. Anzi, quella preghiera è l'intuizione che forse lo spazio, anche temporale, per far nascere l'implorazione e perché venisse magari anche accolta, poteva esserci. E qui arriva quello che credo sia il nostro mestiere. Se la sensazione è consistente e il momento è quello giusto credi nel tuo prodotto e fai, peraltro, qualcosa che a livello mediatico viene ripreso globalmente rimpolpando la notizia e il dibattito attorno ad essa. Eppoi, scusate, una preghierina non è una protesta, non è una tirata per la giacca. Credo sia qualcosa di rispettoso, anche se accetto la critica che mi è stata fatta che si prega per le cose serie e non per il calcio. In ogni caso, per essere chiari, credo che la corporazione debba rivedere il suo concetto di Club Channel come di qualcosa di finto, di plastificato, paragonabile più ad un house organ che ad uno strumento di comunicazione con un suo flusso e una sua energia. Nelle trasmissioni del Canale rossonero, come in quelle degli altri canali colleghi, i messaggi dei tifosi contengono da sempre anche critiche molto dure a tutti, noi in primis, e poi i dirigenti, l'allenatore, la squadra. Il post-gara di una partita persa è trincea allo stato puro. Insomma, cari colleghi, c'è vita vera sul pianeta dei "tematici". Nella parola Milan di Milan Channel, così, come in quelle di Inter, Juventus e Roma, c'è assolutamente la società, ci sono certamente i giocatori, ma anche i tifosi. E se i tifosi hanno un cuore che in un certo momento della loro vita batte non tanto per un giocatore ma per il destino legato ad esso e per i valori che incarna, un prodotto editoriale vero, fatto di un anima e di sangue che scorre, lo rappresenta e lo porta a destinazione. Poi, sia chiaro, Milan Channel non ha fatto assolutamente niente. Una preghiera non costa niente. E' costato e costerà molto di più a Silvio Berlusconi rispondere alla preghiera...
Strane tendenze in casa nerazzurra: fulminee sulle cessioni e traccheggianti sugli acquisti. Una estate fa, Eto'o (nonostante le smentite, le vergini non abitano più sul pianeta e tantomeno nel calcio) venne ceduto in un amen. Si passò in un baleno dalle voci alla firma. Senza tragedie e con tanti applausi mediatici per lo strabiliante affare economico. Sugli acquisti invece, il piede non è così schiacciato sull'acceleratore. Lavezzi viene dato da tutti per scontato e invece va a Parigi, Isla viene dato per acquisito dalla voce autorevole e professionale di Biasin e invece va alla Juventus. Stesso traffico sulle comproprietà: sulla metà parmense di Giovinco ecco l'Inter, così come sulla metà clivense di Acerbi. Due giocatori che potrebbero poi finire altrove. La sensazione è di un mercato attivissimo: ma di mosse e di movimenti, più che di firme e contratti. Palacio, evidentemente, a parte. Guarin, invece appartiene al mercato di Gennaio, non a quello estivo. Far apparire lo stesso giocatore su due mercati diversi, sarebbe da illusionisti. Ecco, in attesa dei colpi veri (Handanovic e Lucas graditissimo a Stramaccioni), è il movimentismo spinto il comune denominatore del mercato dell'Inter. Più ombre e sensazioni, che operazioni effettive. Insomma sarebbe da brevettare, è un modo tutto nuovo di fare il mercato. In fondo, non costa moltissimo.
Adesso ci si mette anche Julio Cesar. Arriva Handanovic? Attenzione, a Milano sto benissimo. E' un po' quello che è accaduto sull'asse Lucio-Silvestre. Lucio voleva andare via, poi però ci ha ripensato. L'Inter invece sembra rimasta dello stesso avviso e il Club nerazzurro avrebbe mandato alcuni importanti messaggeri a proporre il giocatore a varie squadre, ad esempio in Turchia, ma non solo, anche senza prevedere un conguaglio per il cartellino. Ma Lucio fa richieste economiche importanti e allora Silvestre rimane in stand by. Con Ranocchia, invece, sicuro di rimanere a Milano. Anche qui, vorrei ma per il momento non posso. Intanto il tempo passa, e le luci mediatiche dei riflettori sono accese solo sugli altri. Bella la vita.
Come la mettiamo, caro Gigi? La domanda è diretta a Gigi Buffon. Immagino, conoscendo la rara ed estremistica coerenza del personaggio, che ridirebbe le stesse cose. Ma adesso che si profila il secondo crocevia biscottato nel giro di otto anni sulla strada della Nazionale azzurra agli Europei, largo al senno di poi. Con quella storia dei due feriti e del moto, non è che la nemesi ce la siamo procurata da soli? E che non veda l'ora di riservarci un altro sorriso beffardo dopo il 2-2 dei salmoni in Portogallo...Mah! E' certo che ci sono stati dei momenti di comunicazione, dal ritiro di Coverciano fino a Cracovia, in cui la Nazionale ha abdicato rispetto alla propria essenza e alla propria natura. Un po' come accade all'evento nazional-popolare per eccellenza, il Festival di Sanremo, in cui ad un certo punto si parla di tutto tranne che delle canzoni in gara. A tratti è successo anche prima e durante questo Europeo, con i due feriti meglio del morto e le escursioni omo-metro...Le interviste o le conferenze in alcuni momenti cruciali devono servire a concentrarsi, a compattarsi, non a distrarsi...Altrimenti poi il rischio è che rispunti, inesorabile, la nemesi.


